Amati: 'Il mio voto d'astensione alla Riforma'

Silvana Amati 08/08/2014 - Venerdì mattina il Senato ha votato la prima lettura del testo di riforma costituzionale " Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione".

Il percorso in Aula di questi ultimi 15 giorni è stato assai arduo, per tempi e modalità di discussione, arrivando a momenti reiterati di esasperata violenza verbale e non solo.

Non voglio commentare ora il risultato finale, che lascia insoddisfatti anche molti dei sostenitori della riforma, voglio invece motivare il mio voto in Aula.

Partendo dalla mia storia istituzionale e politica e confermando la mia adesione ai Comitati Dossetti per la Costituzione, ho deciso di rispondere conseguentemente all'appello inviato il 23 Luglio scorso da Raniero La Valle e Luigi Ferrajoli.

Durante il voto delle migliaia di emendamenti presentati al testo, ho sostenuto con convinzione tutti quelli che riproponevano un Parlamento, e quindi un Senato, eletti a suffragio universale diretto. Mi sono poi astenuta sul voto di ciascun articolo e, al momento delle votazioni finali in Aula, ho confermato l'astensione che al Senato, come noto, corrisponde a un voto contrario. L'atto è stato approvato con 183 voti a favore e 4 astensioni, la mia, quella del Senatore Tronti, del Senatore Calderoli e della Senatrice a vita Cattaneo, mentre le minoranze e altri colleghi del PD e di Forza Italia hanno scelto di uscire dall'Aula o di non partecipare al voto.

Resta l'augurio che le successive fasi di discussione di un atto così importante, alla Camera prima e poi di nuovo al Senato, consentano a tutti, dentro e fuori dal Parlamento, un ulteriore momento di riflessione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-08-2014 alle 22:31 sul giornale del 09 agosto 2014 - 1689 letture

In questo articolo si parla di silvana amati, politica

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Commento modificato il 10 agosto 2014

Io avrei votato no, ma l'astensione al Senato conta quasi come no.
La riforma, cosi' come si precipia, non mi dice nulla di positivo e non concorre a semplificare le cose: almeno non per adesso, che ancora non si capisce esattamente il Senato cosa andra' a fare.
Al referendum di approvazione, stando cosi' le cose, votero' NO a questo cambiamento cosi' raffazzonato e subitaneo dell'ossatura dello Stato stabilito dopo una guerra mondiale nel confronto tra le parti, anche duro, durato anni.