Il Misa nel tratto urbano dalla Foce al Foro Annonario

27/11/2014 - Prosegue la riflessione paesaggistico ambientale scritta da Paolo Landi sul Fiume Misa articolata in più pubblicazioni. La settima riguarda il "Misa nel tratto urbano dalla Foce al Foro Annonario".

Su questo primo tratto dell’attraversamento urbano del fiume si gioca il futuro di Senigallia perché è quì all’incontro tra la direttrice costiera e quella valliva che c’è una importante parte di città centrale ancora tutta da costruire intorno all’unico perimetro definito del porto. Il tempo ha custodito a lungo questo spazio occupato dagli stabilimenti poi dismessi e demoliti della Sacelit e dell’Italcementi ed ora tutto si gioca sulla capacità di allestirvi un nuovo scenario urbano di qualità. Non si è però cominciato bene, con una convenzione sbagliata che va cancellata senza riserve per non affossare Senigallia su uno standard di mediocrità, bruciando la più grande occasione di rilancio mai presentatasi in cinque secoli di storia, dai tempi dei Della Rovere ad oggi. La situazione di stallo del cantiere Lanari sta giocando a favore di un’auspicabile parziale revisione del progetto, ma soprattutto di un’urbanizzazione da rinegoziare totalmente tra amministrazione comunale, Banca Marche e soggetto attuatore, anche in virtù di miglioramenti qualitativi, funzionali ed estetici conseguibili peraltro con una notevole riduzione di costi.

La progettazione ufficiale si è fossilizzata su un porto compresso che rischia l’asfissia totale se si dovesse realizzare anche l’ampliamento previsto della darsena grande sulla corrispondenza dell’ex navalmeccanico, su un nuovo ponte di attraversamento del Misa che viene schiacciato sulla ferrovia senza una chiara visione del suo utilizzo ma con la certezza di mortificare una visuale straordinaria e su un accesso all’area portuale orrendo, brutta copia di uno sgangherato svincolo autostradale estrapolato da una inconcludente sintesi di continui compromessi e aggiustamenti e frutto della cocciutaggine che non ha voluto guardare altrove per cercare una soluzione più adeguata. Nella figura che segue si propone un’idea diversa di porto che supera i limiti evidenziati con un ulteriore ampliamento a nord che prevede una nuova darsena e adeguati spazi a terra per i parcheggi e le attività di aggregazione, con un attraversamento del Misa che realizza il congiungimento ottimale dei lungomari sui loro proseguimenti naturali completamente liberati dal traffico in una passeggiata continua dalla Rotonda all’hotel International e con un nuovo accesso all’area portuale più funzionale, economico ed elegante.

Questo sistema si focalizza attorno alla darsena Bixio come “piazza d’acqua” dove andranno a specchiarsi il profilo sinuoso del nuovo ponte, un auspicabile torre panoramica che ricordi la ciminiera, una palizzata di eleganti edifici e dove l’orizzonte e il mare si stringono per spingersi fino a incunearsi e a dissolversi in un virtuale termine del porto nel cuore della città vecchia attraverso una ramificazione di camminamenti paralleli e convergenti di straordinaria bellezza, con quello dominante sospeso in asse sul fiume sostenuto da tre travi lamellari appoggiate agli argini che salta da una sponda all’altra, inquadrando uno scenario monumentale unico per finire su una piazza Simoncelli trasformata da “non luogo” a stupendo salotto urbano dove sulla prospicenza di via dei Macelli va pensato un nuovo fronte che riprende fedelmente la forma architettonica dei portici con l’ex palazzo del liceo troncato di alcune arcate, demolito, ricostruito, sopraelevato e allungato sulla piazza dopo una rotazione di 90 gradi per guadagnare quel maggior volume necessario a giustificare la fattibilità economica di un recupero non più rinviabile e insostenibile col solo intervento di ripristino conservativo.

Qui, da dove si scende anche per accedere all’alveo, le tre piazze, allacciate da via Manni, pur mantenendo proprie caratteristiche, si fondono in uno spazio unico amplificato e ininterrotto che attraverso il fiume si estende e diffonde ulteriormente a sinistra cingendo il centro storico su due lati e a destra con un’espansione ad imbuto che spontaneamente spinge al mare. Sulla sponda sinistra, all’angolo della darsena Bixio va previsto un secondo accesso all’alveo riservato e pensato per chi va a cavallo, evitando così, dalla campagna alle spiagge, il passaggio in strada. In questo tratto fluviale il collegamento diffuso si realizza con nuovi attraversamenti, come quello intermedio sospeso e appena visto tra il ponte del corso e quelli di statale e ferrovia, e verso la foce con una nuova intermittenza che immagina l’unica e attuale passerella, spostata in corrispondenza del ristorante La pagaia, il nuovo ponte di congiunzione dei lungomari, con la triplice funzione carrabile, di pista ciclabile e di passeggiata, sull’asse Hotel la Vela –Uliassi e ancora più verso mare una seconda passerella ciclo pedonale.

Anche in acqua si dovrà pensare a ripristinare con un breve tunnel il vecchio collegamento di accesso al porto prevalentemente per le ragioni di messa in sicurezza del fiume con la funzione di scolmatore già sostenute nel 1° capitolo della “questione idraulica” e in seconda battuta per portare il terminale della navigazione fluviale sulla darsena Bixio. Infine, sempre sul tratto in esame va fatta una importante considerazione sulla circolazione stradale parallela al fiume che pur conservando la struttura originaria si migliora con il nuovo ponte di congiunzione dei lungomari che, con quello del corso, realizza una grande rotatoria oraria che libera dal doppio senso i sottopassi di via Perilli e di via Dogana Vecchia cedendo una corsia ai nuovi percorsi ciclopedonali. In questo modo non solo vengono garantite tutte le percorrenza attuali ma ne vengono agevolate nuove altre oggi impensabili. Nel prossimo capitolo tratteremo ancora del Misa nel tatto urbano corrispondente ai portici.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-11-2014 alle 15:11 sul giornale del 28 novembre 2014 - 1556 letture

In questo articolo si parla di attualità, Paolo Landi e piace a Daniele_Sole

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Anche questa volta mi trovo ad approvare le proposte dell'ing. Landi, perche' stuzzicano la fantasia e fanno sperare possano diventare realta'.
Chi ha potuto usare il treno per muoversi da Senigallia per Pesaro avra' sicuramente notato come la visuale sgomberata dall'ex Navalmeccanico (tra fiume e Hotel Patrizia) sia fantastica, e varrebbe la pena venisse in qualche maniera conservata e valorizzata.

Tarcisio Torreggiani

28 novembre, 11:03
Bravo Ing. Landi, Speriamo che almeno questa volta qualcuno ti ascolti, anziché farsi influenzare dalle visioni parossistiche di ingegneri di "fama, si fa per dire,.