Partecipazione: Ex Arena Italia, dall’amianto al cemento. Una montagna di cemento

Paolo Battisti, Luigi Rebecchini e Roberto Mancini 04/01/2014 - Nella seduta del 3 dicembre 2013, con deliberazione della Giunta Municipale n° 217, l’Amministrazione ha provveduto, tra le altre cose, a modificare in maniera sostanziale quella che è stata definita dalla Giunta Mangialardi un’opera di riqualificazione: il recupero dell’ex Arena Italia al Rione Porto.

Il Gruppo Consiliare di Partecipazione insieme a Rebecchini, con un articolo e una Commissione Consiliare pubblica, due mesi fa ha denunciato lo stato di degrado dell’edificio, che da 44 anni (Ceresoni dixit) versa in stato di abbandono e ormai da tempo in condizioni pietose ed è una minaccia per la salute pubblica, vista la presenza della copertura in amianto.

Anche la Giunta è dello stesso parere, perché nella delibera sopra citata scrive: “L’immobile si trova in un gravissimo stato di degrado, e fonte di un potenziale pericolo per la pubblica e privata incolumità tant’è che nel corso degli ultimi anni il Comune ha provveduto a emettere una serie di ordinanze, ad eseguire sopralluoghi, ecc.”. E poi sempre la Giunta aggiunge: “Con il sopralluogo effettuato dal Comune in data 14.11.2011 e 28.05.2013 si è potuto constatare la quasi totale inottemperanza all’ordinanza sopra richiamata”.

Nonostante questa serie di gravissimi rilievi nei confronti dei proprietari dell’immobile, la Giunta Mangialardi si dimostra magnanime e tollerante, riservando loro un trattamento di tutto rispetto: una bella variante puntuale, in deroga al Piano Cervellati, con un raddoppio della cubatura prevista e la possibilità di realizzare un piano interrato in una zona (il Rione Porto) a rischio massimo di esondazione.

Ma procediamo per ordine.

La variante al Piano particolareggiato del Centro Storico proposta nella Delibera di Giunta, una volta approvata definitivamente, prevede il rilascio del permesso di costruire convenzionato di un nuovo edificio. Per il nuovo edificio la Superficie utile lorda (SUL) per attività residenziali (prevista dal Piano Cervellati) passa da 750 metri quadri a 1234 mq. La superficie utile lorda per attività commerciali direzionali passa da zero a 238 metri quadri.

L’altezza massima dell’edificio previsto passa da 7,80 metri (l’altezza dell’edificio attuale) a ben 13,22 metri, un gigante che metterà in ombra, umiliandola e rendendola marginale, la vicinissima Porta Lambertina (Porta Fano), uno degli accessi più belli del Centro Storico e uno dei suoi monumenti più belli e distinguibili. Una delle viste più belle del centro, viale Carducci con Porta Lambertina sullo sfondo, sarà disturbata dal fianco di un palazzone quattro metri più alto della Porta!

Il Rione Porto, come lo conosciamo, si caratterizza per la modesta altezza degli edifici, caratteristica che ne fa una delle aree del Centro Storico più suggestive ed omogenee, quasi un centro storico a sé stante. Soltanto la costruzione di alcuni palazzoni degli anni ’60 - ’70 ha violato questo patto di edilizia armonizzata e rispettosa dell’esistente. Con un colpo di penna la Delibera appena approvata dalla Giunta Mangialardi ci fa tornare agli anni dei palazzinari, quando la cubatura era più importante del contesto architettonico e la speculazione edilizia guidava la mano degli architetti.

Non bastassero il raddoppio della superficie di costruzione e l’aumento dell’altezza di quasi il 50%, nella variante ad hoc per i proprietari dell’ex Arena Italia, la Giunta ha pensato bene di inserire un ulteriore piano interrato per le autorimesse, in un’area, sempre il Rione Porto, a rischio di esondazione massimo (R4) per il Piano per l’assetto Idrogeologico Regionale (PAI).

Nel loro furore cementificatorio, in Giunta hanno perso di vista uno dei motivi per cui al Rione Porto non vi sono i piani interrati negli edifici: dal dopoguerra ad oggi quell’area ha subito alcune disastrose esondazioni e anche nel marzo del 2011 ha rischiato di finire sott’acqua. Ma nella memoria di chi pianifica l’urbanistica con un occhio benevolo verso la rendita fondiaria non c’è traccia di questi eventi.

L’ultimo insulto urbanistico presente nella variante di riqualificazione è la creazione dal nulla di un portico alto quattro metri che non ha nulla a che fare con il Rione Porto. Inserito in quel contesto, con il suo brevissimo tracciato, non ha alcun senso, né monumentale né funzionale, se non quello di aumentare la cubatura e le possibilità economiche dell’edificio.

Ma quella dei portici – falsi storici è una vecchia fissazione di Mangialardi e Ceresoni, che li hanno voluti inserire anche nella riqualificazione degli Orti del Vescovo, per aumentare la cubatura dell’intervento, più che per completare i settecenteschi Portici Ercolani.

Quella che è stata presentata ai cittadini come la riqualificazione di un edificio fatiscente e pericoloso, si è trasformata in una variante urbanistica di altri tempi, mettendo da parte il Piano Cervellati, approvato soltanto quattro anni fa e offrendo tutte le possibilità alla speculazione edilizia. Compreso un comodo lasso di tempo per realizzare l’edificio, ben cinque anni, con il rischio che con un’altra variante ad hoc in futuro possa ulteriormente migliorare l’offerta immobiliare.

Al Piano Cervellati resta il compito di regolamentare l’estetica degli arredi, come ha dimostrato la recente chiusura dell’edicola in Piazza Saffi, non adeguata ai canoni estetici, anche se rappresentava un’attività in un Centro Storico in crisi commerciale. In Piazza Saffi la rigida osservanza del Piano, ma al Rione Porto il piano diventa elastico e modificabile a piacere.

Alla luce di queste considerazioni. il Gruppo Consiliare di Partecipazione insieme a Rebecchini chiede che la variante urbanistica dell’ex Arena Italia venga annullata e che l’edificio venga riqualificato in base alle misure previste dal Piano Cervellati, uno strumento urbanistico che non può essere utilizzato a discrezione della speculazione immobiliare.

Domani depositeremo la richiesta urgente di una Commissione pubblica per far conoscere in maniera trasparente a tutti i cittadini (cosa che l’Amministrazione si guarda sempre bene dal farlo) questa per noi irricevibile proposta.


da Paolo Battisti, Roberto Mancini e Luigi Rebecchini
Partecipazione e Gruppo Misto




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-01-2014 alle 01:03 sul giornale del 04 gennaio 2014 - 3458 letture

In questo articolo si parla di roberto mancini, luigi rebecchini, paolo battisti, politica, ex arena italia

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Stamattina la "civetta" di un quotidiano locale in edicola evidenziava che "NEL 2014 I SENIGALLIESI VOGLIONO GRANDI OPERE".

Non leggo i giornali cartacei da tempo immemorabile perché preferisco servirmi di Internet, per cui immagino che l'intervento di cui trattasi sia una di quelle.

Tuttavia, io sono fermamente convinto che i Senigalliesi, per il 2014, avrebbero preferito non pagare la Tares e la mini-IMU (come si sta verificando in altri comuni delle Marche) e che, se di "grandi opere" si vuol proprio parlare, prima di tutte si dovrebbe metter mano alla convenzione della Sacelit-Italcementi per realizzare quelle ivi previste a spese esclusive di lottizzante o banche/assicurazioni che le hanno garantite. Ne basta e ne avanza ...

Scritto come in questo articolo sembra tutto abbastanza inquietante. Ma le immagini fanno capire le cose meglio delle parole. E dunque, perché non trovate un architetto (forse anche uno studente va bene) che vi faccia un bel rendering di quanto dite riguardo l'impatto del "palazzone" accanto a porta Fano? Non serve sapere che forma avrà, basta fare un cubo della misura giusta e noi cittadini potremmo valutare l'impatto della variante.

Commento modificato il 05 gennaio 2014

@Brenno
Qualcosa delle immagini di progetto per il nuovo edificio si trovano in internet digitando "senigallia ex arena italia" su google, e cercando le immagini.

E in effetti l'edificio che si vuole andare a costruire appare mastodontico in proporzione alla "Porta Lambertina", anche se non la raggiunge in altezza e resta ben più basso degli altri due condomìni lì vicino (su bastione Rodi e quello con la banca appena fuori le mura).
Per quanto riguarda il rischio massimo di esondazione, solo una parte del quartiere Porto ci rientra e l'area in oggetto NON è tra queste... anche se la lambisce, e questo dovrebbe in ogni caso richiedere molta, molta prudenza nelle scelte progettuali.
Concordo con il fatto che un porticato lì non abbia relazione con il contesto, ma non mi pare male: invece sconfesso in toto il nesso "porticato = maggiore cubatura", perchè la cubatura disponibile resta sempre quella; Casomai è vero che siccome il porticato in se non fa volume questo vuol dire dislocare quel volume altrove nell'edificio ma sempre entro il limite stabilito.

A proposito del porticato dell'intervento sugli "Orti del Vescovo" invece sono in TOTALE disaccordo: quando e se sarà realizzato l'intervento DOVRA' esserci il porticato perchè non sarebbe un falso storico come qualcuno dice, volutamente esagerando, ma sarebbe il completamento del progetto originario, che renderebbe anche più piacevole il lungofiume di una città votata al turismo.
Certo, non pretendo pure il porticato nella sponda sinistra del fiume, anche se...