Asta e tricolore sul tetto di casa di Fibbi: il Tar dà ragione al Comune

05/06/2013 - Per stare issate sul tetto di casa asta e bandiere devono avere l'autorizzazione del Comune. E' quanto stabilito dal Tar Marche che mette fine ad una controversia giudiziaria nata nel gennaio del 2010.

Il Tar ha infatti respinto i ricorsi presentati dall'ex coordinatore del Pdl Giulio Fibbi e da Caterina Ulissi contro l'ordinanza del Comune che disponeva la rimozione di asta e bandiere (un tricolore e una bandiera del Pdl) dal tetto della loro abitazione in via Perilli. “Nonostante i controlli abbiano escluso un pericolo per la pubblica incolumità -si legge nella sentenza- l'indubbia rilevanza dal punto di vista edilizio e paessaggistico è tale da richiedere il rilascio della necessaria autorizzazione”.

In tre ricorsi, Fibbi aveva contestato il provvedimento comunale, affermando che “avrebbe violato e falsamente applicato la normativa edilizia in materia paesaggistica, il regolamento edilizio del Comune, le norme sull'esposizione della bandiera, incorrendo anche in un eccesso di potere”.

I giudici hanno dato atto di come le verifiche di staticità eseguite dalla Provincia abbiano escluso la pericolosità, sottolineando comunque la necessità di un sistema di tiranti per rendere stabile un pennone di altezza superiore ai 5 mt. In questi casi, secondo il Tar, “la dimensione e l'impatto dell'opera assume valore decisivo” e “risulta evidente che l'installazione di un manufatto delle dimensioni citate richiedesse un titolo edilizio, per lo meno nella forma di dichiarazione di inizio attività. Allo stesso modo richiedeva anche l'autorizzazione paesaggistica”.






Questo è un articolo pubblicato il 05-06-2013 alle 23:28 sul giornale del 06 giugno 2013 - 3526 letture

In questo articolo si parla di cronaca, giulia mancinelli, giulio fibbi, pennone

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Da una parte c'è la chiara evidenza di che Paese incancrenito di burocrazia siamo arrivati, se serve addirittura una paesaggistica per un'asta per bandiera...
Da un altro punto di vista, da cittadino, potevo tollerare la presenza della bandiera del mio Paese, ma assolutamente NO bandiere di qualsiasi tipo di associazione di parte, dai partiti alle associazioni, se non nelle facciate dei loro propri edifici.
In quel caso mi sarei limitato al comminare il pagamento di una multa proporzionata al numero dei giorni di esposizione (ammesso che un regolamento già non lo preveda), che vada crescendo "esponenzialmente": e che finirebbe per essere un generoso contributo economico alla collettività.

E se abbassa il pennone a 499 cm che succede? Cade il presupposto della sentenza del Tar?