Cambiare si può: “Costruire l’alternativa alle politiche antisociali e antidemocratiche”

movimento arancione cambiare si puo 3' di lettura 12/12/2012 - Dopo l’iniezione di fiducia avuta con il successo di partecipazione alle prime assemblee territoriali che, come non si vedeva da tempo, hanno rimesso fianco a fianco cittadini comuni, rappresentati di comitati e militanti di base dei partiti di sinistra, gli arancioni di “Cambiare si può” si ritroveranno a Jesi il venerdì 14 dicembre per il primo incontro ufficiale a livello provinciale (ore 21,15, sala della seconda circoscrizione).

Sembra dunque crescere nel nostro territorio, il progetto promosso a livello nazionale da, solo per citare alcuni nomi, Luciano Gallino, Livio Pepino, Marco Revelli, don Marcello Cozzi, Riccardo Petrella,
Emilio Molinari, Ugo Mattei, don Andrea Gallo, Moni Ovadia, Sabina Guzzanti e Massimo Carlotto.

Una crescita già riscontrata all’indomani dell’assemblea nazionale del 1° dicembre, che ha fatto registrare le adesioni del giudice Antonio Ingroia e del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e che ora si va ampliando di città in città con l’adesione di quanti sono stati in questi anni protagonisti delle tante battaglie per la tutela dei beni comuni, la vittoria referendaria contro la privatizzazione dell’acqua e il nucleare e che attualmente sono impegnati nella raccolta delle firme per ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e il contratto collettivo nazionale di lavoro, nonché cancellare la riforma-Fornero sulle pensioni.

“Cambiare si può nasce dalla necessità di dare una risposta, oggi assente in Parlamento, contro le politiche neoliberiste e antisociali che scardinano il modello sociale europeo fondato sui diritti e le
tutele delle fasce più deboli della popolazione, per garantire lo sviluppo di un nuovo assetto economico-finanziario legato alle oligarchie finanziarie europee, del tutto sganciato dall’economia reale e dal mondo del lavoro. Pensiamo che non sia più accettabile che le banche (alias i mercati) possano continuare a decidere i governi dei singoli stati, ipotecando così la democrazia”.

Da qui l’esigenza di costruire alle elezioni del 2013 una presenza alternativa alla destra, al populismo vuoto e demagogico di Grillo, ma soprattutto al centrosinistra: “Nel corso di questo ultimo anno il Pd ha accettato senza uno straccio di opposizione lo svuotamento dell’articolo 18, l’annullamento del contratto collettivo nazionale del lavoro, la riforma-Fornero sulle pensioni, l’iniquità fiscale che ha colpito il potere d’acquisto della popolazione e non ha tolto un euro a ricchi ed evasori. Non solo, ha votato l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione e ha approvato il fiscal compact, che impone per i prossimi venti anni un taglio di oltre 40 miliardi euro dalla spesa pubblica. Si tratta della cosiddetta agenda Monti, che verrà riproposta come programma di governo alle prossime politiche e fatta propria anche da Sel, che con la partecipazione alle primarie ne ha accettato tutti i contenuti. I risultati? Disoccupazione giovanile ai massimi livelli, crollo dei consumi e aumento del debito pubblico! E questo sarebbe il centrosinistra che di candida alla guida del Paese? È chiaro che c’è bisogno di ben altro”.

In allegato i 10 punti del programma di "Cambiare si può"








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-12-2012 alle 17:23 sul giornale del 13 dicembre 2012 - 1169 letture

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