Acquarell' di Simone Tranquilli cantata e registrata dal Coro del ‘62

Simone Tranquilli e Leonardo Barucca 16/06/2013 - Un vero e proprio sodalizio si è stretto tra il Coro del ’62 e Gent’ d’ S’nigaja.

Tutto è iniziato in occasione di un concerto al ristorante Bano di Senigallia in favore della piccola Chanel: il Coro del 62 (ormai passato da “famoso” a “leggendario”, come modestamente amano definirsi) ha presentato il suo repertorio di canzoni alternandosi sul palco con gli ideatori di Gent’ d’ S’nigaja, una “combriccola” formata da Simone Tranquilli, Leonardo Barucca e Andrea Scaloni che con le loro creazioni letterarie in dialetto senigalliese hanno allietato e divertito il pubblico.

In quell’occasione il Coro del ‘62 ha presentato una canzone inedita: “Acquarell’” che non è altro che la traduzione in dialetto del celebre brano di Toquinho “Acquarello” uscito in Italia nel 1983. Artefice della traduzione non poteva che essere Simone “Quilly” Tranquilli che per l’occasione è stato rinominato “Toquilly”.

I primi versi dell’originale sono: “Sopra un foglio di carta lo vedi il sole è giallo, ma se piove due segni di biro ti danno un ombrello”. Nella versione dialettale diventano “Sopra ‘n foj d’ guadern’ ‘l sol è ‘na robba gialla ma si piov’ fai do’ scarabocchi e c’ avrai ‘n umbrella”.

Non paghi della esibizione da Bano il Coro ha proposto questo brano al Teatro La Fenice di Senigallia in occasione di un altro concerto per Chanel ottenendo, inaspettatamente, tanti apprezzamenti. Da qui è partita l’idea di registrarla.

“La professionalità ma soprattutto la pazienza di un “registratore” esperto quale Alessandro Castriota – spiega Maria Teresa Calef del Coro del ’62- ha fatto sì che il brano prendesse forma e speriamo in un’ampia diffusione. I nostri concerti continuano durante tutta l’estate tra canzoni, risate e cene all’insegna del divertimento e dell’allegria senza perder d’occhio alcune buone cause che abbiamo deciso di sposare, prima tra tutte Chanel. Il sodalizio con Gent’ d’ S’nigaja non potrà che rafforzarsi!”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-06-2013 alle 17:14 sul giornale del 17 giugno 2013 - 4624 letture

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...e chi li ferma, questi? :D :D
(E nemmeno ci provassero a fermarli!!!)

Francesco Branch

18 giugno, 11:42
Il bello (o il brutto) è che si credono poeti. Povera cultura.

Poeti o meno l'importante è che qualcuno con passione tenga vivo il nostro dialetto.
Niente come il dialetto può essere identificato con la nostra CULTURA cittadina.

SIMONE TRANQUILLI

18 giugno, 13:59
Il bello è che si credono commentatori e poi si nascondono dietro una brancia d'insalata....metterci la faccia mai logicamente, specie quando si provoca...
Comunque volevo puntualizzare che "poeta" è colui che scrive "poesie"...poi magari saranno poesie brutte ma sempre poesie sono.
La cultura lasciamola da parte su su.....qui si fanno delle strofette in dialetto per ridere tra amici. Comunque ti consiglio un antiacido caro Brunch.... potrebbe farti bene al fegato...

ghost Utente Vip

19 giugno, 12:29
A me personalmente il dialetto non piace, tantomeno quello senigalliese. Però non mi sembra assolutamente che il signor Quilly si sia mai dato arie particolari o si creda un novello "Dante".
E dalla sua parte, piaccia o no, c'è il notevole successo di queste iniziative, che rinvigoriscono lo spirito di appartenenza alla comunità e fanno passare qualche ora in allegria.

Di questi tempi non è poco.

Mbuto Utente Vip

19 giugno, 16:44

Commento modificato il 19 giugno 2013

Caro Quilly, come sarebbe la cultura lasciamola da parte?
Hai fatto bene a rivendicare il fatto di essere poeta, ma non ti seguo quando dici "...qui si fanno delle strofette in dialetto per ridere tra amici". A parte che come ben sai(sappiamo)non fai(facciamo)solo questo,forse che l'arte di far ridere non è cultura?
Non darei troppa importanza alla battuta di Francesco Branch, la prendo come una battuta e basta, magari un po'acida, ma tant'è.
Piuttosto la cosa importante secondo me è che nessuno può arrogarsi il diritto di dire chi è poeta e chi no, cos'è cultura e cosa non lo è. Fermo restando che è legittimo dibattere, persino accapigliarsi volendo,su cosa è bello e su cosa è brutto.
Signor Branch, a proposito del rapporto tra cultura alta e bassa e per allargare le sue vedute un buon punto di partenza potrebbero essere i libri di Piero Camporesi: http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Camporesi
Leo Barucca