Rocconi: il Vangelo di domenica 11 agosto

vescovo Gerardo Rocconi 6' di lettura 10/08/2013 - Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.


Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». Parola del Signore.

NON TEMERE PICCOLO GREGGE

Il brano evangelico di questa domenica inizia con l’esortazione di Gesù: “Non temere piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto darvi il regno”. I discepoli hanno paura, sanno di essere pochi e fragili di fronte ad un mondo ostile: il male, la persecuzione... Ma se si vive nell’abbraccio del Signore si vince la paura: infatti, se si ha fede, la vita sarà sempre nelle mani di Dio, come è accaduto per Gesù morente sulla croce.

Ma per superare la paura bisogna prima superare la stoltezza che era caratteristica dell’uomo della parabola raccontata domenica scorsa: il ricco stolto. Quell’uomo aveva cercato la sua sicurezza nelle cose e nei beni della terra, ma la morte è improvvisamente sopraggiunta e non si è portato via niente.

Secondo l’insegnamento di Gesù quell’uomo ha commesso due imperdonabili errori: Non si era arricchito davanti a Dio; e inoltre si era fatto cogliere di sorpresa dalla morte.

Il Vangelo di poggi ci aiuta a vincere la paura, insegnandoci a percorre una strada per non incorrere negli errori di quell’uomo stolta.

E allora ci domandiamo: Come ci si arricchisce davanti a Dio? Risponde Gesù: Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

E, inoltre, come non farsi sorprendere dalla morte? E qui Gesù risponde con alcune immagini: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

Abbiamo sentito che la parabola odierna parla di padrone e servi. Cerchiamo di capire.

IL PADRONE RAPPRESENTA IL SIGNORE… CHE E’ LO SPOSO

Il padrone: rappresenta il Signore: deve essere atteso. Il tempo della Chiesa è il tempo dell’attesa del ritorno del Signore, un tempo di operosità a servizio del Regno, annunciando, cioè il Vangelo.

L’attesa è nei confronti di Gesù che è lo sposo della Chiesa stessa, per cui il suo ritorno sarà una festa di nozze.

Il Signore-sposo arriva e bussa e vuole entrare in profonda comunione: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20);

Dice il Vangelo che passerà a servirli: è stupenda questa immagine dove sarà il padrone a servire. Questo sta ad indicare che l’immagine usata è, sì, quella di padrone-servo, ma la realtà è una profonda comunione per cui il Signore donerà ogni suo bene ai servi allorchè dirà: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” .

I SERVI RAPPRESENTANO NOI CHIESA… CHE E’ LA SPOSA

I servi devono attendere; sono beati se sono trovati svegli; devono tenersi pronti.

Ma poi aggiunge il vangelo che poi ci sono alcuni servi speciali: sono I servi amministratori: sono particolarmente coinvolti nella vicenda del padrone. Sia chiaro che questo aspetto riguarda tutti perchè tutti hanno una responsabilità sui fratelli. A volte la responsabilità che viene affidata è una responsabilità particolarmente importante: per esempio il sacerdozio.

Ma a tutti è affidato un compito, tutti siamo chiamati ad evangelizzare, tutti siamo costituiti in autorità (sui figli, sui ragazzi da educare, su persone che in qualche maniera ci sono affidate ecc).

Questa chiamata nella Chiesa ad una responsabilità più grande deve essere motivo di gioia, perchè è un supplemento di amore da parte del Signore. Ma può essere anche un rischio maggiore. Il compito che il Signore affida a questi servi speciali e quello di essere particolarmente fedeli, di essere saggi e di vivere la vita come un servizio a favore di tutti. Il rischio è quello dell’arroganza, della superbia per il servizio svolto, dell’interesse personale.

Il Signore chiede di guardare sempre a lui, che è venuto non per essere servito, ma per servire e donare la propria vita.






Questo è un editoriale pubblicato il 10-08-2013 alle 12:35 sul giornale del 12 agosto 2013 - 1836 letture

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