I mussulmani di Senigallia chiedono al Comune aiuto per una Moschea

27/05/2012 - I fedeli mussulmani si sono dati appuntamento a San Rocco per incontrare il sindaco Maurizio Mangialardi. La prima esigenza della comunità mussulmana, che ha Senigallia conta circa 1000 fedeli, è la costruzione di una moschea. Il Sindaco ha dato la disponibilità per trovare un luogo adatto.

L'incontro è stato organizzato dai due consiglieri stranieri aggiunti del comune di Senigallia e dal consigliere straniero aggiunto della Provincia di Ancona.

Oggi i mussulmani celebrano il luogo di culto in due piccoli locali che hanno in affitto. Vorrebbero costruire o adibire a luogo di culto un solo luogo, ma più grande. Il locale, dicono, avrebbe anche una funzione sociale come centro di aggregazione e culturale. I mussulmani di Senigallia sono molto grati alla città che si è sempre dimostrata accogliente.

All'incontro hanno partecipato anche gli assessori Volpini e Schiavoni e l'ex sindaco Luana Angeloni.

Il sindaco Maurizio Mangialardi ha promesso di iniziare un percorso per identificare un luogo dove una moschea possa essere costruita, o un altro edificio che possa essere adibito a questo uso. Le spese però, il sindaco è stato chiaro, devono essere a carico esclusivo dei fedeli.
Nel frattempo i luoghi del comune, come ad esempio San Rocco, sono a disposizione della comunità mussulmana proprio come sono a disposizione di tutti i cittadini nei modi e nei tempi previsti dai regolamenti del comune.








Questo è un articolo pubblicato il 27-05-2012 alle 20:56 sul giornale del 28 maggio 2012 - 6583 letture

In questo articolo si parla di michele pinto, auditorium san rocco, politica, mussulmani

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/zC6


Commento modificato il 27 maggio 2012

Ogni due-tre anni la questione si ripropone.
In linea di massima non sono contrario: ognuno dovrebbe avere degli spazi di culto.
La questione potrebbe essere ,per qualcuno, che nel passato anche recente una minoranza di moschee (inteso come comunità) ha fatto poco per isolare alcuni facinorosi.
Ma si sa,in tutte le famiglie c'è qualche testa calda.
Qualcuno invece è spaventato dal fatto che soprattutto comunità di fede musulmana ha stentato ad integrarsi o ha fatto di tutto per non farlo: il caso di Hina Saleem a Brescia è stato un esempio.
Ma lì era la famiglia,non la comunità, che ha sbagliato.
Mi auguro per la comunità senigalliese che mai accadano certi problemi in futuro.
E che intraprenda la strada di netta separazione tra religione e comunità e leggi civili.

Paul Manoni

28 maggio, 04:35
"Le spese però, il sindaco è stato chiaro, devono essere a carico esclusivo dei fedeli."

La totale assenza della Laicità nel nostro paese, di cui le cronache di questi giorni dimostrano ampliamente (si legga il nuovo libro di G. Nuzzi), permette a tutte le religioni di questo pianeta di avanzare richieste di denaro pubblico.

Fermo restando che ai cristiani cattolici vengono sostanzialmente "regalati" 6 MILIARDI di euro all'anno di soldi pubblici (http://www.icostidellachiesa.it/), una richiesta di costruzione di una moschea da parte della comunità islamica, con altrettanti finanziamenti pubblici, non vedo su che basi possa essere respinta, senza la violazione palese del principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini.

Per evitare di fare questo "figli e figliastri", sarebbe oltremodo opportuno che lo Stato e le istituzioni, SMETTANO di finanziare religioni, applicando quello che e' il Principio di Laicità, e tenendosi equidistante da tutte quante. In particolar modo quando si tratta di finanziamenti da concedere con i soldi dei contribuenti TUTTI (anche quelli che non credono), in un periodo di manovre economiche LACRIME&SANGUE.

Non e' un caso se il primo emendamento Americano (non il secondo o il terzo, ma il PRIMO!!), NEGA qualsiasi finanziamento da parte dello Stato alle religioni. I padri fondatori americani, avevano ben capito la differenza tra "diritto di culto" e "VERA separazione tra Stato e Chiesa". Faccenda che ovviamente, nel nostro paese dove si invocano i Santi (pure Subito!!) per le protezioni da terremoti ed innondazioni, deve essere sfuggita.

Bene il Sindaco e la sua uscita in pieno stile garibaldino, "Chi ha un dio se lo preghi, e chi ha un prete se lo paghi". Ma per una questione di coerenza e di principio, personalmente mi aspetto che quando "altre" (la solita soprattutto) religioni veranno a bussare ed a tirarlo per la giacchetta, per chiedere soldi (ad litteram, per qualcuno definiti "sterco del diavolo"), risponda con la stessa, medesima frase di cui sopra, che e' bene ripetere e mettere in chiaro:

"Le spese però, devono essere a carico esclusivo dei fedeli."

P.S: Evitate di rispondere a questo mio commento facendo appello alle solite trite argomentazioni come le inconsistenti "radici cristiane", i "valori non negoziabili", o altri sfoghi identitaristi e xenofobi che negando di fatto qualsiasi possibilità di integrazione a chi proviene da altri paesi con culture e religioni diverse.

andrea

28 maggio, 07:54
Commento sconsigliato, leggilo comunque

Come in effetti ricorda Manoni qui il sindaco crea figli e figliastri con la frase dell'autofinanziamento. Mentre la nostra (vostra) Chiesa Cattolica poppa dalla mammella dello Stato (come altre religioni), qui si afferma il principio laico (e sacrosanto) che la religione, il prete e il luogo di culto, deve essere autofinanziato dai fedeli.

Licurgo

28 maggio, 10:52
Sui tre monoteismi abramitici io la penso così: ci dovrebbe essere un unico luogo per cattolici, musulmani ed ebrei da spartirsi per le funzioni nei loro tre giorni comandati; negli altri giorni si possono accordare per le attività quotidiane turnando gli orari o dividendosi le stanze.
Così si risparmiano spazi e si insegnano a queste tre religioni tendenzialmente litigiose tra loro a imparare la tolleranza reciproca convivendo, così poi impareranno cos'è quando ne parlano e ne sparlano a noi laici.
Per protestanti, buddisti, induisti o culti orientali in genere il problema non c'è, essendo tendenzialmente più tolleranti; capita già in Italia a quel che mi hanno detto che gli adepti di queste religioni usino luoghi di altri o comuni con altri, come qualsiasi associazione.

E per noi atei niente? anche noi razionalisti vorremmo un luogo per riunirci e fare discussioni e confrontarci sui nostri valori, non è che c'è discriminazione verso i razionalisti no?

Antonio

28 maggio, 17:00
@ Andrea Cesanelli.

Da ateo non capisco la tua proposta, nel senso che non capisco di cosa 'noi atei' (già sentirci accomunare, un po' come dire 'noi cristiani' o 'noi musulmani' mi fa un po' sorridere) dovremmo parlare e di quali valori, visto che ogni ateo ha i suoi in relazione alle sue idee politiche, alla vita sociale, e all'esperienza personale; anzi mi sembra quasi uno scimmiottamento delle religioni.
Se uno ama la filosofia per discutere di massimi sistemi etici esistono associazioni in merito, oppure le si possono fondare e chiedere poi uno spazio, anche se, per il numero che si raggiungerebbe (quanti atei ci saranno a Senigallia che vogliono passare una sera a settimana a parlare di ateismo? Credo pochissimi), basterebbe una stanzetta di una casa privata!
I diritti fondamentali non si basano sui numeri di chi li reclama, questo è certo, ma la richiesta e la concessione di spazi sono per forza proporzionati ai numeri dei praticanti, e i musulmani sono molti più degli atei che amano confrontarsi sul loro ateismo, cosa peraltro che non capisco bene, da materialista, cosa possa portare.

Shlomo Yehuda

28 maggio, 18:55
@ Bogoni.

Falso. In quasi tutti i Paesi musulmani ci sono chiese cristiane e cattoliche.
Fa eccezione l'Arabia Saudita, luogo sacro all'islam per la Mecca, ma la cui assenza di chiese è stata pagata con un accordo petrolifero; d'altronde in Vaticano, che è formalmente una teocrazia,non ci sono moschee...

Quali altri Paesi (a parte Afghanistan sotto i talebani e Somalia, che è considerata dall'ONU una società senza Stato per la situazione interna) ti risultano fare eccezione?

Non è possibile né giusto impedire ai musulmani di avere luoghi di preghiera, ma a Senigallia da quanto leggo ci sono già spazi dediti a questa funzione. La Moschea, diversamente, è un centro socio-politico-culturale, quindi non può entrare nella categoria dei "luoghi di culto", non essendo esclusivamente un luogo di preghiera, cioè non è corretto parlare di "chiesa" musulmana, ma di luogo che ha nell'islam la sua funzione e le sue norme.

Io mi preoccuperei di altre questioni più importanti: in questi luoghi vige la Legge e il Diritto italiano o la Sharia? In questi luoghi la donna è considerata alla pari dell'uomo? In questi luoghi c'è discriminazione verso gli omosessuali? In questi luoghi vengono accettate le leggi che regolano la nostra vita quotidiana da occidentali?

Sull'autofinanziamento sarei molto cauto: è risaputo che gran parte delle moschee sono finanziati da Governi musulmani, in particolare da quello dell'Arabia Saudita, che perciò ha il diritto di imporre i suoi imam.

A Daniele Sole dico che tenendo conto della tradizione musulmana multisecolare di non distinguere religione, tradizioni, cultura, vita sociale e politica, mi sembra più importante che l'Amministrazione si informi bene per operare queste distinzioni e stia molto attenta a non incoraggiare la politicizzazione. Non vorrei, come leggo dai commenti precedenti che la Moschea diventasse una scusa e uno strumento per attaccare la religione cattolica.

Paul Manoni

29 maggio, 03:52
@Licurgo
La tua proposta e' semplicemente inattuabile sotto ogni punto di vista. Primo tra tutti, il fatto che le due religioni in questione non hanno nessuna intenzione di condividere spazi.

@Andrea
Ti sei sniffato le corcchette del gatto o cosa?
La mia unica esigenza di non-credente, e' solo una seria applicazione del Principio di Laicità nel in questo paese. Per il resto ho una coscienza che non delego a terzi, quindi non ho bisogno che lo Stato mi "regali" chisssà che cosa.
Soprattutto perchè come dice anche Antonio, e parafrasando il più famoso non-credente del nostro tempo, "vedere gli Atei uniti sulle stesse opinioni, e' come vedere dei gatti che cacciano in branco".

@marco bogoni baviera
Con questo tuo commento hai evidenziato due cose. La prima e' che non conosci praticamente nulla di ciò che c'e' al di là del tuo giardino di casa. La seconda e' che tu sei il primo ad abbassarti, allo stesso (bassissimo) livello di chi eventualmente non ti vorrebbe concedere quello che e' un diritto umano (libertà di culto...preghiera). Volendo comportarti come questi infatti, dimostri di prendere come "esempio" e punto di riferimento, qualcosa che non può dirsi civile nella società moderna occidentale, ed imitandolo, dimostreresti di non essere tanto civile nemmeno tu. Riflettici.

@Antonio
Concordo tutto ciò che hai detto, compresa la punteggiatura. ;)

@Shlomo Yehuda
In Arabia Saudita, il problema non e' che non fanno costruire chiese. Il problema e' che non c'e' libertà di culto, come non c'e' un riconoscimento dei diritti umani. Per l'Apostasia per esempio c'e' la pena di morte...Questo e' un problema ben più grande del fatto che non ci sono luoghi di culto (!).

@Riccardo
A Senigallia ci sono spazi inadeguati per la comunità islamica. I mussulmani chiedono di poter costruire una moschea (luogo di culto). Il fatto che possa essere anche un luogo di "aggregazione" (non socio-politico-culturale), non vedo cosa possa cambiare. Anche le chiese cattoliche hanno i loro luoghi di aggregazione. Gli oratori per esempio. Nelle Marche peraltro, ampiamente finanziati con 450mila euro (denaro pubblico..Di tutti!)che le diocesi incassano ogni anno.

Alle domande che poni, rispondo nell'ordine:
-La legge italiana prevale su ogni cosa e soprattutto non riconosce nessuna Sharia. Non siamo in GB.
-Ne dubito fortemente, e la trovo una cosa deprecabile sotto ogni punto di vista. Il Principio di Ugualgianza costituzionale, prevede un'Uguaglianza anche tra donne e uomini, a prescindere dalla cultura o dalla religione di appartenenza.
-Presumo di si. Ma forse dovresti porti la stessa domanda se pensi alla Chiesa cattolica. C'e' discriminazione degli omosessuali nella Chiesa?
-Nei limiti imposti dalla legge civile del nostro paese, i mussulmani possono fare ciò che vogliono.
Occorre vigilare affinchè l'integrazione di diverse culture, avvenga con ragione e buonsenso. Non imporrei una "legge occidentale" alla quale omologare gli individui, nemmeno ad un occidentale stesso, se capisci cosa intendo. Evita quindi di avvinghiarti alla tua cultura personale...Altrimenti diventa identitarismo, che e' in antitesi a qualsivoglia integrazione tra diverse culture.

Che occorra vigilare e guidare l'integrazione dei singoli, a prescindere dalla loro cultura di appartenenza, ed andare incontro alle esigenze dell'individuo, non dell'intera cultura. Non bisogna fare di goni erba un fascio...Ci sono sicuramente degli immigrati che se ne fregano della religione e dellle moschee senigalliesi.
Per la preoccupazione che hai circa la religione cattolica, ritengo che questa sia bravissima ad attaccarsi anche da sola. Allo stato attuale, la suddetta rappresenta a malapena il 18% dei cittadini italiani, sia nella pratica del culto, che anche a livello politico.
Semmai ricordati che il Principio di Laicità, permette la convivenza pacifica e civile di tutti i cittadini, siano essi cattolici, mussulmani, indù, non-credenti o buddisti. Uno Stato equidistante da tutte le religioni e convinzioni individuali dei cittadini, permette questa convivenza. Uno Stato che pretende di mettere in pratica il suo Principio di Uguaglianza, come gli animali della fattoria di Orwell (!), e' destinato inevitabilmente ad alimentare conflitti interni tra gli stessi appartenenti a quello Stato.
L'anomalia e' uno Stato che finanzia una sola religione, non uno Stato che non ne finanzia nessuna.

@Antonio la mia era una boutade, detto questo è ovvio che chi non ha una fede trascendente ha, pur nelle diversità politiche e filosofiche, dei valori e delle priorità comuni, uno tra tutti il rspetto della vita che per chi è consapevole con coraggio che ne esiste una sola, questa, non può che avere il massimo valore.
A differenza di chi crede che, a livello teorioco (ma la storia ci ha dimostrato anche a livello pratico) considera questa vita come una brutta copia di quella che ci sarebbe dopo morti tanto che ancora il cardinal Marcinkus negli anni '80 dichiarava: "per noi uccidere non è un male, perché con la morte si libera l'anima da un corpo".

Detto questo ribadisco che la mia era una boutade per far sentire che oltre a musulmani, ebrei, induisti, pagani e buddhisti ecc. ecc. ci sono anche molti areligiosi e razionalisti (chiamati col termine improprio atei che è come se i cristiani venissero chiamati azeus o abuddhisti, un nonsense discriminativo e offensivo) ma essendoci molti non credenti è giusto rimarcarne la presenza e come memrbo dell'uaar senigalliaese ti assicuro che un luogo per incontrarsi e discutere delle iniziative civiche e culturali non farebbe male anche se non è indispensabile.

Tutto questo per far notare la discriminazione di cui spesso gli atei sono fatto oggetto, non dimentichiamo che una frase di riflessione proposta sui bus genovesi è stata CENSURATA dalla lobbye cattolica di questo paese (cercare bus genova slogan uaar) e il lavoro per insegnare a questo paese la tolleranza e la apertura mentale (che è una ricchezza per tutti non solo per le minoranze osteggiate e discriminate) è ancora lungo, certo gli atei parteciperanno a questo lavoro di crescita civile e sociale.

Licurgo

29 maggio, 10:57
@ Manoni

Se non ne hanno intenzione, la politica esiste anche per essere coercitivi dove è necessario, altrimenti sarebbe etica individuale...ma sappiamo che la politica preferisce 'accontentare' che farsi rispettare.

Shlomo Yehuda

29 maggio, 11:20
Guarda Paul Manoni che sono assolutamente d'accordo con te!
Semplicemente rispondevo a Bogoni che parlava di chiese.

Paul Manoni

29 maggio, 18:16
@Licurgo
La politica non deve essere coercitiva, ma propositiva. E' per una questione tutta appartenente alle religioni, che non e' possibile fare in modo che queste codividano gli stessi spazi. Altrimenti e' ovvio che basterebbe utilizzare una parrocchia che non viene più utilizzata da nessun fedele cristiano cattolici, e adibirla a luogo di culto islamico. Avrebbe quantomeno un senso.
In Francia, si sono posti lo stesso identico problema, trovando una soluzione semplice. Non costruiscono moschee, proprio perchè non costruiscono più nemmeno chiese (d'altra parte, con il misero 4% di cattolici praticanti, e' una decisione ovvia). Ma questa decisione, non e' una decisione politica propriamente "Laica", ma proprio "coercitiva", perchè tende a limitare lo spazio della religione islamica (e quindi la libertà di culto), che a differenza di quella cattolica, e' in costante crescita. Risultato: Rivolta nelle banlieu parigine, ed islamici (cittadini francesi da 3 generazioni almeno) che reclamano i loro diritti.
Non funziona così. Occorre andare incontro alle esigenze di tutti, ma occorre farlo proprio come mi sembra che il Sindaco abbia inteso. Ossia andando incontro alle esigenze di nuovi culti, ma senza che lo Stato o l'Amministrazione si prenda la briga di finanziare o costruire lei stessa in prima persona i luoghi di culto.
I fedeli sono i primi a beneficiare di questi luoghi di culto o di aggragazione, quindi devono essere i primi a mettere le manine nel loro prtafoglio e sponsorizzarsi il loro luogo di preghiera. Vale per gli silamici, come vale per i cattolici o altri.
E' accontentando ed andando incontro alle esigenze di tutti i cittadini, anche su questioni che non hanno nulla a che vedere con la religione, che una politica diventa una buona politica, e riesce a farsi rispettare.
Il multiculturalismo ha evidenziato delle grosse lacune, proprio perchè ha facilitato l'emanazione di leggi in favore di intere culture che si sono rivelate dei grandi contenitori sostanzialmente vuoti. Non e' una intera cultura "tunisina", "araba", "egiziana", "nigeriana" o "cinese" che dobbiamo riconoscere. Altrimenti c'e' il rischio che i singoli individui che diventano cittadini del nostro paese, finiscano per "uscire dalla porta" di una cultura da cui evidentemente fuggono, per "rientrare dalla finestra" della stesssa cultura che si ritrovano, in quello che e' il loro nuovo paese. Il nostro. Capisci perchè il multiculturalismo abbia portato parecchi guai. Gli immigrati, finiscono per essere ghettizzati, etichettati e quindi emarginati, proprio perchè appartenenti a quella che lo Stato ridefinisce "una stessa cultura di apaprtenenza". L'individuo va messo al centro di ogni decisione...E' ovvio quindi che serva un'etica individuale. Dopotutto se deleghi ad altri, ed in questo caso allo Stato, o alla tua religione, di importi una loro etica, cosa te ne fai della tua perosnale!?

@Shlomo Yehuda
Si, si. Non c'era una vena polemica nel mio commento di risposta al tuo. ;)

radom Utente Vip

29 maggio, 19:14
Tanto gli extracomunitari non votano, quindi tutte chiacchiere.....

Paul Manoni

30 maggio, 02:53
@radom
Io non ne sarei tanto sicuro. Tantopiù se pensi che molti hanno ottenuto giustamente la cittadinanza, e che a distanza di pochissimi anni, queste persone potrebbero fare figli che a tutti gli effetti sono da considerarsi italiani.
Ma a prescindere da questo, ti sbagli di grosso se pensi che per riconoscere dei diritti ad un individuo, serva che abbia diritto di voto.
Il tuo e' un ragionamento che se non fosse contestualizzato in una mentalità da "vox populi" e "panem et circenses", ci sarebbe di che spaventarsi di brutto..!
Concedersti per esempio il diritto ad un giusto processo, solo a chi ha accesso alle cabine elettorali o il passaporto italiano forse???
...Andiamo bene!! Oo