Abuso edilizio al Portone, Paradisi e Venuti: 'Nessuna vittoria per il Comune'

20/12/2013 - Abuso edilizio al Portone. I consiglieri del Coordinamento Civico Roberto Paradisi e del Gruppo Misto Luigi Rebecchini che, facendosi portavoce della protesta di due cittadini vittime di un abuso edilizio perpetrato da un vicino di casa, avevano denunciano l'abuso 'sanato' con una sanzione dal Comune tornano ora sulla questione grazie alla sentenza del Tar Marche.

Una sentenza che, secondo il Comune di Senigallia, sarebbe favorevole per l'Ente mentre per i due consiglieri e l'avvocato Cristian Venuti- legale dei signori Sandro Torelli e Gianluigi Trianni, vicini di casa del responsabile dell’abuso edilizio in via De Bosis, che avevano presentato ricorso contro l'ordinanza del Comune chiedendo che l'abuso fosse rimosso o con l'abbattimento del piano in più o con la riduzione della volumetria in eccesso, la sentenza del tribunale amministrativo è “ in realtà una sonora sconfitta”.

Infatti, dopo la denuncia iniziale dei due consiglieri per i lavori di sopraelevazione in un'abitazione in zona Portone dove- spiegano il consigliere Roberto Paradisi e l'avvocato Cristian Venuti- “il proprietario ha costruito un piano in più commettendo un abuso edilizio di diversi metri cubi (tra i 90 ed i 145 stando alle diverse perizie tecniche ma di soli 30 secondo il Comune)”. “Un abuso accertato dalla Polizia Municipale e basato su un progetto non attinente al vero- continuano- Nel progetto iniziale infatti si dichiara che la casa prima dei lavori ha un'altezza di 10 metri mentre invece è di 7,28. Il Comune, non accorgendosi di questo problema, ha autorizzato i lavori sulla base di un progetto falso e così si arriva all'innalzamento di un piano abusivo. E' sconcertante che non se ne siano accorti”. Ma non solo.

Sconcertante ed illegale, per Paradisi, Rebecchini e Venuti, è anche l'ordinanza sanatoria emessa a suo tempo dal Comune. “Invece di risolvere, nel modo adeguato, la questione il Comune ha deciso di sanare l'abuso con il pagamento di 57 mila euro”- conferma Paradisi. “La legge nazionale parla chiaro- precisa Venuti- la sanzione economica è applicabile solo per abuso generati da vizi di forma. In tutti gli altri casi l'abuso va rimosso”. Ed è proprio su questa questione che si articola tutta la vicenda giunta sino al Tar.

Mentre per l'avvocato dei signori Sandro Torelli e Gianluigi Trianni e per i due consiglieri comunali l'abuso edilizio di via De Bosis poteva essere risolto, durante il completamento dei lavori, con l'abbattimento del piano in più o con la riduzione della volumetria, per il Comune di Senigallia, che ha sempre dichiarato di aver agito nel rispetto della normativa, era impossibile applicare quest'azione per ragioni di stabilità dell'immobile.

Una motivazione annullata ora dal Tar che, accogliendo 6 degli 8 motivi di illegittimità presentati dai ricorsisti, ordina il riesame delle motivazioni che l’ente comunale ha sostenuto-concludono Venuti e Paradisi- Quindi non riusciamo a capire dove sia la vittoria del Comune”.

Ora il Comune dovrà quindi ripresentare le motivazioni, che ha sostenuto con l'ordinanza, in merito all'impossibilità tecnica a ripristinare la situazione precedente l'abuso. “Se non è possibile ‘tagliare’ una fetta dell’immobile, come sostiene l'Ente, sarà possibile ridurre l'altezza riportando le cubature a quota regolare senza problemi di staticità- dichiara Sandro Torelli- Io, in ogni caso, ho piena fiducia nell'operato della Magistratura”. Soddisfatto infine il consigliere Luigi Rebecchini che dichiara: “Esprimo piena soddisfazione per la giusta piega che sta prendendo la vicenda che suonava e suona offesa alle regole”.








Questo è un articolo pubblicato il 20-12-2013 alle 18:53 sul giornale del 21 dicembre 2013 - 3349 letture

In questo articolo si parla di attualità, senigallia, Sudani Alice Scarpini, abuso edilizio

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/WlR


La normativa non pare molto chiara in questo specifico caso.
Formalmente non è stato eseguito un abuso edilizio perchè si è realizzato un "qualcosa" conforme ai regolamenti comunali, tant'è vero che ha ricevuto l'approvazione, e si è dato corretto seguito al progetto presentato in Comune: il vizio parte da ancora prima, quando si è presentato uno "stato attuale" non coerente con lo stato effettivo in cui si trovava quell'edificio.
Non ci riconosco le casistiche indicate nel CAPO I e CAPO II del Testo Unico 380/2001 per una demolizione, ma è anche vero che non conosco eventuali altre sentenze di tribunali e interpretazioni.