Governo, Amati: 'La fiducia non è un fatto di coscienza, serve responsabilità'

Silvana Amati 24/04/2013 - Martedì in Direzione Nazionale ho convintamente votato il documento presentato da Bersani con il quale si confermava la disponibilità ad assicurare pieno sostegno al tentativo del Presidente della Repubblica di giungere alla formazione del Governo.

Altrettanto convintamente voterò la fiducia all'Esecutivo, la cui formazione il Capo dello Stato ha affidato in queste ore ad Enrico Letta. Mi sembra superfluo ricordare che votare la fiducia non può essere considerato un fatto di coscienza, come qualcuno in questi giorni ha cercato di dire, perché quando si parla di responsabilità della politica si parla anche di adesione al principio di maggioranza che vale per tutte e per tutti. Per quel che mi riguarda, in queste difficili settimane, ho sempre cercato di collaborare con la presenza costante e con il voto all'impegno difficile di Bersani, sia quando ha proposto la candidatura di Franco Marini, sia quando si è arrivati al voto su Romano Prodi".

Lo scrive la senatrice del Pd Silvana Amati, segretario di Palazzo Madama, in un articolo sul sito www.senatoripd.it.

"Questa legislatura - scrive ancora Silvana Amati - è iniziata partendo da un dato oggettivo: un risultato elettorale, dovuto anche alla legge elettorale, che non ha visto il partito Democratico vincente, ma che ha determinato una pericolosa situazione di stallo. Dal M5S è venuto solo il rifiuto assoluto e irridente ad ogni possibilità di costruzione con il PD di un governo di rinnovamento, pervicacemente tentato da Bersani. Per aprire un discorso comune non è infatti stata sufficiente né l'elezione dei Presidenti di Camera e Senato fuori da pur legittime logiche di maggioranza, né l'aver ceduto da parte del nostro gruppo al Senato ai 5 Stelle il ruolo di Questore che, è bene specificarlo, è la figura che esercita il controllo vero sul funzionamento del Senato, del personale, delle strutture, dei conseguenti appalti ed è dunque essenziale nel controllo dei costi, spettante per voti al PD e da noi fatta attribuire ai 5 Stelle senza alcuna contropartita.

Va detto che mai i parlamentari dei 5 Stelle hanno voluto discutere insieme una comune candidatura alla Presidenza della Repubblica, visto che per loro Rodotà andava votato senza discussione. Solo il sacrificio di Giorgio Napolitano, che con tutta evidenza ha accettato la ricandidatura solo per l'amore del nostro Paese, ha consentito di uscire dal vicolo cieco nel quale ci avevano posto i Gruppi PD più rinnovati e più giovani della storia. Il deficit di comunicazione che c'è stato nel Pd non modifica la sostanza della questione che sta in capo a chi dirige il Partito Democratico ad ogni livello: dai segretari di circolo, ai segretari delle Unioni comunali e provinciali. Mi riferisco - conclude Amati - al senso di responsabilità che in politica resta un dovere che non può essere condizionato dalle mode del momento o dalle presunte convenienze personali".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-04-2013 alle 19:32 sul giornale del 26 aprile 2013 - 2286 letture

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Restano sospese un paio di questioni, senatrice Amati.
La prima, la legge elettorale: Napolitano si era "sgolato" (metaforicamente) a furia di sollecitare il Parlamento a modificarla, e non è stato mai ascoltato oppure è stato scientemente ignorato.
Questo perchè alla fine quella legge elettorale pareva far comodo al vincitore, e per vincitore era dato il PD: infatti la gente l'ha fatto perdere...
La seconda, relativa alla candidatura di Rodotà (su cui non mi esprimo) presenta ancora il vulnus GRAVISSIMO che nessuno all'interno del PD ha detto in maniera chiara e sufficientemente giustificatrice perchè non era una persona valida da votare.
Io spero davvero tanto per il PD che questo non sia stato fatto come "ripicca" al M5S perchè l'avevano presentato loro, perchè sarebbe l'apoteosi della mediocrità politica e della presunzione dei partiti principali.
Saluti

Non sa niente: le alleanze, il programma, i ministri, ma lei già dà la fiducia...una dichiarazione che la dice lunga