Paradisi sulla Maraini: 'Non voterò la cittadinanza onoraria a chi disonorò Calabresi

dacia maraini 1' di lettura 25/10/2012 - Non mi sentirò mai concittadino della signora Dacia Maraini. Tantomeno, dopo il consiglio comunale della prossima settimana, mi sentirò “onorato” di condividere una cittadinanza con chi l’onore di un uomo giusto lo ha travolto qualche lustro fa.

Ho spiegato in commissione le mie ragioni e farebbe bene l’Amministrazione Comunale , anziché sfornare comunicati stampa bulgari, a precisare ai cittadini che vi sono stati dei voti contrari con motivazioni ben precise. Perché Dacia Maraini ha sì un lungo curriculum di apprezzata e colta scrittrice, ma non sempre ha scritto pagine onorevoli nella sua carriera.

C’era anche la sua firma nell’appello infame che, nel giugno del 1971, comparve ne “L’Espresso” e che si trasformò in una sorta di condanna politica e popolare emessa contro il commissario di polizia Luigi Calabresi. Un uomo (lui sì) d’onore. Poco dopo, il commissario Calabresi venne brutalmente assassinato. Oltre settecento “intellettuali”, tra cui Dacia Maraini, lo definirono un “commissario torturatore” addossando falsamente a lui, senza mezzi termini, la colpa della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli.

Ecco perché non voterò la delibera proposta dalla Giunta comunale, ecco perché in aula darò lettura di quell’appello infame. Resti quantomeno agli atti di questa città una pagina non detta del curriculum della nostra nuova cittadina “onoraria”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-10-2012 alle 14:15 sul giornale del 26 ottobre 2012 - 3497 letture

In questo articolo si parla di roberto paradisi, attualità, coordinamente civico, dacia maraini

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ghost Utente Vip

25 ottobre, 15:00
Quindi, se non ho capito male, il consigliere Paradisi non accetta che la sig.ra Maraini possa aver pubblicato un suo libero pensiero.

Viene dato per scontato che il commissario Calabresi sia stato innocente ed "assente" dalla stanza al momento dell'omicidio (e sottolineo omicidio) di Pinelli, pur essendoci un testimone che dichiarava il contrario. Forse il consigliere, nonostante la sua giovane età era presente al fatto e conosce le cose meglio di tutti gli altri.

La vera vergogna, secondo me, è credere ancora in uno Stato che in quarant'anni non è riuscito a risolvere il mistero dell'omicidio di un funzionario di Polizia.

Calabresi è morto, Ghost. Assassinato.
I colpevoli sono i vari Bompressi, Marino, Sofri e non mi ricordo i nomi degli altri di Lotta Continua condannati definitivamente (anche se immagino che la Maraini si sia battuta con tutte le sue forze per far ottenere la grazia a codesti stinchi di santo).
Quindi, non capisco perché dici che lo Stato non è riuscito a risolvere il mistero.
Le condanne ci sono da un pezzo.
Poi, se tu o la Maraini non le condividete è un altro discorso.

La Maraini, per quanto mi riguarda, è uno dei cosiddetti "cattivi maestri", coloro che hanno cucinato il "brodo culturale" che ha nutrito il terrorismo degli anni di piombo.
Non arrivo a dire che è una "mandante morale" perché sarebbe esagerato. Ma, di certo, prima di dare certi riconoscimenti come una cittadinanza onoraria mi porrei mille domande, mi farei mille scrupoli e, in primis, mi chiederei se ci possa essere un'universale condivisione della città intorno al nome destinatario dell'onoreficenza.
Condivido in pieno la posizione di Paradisi e, in ogni modo, lasciamo a Paradisi la legittimazione a dire quello che pensa senza unirsi ai cori a cui questa città dormiente è fin troppo abituata.

Ghost, non è che Paradisi non accetta che la Maraini abbia pubblicato un suo libero pensiero.
E' che in base a quello che ha scritto, peraltro liberissima di farlo, non ritiene debba meritarsi la cittadinanza onoraria.
Tutto qui.

Dacia Maraini vuole la cittadinanza di Senigallia ?

Esprimendo quel libero pensiero ha armato la mano di chi ha ucciso Calabresi.
Al quale Senigallia non intitolerà mai neanche una via di periferia.

fatemi capire: se uno scrittore partecipa ad una raccolta di firme (assieme a gente del calibro di Umberto Eco, Folco Quilici, i due Levi, Argan, Giulio Einaudi, Giorgio Bocca, Natalia Ginzburg, Margherita Hack eccetera eccetera eccetera), chiedendo veementemente che venga fatta luce su un caso piuttosto oscuro di morte violenta di un innocente in caserma, e poi un terrorista vada ad ammazzare il presunto responsabile di quella morte, il suddetto scrittore sarebbe il mandante morale dell'azione terrorista?

ma è ridicolo!

Questo il testo integrale dell'appello pubblicato su L'Espresso:
« Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice. Chi doveva celebrare il giudizio, Carlo Biotti, lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale, Michele Lener, vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione.
Oggi come ieri - quando denunciammo apertamente l'arbitrio calunnioso di un questore, Michele Guida, e l'indegna copertura concessagli dalla Procura della Repubblica, nelle persone di Giovanni Caizzi e Carlo Amati - il nostro sdegno è di chi sente spegnersi la fiducia in una giustizia che non è più tale quando non può riconoscersi in essa la coscienza dei cittadini. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione.

Una ricusazione di coscienza - che non ha minor legittimità di quella di diritto - rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni. Noi chiediamo l'allontanamento dai loro uffici di coloro che abbiamo nominato, in quanto ricusiamo di riconoscere in loro qualsiasi rappresentanza della legge, dello Stato, dei cittadini. »
Questa sarebbe una "espressione di libero pensiero" o una "raccolta di firme"?

L'appello non chiedeva di far chiarezza, ma emetteva la sentenza...ecco come inizia:
"Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice..."...insomma i firmatari avevano nome e cognome del colpevole e, nel clima degli anni '70, era come firmare una condanna a morte

radom Utente Vip

26 ottobre, 13:19
Lo stato ha accertato, con qualche sbavatura, i fatti legati all'omicidio Calabresi. Però si è dimenticato di accertare anche le responsabilità dell'omicidio Pinelli. Visto che ancora non sappiamo se si è tuffato da solo o qualcuno lo ha aiutato. E siccome si trovava dentro una questura, provate un pò ad indovinare chi potrebbe essere stato?

Dai non fate ridere, il manifesto fu scritto per individuare i responsabili proprio di quella morte, non per indicare un eventuale colpevole, che nessuno poteva conoscere.

E Calabresi non è stato ucciso dalla Maraini o dagli altri firmatari, ma da qualcuno che ancora non si sa da chi ha ricevuto l'ordine o i soldi per commettere quell'assassinio.

Calabresi è stata probabilmente una vittima dello stesso sistema che ha ammazzato Pinelli.

Calabresi era a tutti gli effetti responsabile della morte di Pinelli in quanto avvenuta mentre l'anarchico si trovava (tra l'altro illegittimamente) trattenuto nei locali della questura di Milano per ordine del commissario Calabresi.

Il fatto, mai accertato con chiarezza, che il commissario si trovasse effettivamente nella stanza o meno durante "l'incidente" non cambia il fatto che una persona sia morta mentre era sotto la sua custodia.

Affermare quindi che il commissario Calabresi fosse responsabile della morte di Pinelli è quindi nè più nè meno la verità.

Affermare invece che queste accuse abbiano direttamente armato la mano dell'assassino è un'illazione arbitraria e pericolosa, perchè di fatto implica che sia necessario limitare la libertà di pensiero e di parola

gianmarco peroni

26 ottobre, 18:49
Sono felice di non essere più da qualche anno cittadino di Senigallia perchè questo mi permette di non aver assolutamente niente da spartire con Paradisi

“Da due anni vivo sotto questa tempesta. Lei non può immaginare che cosa ho passato e che cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non saprei come resistere… Non ho paura perché ho la coscienza tranquilla. Ma quel che mi fanno è terribile. Potrei farmi trasferire da Milano, però non voglio andarmene. Comunque non ho paura. Ogni mattina esco di casa e vado al lavoro sulla mia Cinquecento, senza pistola e senza la protezione di una scorta. Perché dovrei proteggermi? Sono un commissario di polizia e il mio compito è di proteggere gli altri, i cittadini”.
Luigi Calabresi – gennaio 1972 – qualche mese prima di essere assassinato




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