Cassazione, Paradisi: 'Io mi assumo le mie responsabilità, loro pagano con i soldi pubblici'

roberto paradisi 3' di lettura 29/05/2012 - Faccio una premessa che ritengo utile per comprendere con quale animo i nostri amministratori intrattengono rapporti istituzionali.

Non si è mai vista un’Amministrazione comunale attaccare, come nel caso del sottoscritto, un consigliere di opposizione. La circostanza è sintomatica: evidentemente il Coordinamento Civico dà particolarmente fastidio al potere locale. Quando poi l’attacco è portato strumentalmente attraverso la pubblicazione, a modo di comunicato trionfale, di una sentenza per divieto di circolazione di 70 euro, il tutto diventa grottesco.

La Cassazione, come ha fatto sapere al mondo il Comune di Senigallia, ha dato torto al consigliere Paradisi e, dopo due sentenze di merito che gli davano ragione, lo ha condannato a pagare la multa (70 euro!) e 1.100 euro di spese legali. Sia chiaro: pagherò immediatamente ciò che devo pagare. E lo farò aprendo il mio portafogli. Quando decido di intraprendere una strada giudiziale ritenuta giusta (e, oggi come ieri, continuo a ritenere che era profondamente giusta), me ne assumo la responsabilità. A differenza di questi signori che si fanno forte di un particolare di non poco conto: quando loro perdono pagano con il portafogli dei cittadini e personalmente non rispondono mai. Voglio però chiarire tre punti. Il primo: non sono stato io a creare la grancassa mediatica per una piccola multa per divieto di circolazione (quando si prende una multa ritenuta ingiusta, non si va dai vigili a chiedere di archiviarla – come pure è stato fatto a Senigallia da chi ne aveva il potere – ma o si paga o si contesta in termini di legge). La grancassa l’ha creata l’Amministrazione Angeloni (di cui Mangialardi era ed è il delfino) cercando di utilizzare nel 2005 quel procedimento per farmi fuori dal consiglio comunale in quanto “incompatibile”.

Una vergogna che non passò e lo scontro in aula perso dalla Angeloni,, come ovvio, rimbalzò sui giornali destando curiosità su quel poco significante ricorso. Il secondo: l’Amministrazione ha scritto che io avrei spinto a mano lo scooter per “tutta” l’area pedonale. Una mistificazione in stile bulgaro, raccontata ad arte per far perdere di credibilità la versione veritiera del sottoscritto. Come è stato dimostrato, avevo spinto lo scooter per meno di dieci metri: dall’angolo di piazza Simoncelli (dove non c’è area pedonale) all’angola tra via Armellini e piazza del Duca, sotto il civico 109, dove avevo l’ufficio. I fatti non erano in discussione nel processo. Ogni diversa versione è falsa. Il terzo punto: la Cassazione ritiene (contrariamente a due giudici di merito, di cui uno del Tribunale) che spingere uno scooter a mano per pochi metri sia equiparabile a circolare in area pedonale e quindi a violare le finalità della norma (inquinamento acustico, atmosferico e pericolo per i pedoni).

Se è vero che le sentenze si rispettano (e si eseguono), è anche vero che ogni cittadino potrà valutare se era più di buon senso la pronuncia dei due giudici di merito (che non hanno fatto pronunce “fuori dalla legalità” ma hanno diversamente ragionato giuridicamente) o se è più di buon senso la sentenza della Cassazione. Io continuo a ritenere che spingere un ciclomotore a mano non crea inquinamento e non mette in pericolo i pedoni. Nel mio ricorso avevo chiesto, in base a questo ragionamento di buon senso, che la norma fosse applicata non in senso letterale ma salvaguardando il fine che la stessa si pone (procedimento interpretativo previsto dalle pre-leggi contenute nel codice civile).

Ognuno si faccia la propria idea. Resta però un punto fondamentale: perché Mangialardi, Ceresoni e compagni quando perdono le cause azionate temerariamente non mettono mai mano al loro portafogli?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-05-2012 alle 15:13 sul giornale del 30 maggio 2012 - 2192 letture

In questo articolo si parla di roberto paradisi, politica, coordinamente civico

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/zGV


Iperbole Paradisiana! Allora secondo il ragionamento di Paradisi se io vado in giro con una canna in tasca non vuol dire che sono assuntore della sostanza, oppure se in macchina guido con una cassa di birra non vuol dire che bevo, oppure se mi piace andare in giro con un coltello in tasca (in regola) non vuol dire che lo uso. Ma chissà come mai in tutte queste infrazioni (e tante altre) vengo giudicato "colpevole" lo stesso. Si, è un processo alle intenzioni, ma è abbastanza normale in italia per tanti altri reati ridicoli.

Per quanto riguarda le spese pagate dal comune (e quindi i cittadini) sono d'accordo. Sarebbe da estendere il concetto a tutti gli amministratori e politici italiani che con le loro politiche creano danni enormi. Allora ecco che Berlusconi dovrebbe pagare il debito creato, Prodi idem, la Russa in galera per i militari mandati a morire in guerre inutili (anzi, se le pagasse di tasca sua le guerre) ecc...

Insomma, iperboli paradisiane.

Un buon avvocato sa bene come rigirare la frittata!! La legge vale per tutti e non solo per i più deboli. Un povero cristo primo avrebbe rispettato la Legge, secondo, se sanzionato, avrebbe pagato la multa senza fare tante polemiche, terzo non aveva i soldi da buttare e tempo da far perdere alle istituzione per contestare ed attaccarsi a dei cavilli. Credo che stia recependo molto bene l'insegnamento dei nostri politici: la Legge vale solo per i poveri cristi ma non per i Furbi che stanno rovinando quel minimo di credibilità rimasta alla politica.
Piero

ghost Utente Vip

30 maggio, 21:00
Mi sembra un vecchio adagio di Andreotti: "per qualcuno le leggi si interpretano". E lei voleva che fosse interpretata. Su questo non sono d'accordo.

Lo sono invece sul resto. A che serve tutta questa campagna mediatica per una semplice multa?

E come mai i solerti amministratori quando perdono non pagano di tasca propria?

radom Utente Vip

31 maggio, 19:07
Continuo a pensare che la Cassazione abbia preso una nuova cantonata, non sarebbe la prima. Una delle sezioni sentenziò in un caso di stupro che la vittima fosse consenziente perchè indossava i jeans, e poichè tutti sanno che un paio di jeans attillati non possono essere sfilati a forza, ecco qui che il reato non poteva esserci.

Per il resto sembra una commedia dell'assurdo, per una violazione al codice della strada si sta facendo un casino eccezionale. A questo punto mi sorge un dubbio, non sarà che il ricorso in cassazione sarebbe stato inoltrato anche se non si fosse trattato dell'Avv. Paradisi? Per il semplice motivo di non far passare un principio che avrebbe aperto la strada a chissà quanti ricorsi?

E l'insondabile profondità della mente umana che ci lascia sconvolti.