Infiltrazioni a Palazzo Gherardi: il comune 'costretto' a sistemare il tetto

opere rubate a palazzo Gherardi 27/03/2013 - Palazzo Gherardi cade a pezzi. Lo storico edificio, lascito del conte Adolfo nel 1870 alla città di Senigallia e per anni sede del liceo classico Perticari, versa in condizioni sempre più disastrose. Con la chiusura per problemi strutturali e il conseguente trasferimento del liceo nella nuova sede di via Rossini, per il palazzo dei Portici Ercolani è iniziato un lento ed inesorabile declino.

Proprio in questi giorni il Comune è dovuto intervenire con un provvedimento di emergenza per tamponare le infiltrazioni piovane che dal tetto scendono all'interno dell'edificio. Un lavoro costretto dal fatto che il primo piano dell'immobile è utilizzato come deposito-archivio da alcuni uffici comunali quali biblioteca, anagrafe, stato civile ed elettorale che così risultavano danneggiati dalle acque meteoriche.

Come intervento tampone il Comune ha proceduto con una manutenzione d’urgenza del manto di copertura in tegole, sostituendo quelle rotte e riposizionando quelle smosse dall'usura oltre alla eliminazioni di eventuali sporcizie che potrebbero provocare nuove infiltrazioni. Il destino di Palazzo Gherardi a questo punto appare segnato. Il Comune non ha mai fatto mistero della volontà di alienare l'immobile, nonostante varie battaglie mosse da comitati e dalle varie opposizioni succedutesi nelle amministrazioni. Proprio a causa degli alti costi sia di manutenzione che di un'eventuale gestione dell'immobile, l'ente non sarebbe in grado di farsene carico.

Nel 2008 l'approvazione del piano particolareggiato del centro storico ha aperto un nuovo scenario per Palazzo Gherardi. Il piano Cervellati infatti prevede un cambio di destinazione d'uso da edificio pubblico a residenziale aprendo così alla possibilità di vendere l'immobile per ricavarne appartamenti. Un punto che a suo tempo aveva diviso anche la maggioranza di governo allora presieduta dall'ex sindaco Luana Angeloni. Proprio per questo in extremis fu inserito un emendamento al piano Cervellati che rinviava ad “un ulteriore passaggio in Consiglio ogni decisione per il cambio di destinazione d'uso”.






Questo è un articolo pubblicato il 27-03-2013 alle 23:55 sul giornale del 28 marzo 2013 - 3661 letture

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In altre città i palazzi storici non sono diventati completamente residenziali (chi si può permettere quella spesa?) ma hanno avuto una destinazione d'uso diversificata anche con uffici, studi e sedi di società.
Inoltre si sta sempre più sviluppando l'idea della "coabitazione", in questo caso uffici in comune a più professionisti con suddivisione delle spese: già succede, sempre in centro storico, per taluni medici in via Cavour, e non è detto che l'esperienza non si possa ripetere pure lì, anche se l'edificio è sicuramente di livello troppo prestigioso per pensare di cavarsela con poca spesa.
E' un peccato, perchè se il Comune avesse avuto la possibilità di spesa per ristrutturare il palazzo avrebbe potuto dare una serie di impulsi all'economia locale conferendo quegli spazi in locazione concordata, proprio ora che alcuni affitti sono aumentati per compensare l'IMU.
Altrettanto mi spiace che non si possa provare a darlo in concessione a prezzo di favore ad una realtà privata perchè lo ristrutturi, lo gestisca (anche per 99 anni, volendo) per poi restituirlo adeguato e sistemato alla collettività alla fine della concessione: questa secondo me resterebbe la soluzione che potrebbe salvare "capra e cavoli".