Vallesina sempre più tagliata fuori? Ora è a rischio l'aereoporto di Falconara

aeroporto 22/08/2012 - Secondo notizie diffuse dalla stampa nazionale rischia di saltare anche l’aereoporto di Falconara, utilizzato ovviamente dai cittadini jesini e non solo che per vacanza o lavoro viaggiano all’estero. I motivi sono sempre i soliti: razionalizzazione delle spese; le conseguenze anche: riduzione dei servizi ai cittadini.

Il piano che il Ministro Passera avrebbe predisposto con l’Enac e tre società di consulenza prevede che degli oltre 60 aereoporti italiani ne restino solo poco più della metà: 40 poli, come vengono definiti nel progetto, che sarà presentato al tavolo del Consiglio dei Ministri di venerdì. Per la struttura di Falconara sarebbe prevista la trasformazione ad uso esclusivamente cargo, salvaguardando almeno le funzioni integrate che dovrebbero svilupparsi con l’Interporto di Jesi.

Sicuramente dopo le decisioni prese dal Governo su Tribunale e Giudice di Pace, dopo i ritardi sulla realizzazione del nuovo ospedale ed i tagli previsti sul piano dei servizi sanitari questa ulteriore possibile iniziativa di risparmio andrebbe ad impattare ulteriormente sull’economia del territorio penalizzando in primis il turismo, rendendo la regione e la Vallesina ancor più difficilmente raggiungibile dall’estero, ma anche le imprese che all’estero cercano una valvola di sfogo alla crisi imperante sul mercato interno.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-08-2012 alle 09:26 sul giornale del 23 agosto 2012 - 1309 letture

In questo articolo si parla di attualità, falconara, aereoporto, paolo picci

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gianpietro Migheli

22 agosto, 13:21
Non mi stupisce questa notizia ma allo stesso tempo mi da rabbia.
L'aeroporto di Falconara è da molto tempo con i servizi ridotti all'osso: basti pensare ad esempio che su 4 banchi di controllo dei passeggeri ne è sempre funzionante uno solo, anche quando ci sono due imbarchi in contemporanea, allungando di molto i tempi di attesa dei passeggeri.
Poi, confrontando le tariffe degli operatori low cost, le tasse relative ai voli da e per Falconara sono più elevate.
Non ci sono collegamenti con gli autobus da Jesi e quelli da Ancona e Falconara non sono cosi frequenti; Trenitalia supporta poco le fermate dedicate all'aeroporto e ai voli in arrivo e in partenza.
Voli per la Sardegna, quasi sempre pieni, vengono operati solo da fine marzo a fine ottobre, senza tenere conto della massiccia presenza di sardi emigrati sulla zona adriatica del centro Italia; anche in questo la gestione dell'aeroporto potrebbe distinguersi e incentivare le presenze nel periodo invernale.
Mi chiedo a questo punto se abbia senso continuare con questa gestione carente e affossare definitivamente questa realtà, oppure dare onore al posto di lavoro che si occupa e rimboccarsi le maniche.

Paolo T.

22 agosto, 18:30
L'organizzazione interna dell'aeroporto e i servizi che gli offrono i comuni circostanti c'entrano poco con questa decisione. C'entra piuttosto la necessità di isolare una regione marginale e non funzionale al gioco in atto nel paese (è una regione ad alto tasso di industrializzazione, ma scarso dal punto di vista finanziario), e c'entra la sussidiarietà della politica regionale rispetto a quella nazionale. I parlamentari marchigiani vengono nominati da Roma, e i politici regionali sognano tutti di andare a Roma. E ai cittadini sta bene tutto, tanto fanno già un massiccio pendolarismo verso altri aeroporti, ignorando magari il magnifico collegamento con l'hub di Monaco di Baviera (che collega le Marche con il mondo intero).

Fernando

23 agosto, 05:42
E le gestioni dell'impresario argentino Eurenekian che era interessato nell'aeroporto?

angelo

23 agosto, 12:11
UN AEROPORTO PER REGIONE E' ASSOLUTAMENTE NECESSARIO OPPURE VOGLIAMO USARE QUELLO DI RIMINI COME AEROPORTO MARCHIGIANO?

angelo

24 agosto, 11:35
forza cari parlamentari marchigiani, questa è un abattaglia da fare ed il successo vi porterà tanti bei voti! vediamo chi si impegna e ...cosa riuscirà a fare! Le Marche senza aeroporto è regioen di serie B.

Paolo T.

24 agosto, 19:43
Fernando, a questo punto Eurnekian ha ricevuto un messaggio chiaro dalla politica italiana: non investire su Ancona, che non sosterremo, ma piuttosto su Rimini, che nonostante la voragine di debito troverà sempre un aiuto fraterno da noi amici della Trilateral. Come durante le elezioni in Confindustria (in cui vincono sempre personaggi che hanno poco a che fare con il mondo produttivo reale), anche in questo caso si è mostrata con chiarezza la divisione netta esistente tra mondo dell'impresa e mondo della finanza.

niccolò

28 agosto, 14:31
che direste se al posto dell'aereoporto passeggeri ci dessero l'alta velocità ferroviaria fino a bologna?

Paolo T.

29 agosto, 18:04
Niccolò, direi che significherebbe 1) sventrare le colline prospicenti la costa, 2) per chi abita da Ancona in giù aggiungere un'ora e mezza di treno al viaggio, 3) aggiungere un'ora abbondante per raggiungere l'aeroporto dalla stazione di Bologna, 4) avere una scelta di voli certamente abbondanti, ma molto più limitata che da Monaco o Fiumicino, 4) un progressivo indebolimento dell'area cargo, visto l'utilizzo più limitato della struttura, 5) un indebolimento del porto marchigiano, non più raggiungibile via aereo dal resto d'Europa, 6) un minor afflusso di turisti del fine settimana dal resto d'Europa.

No, preferisco l'aeroporto.




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