Un cittadino ricorda Guido Gozzano, il 'poeta eternamente triste'

4' di lettura 10/08/2014 - La redazione riceve e pubblica il ricordo di un lettore del poeta Guido Gozzano, firmato da Stefano Bardi.



98 anni sono passati dalla morte del poeta dallo sguardo, dalla voce, e dalla poesia triste, e il poeta, anzi il vate in questione è il torinese Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 6 agosto 1916). Un poeta immensamente conosciuto e allo stesso tempo fortemente snobbato, a causa delle sue poesie che sembrano “piagnistei”, e per colpa della loro atmosfera grigia e brumosa. Eppure il vate torinese ha avuto ed ha tutt’ora a quasi di un secolo dalla sua morte, un grande merito, anzi due, poiché nella Storia della Letteratura Italiana, è stato il primo scrittore ad aprire il Novecento (anche se i Critici letterari e gli Esperti del settore individuano in Sergio Corazzini, l’autore che ha aperto le danze del Novecento letterario italiano, affermazione vera in parte). Inoltre Guido Gozzano si può e si deve considerare a pieno titolo l’erede letterario del Decadentismo francese, che trova il suo corrispettivo italiano nel Crepuscolarismo.

Crepuscolarismo in Italia apparrà per la prima volta attraverso le raccolte poetiche “Piccolo libro inutile” ed “Elegia. Frammento” del 1906, del vate romano Sergio Corazzini, ma, è con la raccolta poetica gozzaniana “I Colloqui” che il Crepuscolarismo come genere letterario, si consolida totalmente e definitivamente in Italia. Ma, che cos’è il Crepuscolarismo? Spegnimento, Decadimento, e voci Sfinite e Calme. La poesia crepuscolare è un luogo in cui gli uomini trovano il loro corrispettivo sessuale con l’unione fra cortigiane, meretrici, e donne dalle umili origini, per lo più serve. In poche parole il vero amore, cioè quello aulico e vero, è irrealizzabile, ed è una pura e mera chimera, un’utopia. Un altro tema di vitale importanza della poesia crepuscolare, e fortemente legato al tema dell’amore irrealizzabile, è quello dell’inetto o dello sfigato per usare un termine del linguaggio giovanile, il quale non riesce ad innamorarsi per colpa delle sue paure e dei suoi errori che compie in ogni tentativo d’approccio verso l’amore Vero, ed è costretto a trasformare il sentimento in atto sessuale, con la feccia più sporca dell’Umanità (meretrici, serve, cortigiane), verso la quale prova odio e rabbia. Queste sono le tematiche della raccolta gozzaniana, la quale si muove du 4 binari. 1° binario: La vana e inutile ricerca da parte dell’autore della gioia, della bellezza, dell’amore, della dolcezza, e del contatto fra le persone. 2° binario: Rimembranza delle nostalgie puerili, le quali gli si presentano annebbiate e offuscate. 3° binario: La Morte intesa come un recupero luminoso delle gioie, delle bellezze, e delle dolcezze della sua puerizia, che fu per Lui travagliata e assai triste, a causa in primis della ferrea educazione impartitagli dalla sua famiglia, in secundis a causa degli ardori che portarono alla Prima guerra mondiale, e in terzis a causa della tubercolosi che lo portò alla morte, lasciandogli però il viso bello con carni e membra fresche. 4° binario: Il quarto binario è legato al terzo, ed è il dialogo con i morti, che per l’autore significò la ricerca continua (anche dopo la loro morte), del calore familiare dei suoi genitori.

Oltre a codesta raccolta poetica, Guido Gozzano ci lascia la raccolta poetica “La via del rifugio”, che cronologicamente è la prima opera poetica da Lui composta. Una raccolta in cui l’autore sceglie autonomamente di scappare ed esiliarsi dal folle e allucinatorio vortice della Vita, alla ricerca di un rifugio che sarà il rifugio presente dalla prima all’ultima poesia della raccolta poetica “I Colloqui”, cioè il calore familiare.

Un poeta di quasi un secolo che è ancora moderno e che ci lascia un insegnamento, che per molti giovani d’oggi è superficiale, e lo dimostrano i casi di picchiamento o peggio ancora d’omicidio verso i propri genitori per pochi soldi. Tutto questo che centra cari lettori con il poeta torinese? Centra perché l’insegnamento che Guido Gozzano ci lascia in eredità, è quello di rispettare i calori e gli affetti più cari e sinceri che abbiamo a questo mondo, cioè gli affetti e i calori familiari. Insegnamento che c’è dato anche attraverso il dialogo con i morti, in altre parole il poeta torinese ci suggerisce di praticare il culto della morte della nostra Famiglia, cioè venerare i nostri genitori defunti, venerarli fino a farli diventare degli dei, perché anche dopo la loro dipartita, il loro affetto e il loro calore è sempre presente nella nostra Vita, e non ci lascerà mai. Allora queste mie parole non sono solo un omaggio a questo grande poeta, ma sono anche, un invito alla lettura dell’opera “I Colloqui”, in particolar modo un invito di lettura rivolto ai giovani, e proprio voi cari ragazzi, sappiate leggere e capire bene, e fare buon uso degli insegnamenti gozzaniani. Buona lettura!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-08-2014 alle 19:49 sul giornale del 11 agosto 2014 - 1326 letture

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