Alluvione: Mangialardi in consiglio, 'Non dobbiamo rivivere mai più quel dramma'

Maurizio Mangialardi 03/06/2014 - Cosa è successo quella maledetta mattinata del 3 maggio? Qual è la situazione del fiume oggi? Cosa ciascuno di noi deve fare in futuro per evitare nuove tragedie? Sono le domande cui ha cercato di dare risposte il sindaco Maurizio Mangialardi che ieri pomeriggio ha aperto il Consiglio Comunale con un suo intervento interamente dedicato all'alluvvione che ha colpito la città un mese fa.

Un'aula per l'occasione gremita di una parte di quelle 1250 famiglie che nell'alluvione hanno perso tutto, che non hanno risparmiato fischi e brusii. “Nessuno più di me vuole conoscere le cause di quello che è successo -ha detto Mangialardi- non solo per quello che concerne il livello delle precipitazioni ma soprattutto per ciò che ha riguardato la situazione del fiume. Su questi aspetti ho chiesto formalmente una relazione al Presidente della Regione Marche ed al Commissario della Provincia di Ancona, enti titolari della gestione e manutenzione del fiume”. Il primo cittadino ha ripercorso le ore precedenti l'esondazione del Misa e di vari fossi che hanno allagato tutta la zona sud-ovest della città.

“Ho molta stima del lavoro che la Protezione Civile conduce ma è evidente che da solo l’sms di allerta attesta ben poco. Basti pensare che da gennaio ce n’erano stati ben 16 di allerta di quel tipo e non è successo nulla -ha detto Mangialardi- allo stesso modo era impossibile prevedere venerdì sera l'alluvione sulla base del livello del fiume, assolutamente nella norma”. Poi la cronaca di quel 3 maggio con il primo sms arrivato al sindaco dalla Protezione Civile alle 7,15, l'attivazione del Coordinamento Operativo Comunale per l'allerta del Misa, il sindaco e il vice sindaco Memè che effettuano vari giri perlustrativi tra via Molino Marazzana e l'Arceviese fino a tornare in città. Sono le 8,44 quanto Mangialardi entra nella sala operativa della Municipale in piazza Garibaldi dove prende contatto con il Prefetto e il responsabile della Protezione Civile regionale Roberto Oreficini perchè il Misa in città ha raggiunto gli argini e la ditta incaricata dalla Provincia di montare le paratie non riesce ad arrivare.

“Do disposizione di avvertire la popolazione nelle zone R4 dell’emergenza venutasi a creare e segnalo di rimuovere i veicoli dal lungo fiume, do ordine ai dirigenti degli istituti scolastici di trattenere a scuola gli studenti e di metterli in sicurezza nei piani alti degli edifici perchè la movimentazione di 4000 provenienti da fuori comune avrebbe creato un enorme pericolo per la loro incolumità -continua- non tutti i dirigenti hanno dato attuazione in maniera adeguata a questa mia direttiva, circostanza che ho evidenziato nella mia deposizione”. Relazione più volte interrotta dai fischi del pubblico e da voci che contestano. “Nessuno è venuto ad avvertirci al Portone e all'ex prg”, “non è passato nessun altoparlante”. Mangialardi li lascia sfogare e poi prosegue. “Se gli avvertimenti in alcune zone della città non sono arrivati -spiega- è perchè in quel momento eravamo impegnati nel salvare decine di vite umane a Borgo Bicchia. Pensate che se l'evento fosse prevedibile i Vigili del Fuoco avrebbero lasciato che la propria caserma si allagasse?”.

Il sindaco racconta dei drammatici salvataggi cui ha assistito e degli sms di aiuto che riceveva da cittadini che non potevano più comunicare con le linee telefoniche, dalle 10, ormai saltate. Così come l'elettricità. Alle 13,45 arriva la notizia del ritrovamento di un corpo galleggiante nel mare di acqua e fango che aveva invaso la città. Era quello di Aldo Cicetti. “Un amico che forse non sono riuscito a salvare” -dice con voce commossa. Le ore successive, e per tutta la notte, sono la cronaca di soccorsi continuati a pieno regime per tutta la notte di sabato. “Nessuno poteva prevedere che il Misa non esondasse più al centro città ma rompesse gli argini a Vallone, creando una massa d’acqua, che ha affogato Borgo Bicchia, Borgo Mulino, per arrivare al Ponte Rosso, in via Podesti e alle Saline. Ora c'è un'indagine della procura perchè io per primo voglio accertare le responsabilità dell'accaduto”. La conclusione della riflessione di Mangialardi è per un appello a Regione e Provincia sulla manutenzione dei fiumi affinchè “tragedie come quelle accaduta non si verifichino mai più”.



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Questo è un articolo pubblicato il 03-06-2014 alle 23:45 sul giornale del 04 giugno 2014 - 3595 letture

In questo articolo si parla di consiglio comunale, maurizio mangialardi, giulia mancinelli, alluvione

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Luigi Alberto Weiss

04 giugno, 08:33
Colonna sonora affidata alla banda cittadina che esegue marce, ali di folla, riprese in bianco e nero un po' tremolanti, commento fuoricampo stentoreo e marziale. In alto a destra il marchio del glorioso Istituto Luce. E' il film del racconto del... sindaco.

mino Utente Vip

04 giugno, 09:47
Trovo quantomeno curioso che a montare le paratie sui ponti debba essere una ditta esterna in arrivo chissà da dove, incaricata dalla provincia, e non dei tecnici comunali sempre disponibili sul posto...

Ero al Borgo Bicchia alle 10.45 del 3 maggio quando la situazione era già disperata.
Non è arrivato nessuno fino alle 13: alle 13 sono arrivati due poliziotti con una panda che l'unica cosa che hanno potuto fare è stato constatare di non poter fare niente.
Se insieme ad Aldo Cicetti non è morta anche la moglie è solo perchè Roberto Copparoni è riuscito a salvarla andando in perlustrazione con il Sup.
E si badi bene come gli stessi due poliziotti venuti con la panda a scrutare l'orizzonte abbiano chiesto allo stesso Copparoni "se poteva rimanere a fare degli ulteriori giri".
Quindi la sicurezza del Borgo Bicchia era nelle mani di un cittadino privato che - per suo coraggio - andava a fare il gondoliere con il sup in mezzo alla tragedia.
Quindi Mangialardi eviti le campagne elettorali e abbia la decenza di lasciare riposare in pace Aldo Cicetti: se non fosse stato per l'eroismo di un privato cittadino, oggi staremmo a piangere anche la moglie.

Lasciamo lavorare chi e' deputato ad indagare, con le competenze tecniche e legislative per poterlo fare.
Basta con le chiacchiere da bar adesso: da popolo di "commissari tecnici" ci siamo trasformati in popolo di ingegneri idraulici, avvocati ....e soprattutto giudici.

Vitale Vitaliano

04 giugno, 11:52
@ Daniele_Sole
Quando ci scappa un morto (anzi più di uno) l'indignazione, la rabbia e le polemiche sono comprensibili.
Molto meno comprensibile e giustificabile è chi come te (così almeno dal tuo commento mi sembra di capire e mi scuso se così non fosse) vorrebbe zittirle e metterle a tacere per "amor di bandiera".

Commento modificato il 04 giugno 2014

Hai indovinato, Vitale: non ho una bandiera anzi cerco di restrare il piu' possibile imparziale.
Se ti e' possibile vorrei capire da cosa pareva che io avessi scritto altrimenti, perche' onestamente non mi pare.
E' che dopo averne sentite tante, ma tante, e avendo ascoltato tutto ed il contrario di tutto sono stanco di parole: giudichero' dalle conseguenze delle indagini.

Vitale Vitaliano

04 giugno, 15:16
@ Daniele_Sole
Per chi ha perso la casa, per chi deve acquistare ex novo due macchine perché quelle vecchie sono finite sotto un mare di fango, per chi ha perso il lavoro perché la fabbrica è alluvionata, per chi ha perso i ricordi di una vita e per chi ha perso un congiunto, sfogare la rabbia anche lanciando accuse a chi si ritiene (a torto o a ragione) responsabile di tutto ciò è , come ti dicevo, giustificabile e comprensibile; anzi, direi inevitabile ed umano.
Scrivere come fai tu: "basta con le chiacchiere da bar adesso: da popolo di commissari tecnici ci siamo trasformati in popolo di ingegneri idraulici, avvocati ....e soprattutto giudici" da l'idea o che non hai afferrato in pieno il dramma di queste persone, oppure che difendi interessi di bandiera.
Sono comunque contento che tu mi abbia smentito: meglio una persona super partes in più che una asservita ad un colore politico.

Quel che ho scritto io è la verità, nuda e cruda. L'ho visto coi miei occhi quel che è successo al Borgo Bicchia: e mi permetto di assurgere al ruolo di avvocato (a quello di Commissario Tecnico ci arriverò tra circa 10 gg quando giocherà l'Italia) non solo e non tanto perchè è quel che faccio nella vita ma perché se leggo una ricostruzione di parte come quella del primo cittadino mi sento legittimato a opporne un'altra di parte.

Ho seguito tramite internet gran parte della seduta ed ho avuto la conferma che il Piano stralcio di bacino per l'Assetto Idrogeologico (PAI) nella sua versione originaria prevedeva come zona R4, cioè a massimo rischio di esondazione, un’area di gran lunga più vasta di quella attuale.

Siccome la zona deperimetrata è stata inondata dalle acque limacciose che vi hanno causato ingenti danni, i cittadini senigalliesi che li hanno subiti pretendono di sapere subito, senza dover attendere i tempi biblici di “chi è deputato ad indagare”, a quale attività di ricerca ed a quali soggetti politici (che l’hanno promossa, valutata ed approvata) sia riconducibile tale deperimetrazione: il PAI si basa su dati di fatto e non su ipotesi progettuali, ovvero una zona a rischio non viene cancellata “a condizione che …”.

Come è allegato al presente articolo il file della relazione del Sindaco, non credo ci sia pertanto alcuna difficoltà nel mettere a disposizione di quanti sono interessati, in modo analogo (semplice gratuito e trasparente), la succitata documentazione per leggerla, giudicare e decidere in merito alle eventuali azioni da intraprendere.