Paradisi: 'Tassa borbonica per il suolo pubblico'

Roberto Paradisi 12/12/2014 - Bollettini da capogiro recapitati in questi giorni ai nostri operatori economici. Il Comune più tartassatore delle Marche sta bussando cassa: i nostri commercianti sono chiamati a pagare cifre addirittura borboniche per l’occupazione del suolo pubblico. Somme da far girare la testa e far sbiancare il commercio.

Somme che solo Senigallia pretende in una misura che non dobbiamo esitare a definire addirittura immorale. Parlo della Cosap, questo balzello che l’Amministrazione comunale ha deciso di abbracciare (preferendolo alla Tosap, che è un tributo disciplinato e limitato da norme sovracomunali) per superare i limiti massimi della pretesa impositiva. Insomma: una scelta politica per tosare i nostri commercianti (e non solo).

Per comprendere le dimensioni dello scandalo di questa tassa voluta dalla Angeloni e pluriconfermata da Mangialardi (emblematica la bocciatura della proposta da me presentata di abbassare la tassa), basti fare alcune comparazioni. A Senigallia la tassa per l’occupazione permanente del suolo pubblico costa al cittadino, in centro storico, nei lungomari e nei tratti principali di statale ben 99,87 € al metro quadrato. Un locale con appena 50 metri di spazio occupato per tavoli e sedie paga al Comune 5 mila euro all’anno di tasse. Una bazza che sta strozzando il commercio. A Fano la forbice in centro storico va dai 18,00 euro delle zone meno centrali fino a 27 euro delle zone più centrali. Lo stesso commerciante senigalliese che dovesse aprire la sua attività in centro a Fano spenderebbe pertanto 1.000 euro all’anno anziché 5 mila. Cinque volte di meno. A Pesaro, si spende quattro volte meno che a Senigallia: la forbice (sempre in centro storico va dai 32,42 euro delle zone meno centrali ai 41,69 delle zone centralissime). A Sirolo il Comune (evidentemente non influenzato da sindrome borbonica) pretende 26,34 euro al metro quadrato.

A San Benedetto del Tronto poco più di 40 euro. E potrei andare avanti. Ma il concetto è chiaro: per Mangialardi e i suoi compagni il commerciante e l’imprenditore (ma dovremmo dire il cittadino in generale) sono pecore da tosare e non da aiutare nello sviluppo. È il vizio dei politicanti di professione che mai una volta hanno vestito i panni del lavoratore autonomo che rischia di tasca propria. Ricordiamolo tutti quando i tartassatori torneranno a chiedere fiducia alla città.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-12-2014 alle 11:15 sul giornale del 13 dicembre 2014 - 1716 letture

In questo articolo si parla di roberto paradisi, politica, coordinamente civico e piace a Daniele_Sole

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La logica predatoria dell'amministrazione di Senigallia è stata ben messa in evidenza quando il sindaco si è pubblicamente rammaricato - e sottolineo "rammaricato" - per il minore incasso, rispetto a quello programmato, derivante dalle infrazioni al codice stradale e alle norme edilizie. Come dire che se i cittadini sono più virtuosi, lui s'incavola non poco! Ché se quelli non trasgrediscono lui poi come fa a finanziare le sagre elettorali delle salsicce?

Cari miei concirradini, quand'è che vi stancherete finalmente di questo secolare andazzo? Ma la vogliamo cambiare questa amministrazione che si tramanda le chiavi della cassaforte di famiglia di padre in figlio, oppure vogliamo continuare a fare la lagna al bar, senza poi cambiare nulla, ché un lampione sotto casa o una buca tappata proprio davanti all'uscita del garage conta più del nostro futuro?

gasparinocarbonaro

14 dicembre, 10:52
Commento sconsigliato, leggilo comunque

Commento modificato il 14 dicembre 2014

In due commenti due diversi punti di vista.
Tra chi pensa che sia troppo esosa e chi pensa che invece possa servire a "disincentivare" la presenza di tavoli e sedie all'esterno anche in posti dove potrebbero non stare.

Per me, se penso ad una citta' turistica, la vedo a misura di turista quindi ben vengano gli spazi esterni occupati da tavoli e sedie, purche' si lasci spazio anche agli altri e senza trasformare l'occupazione in vero possesso tramite strutture troppo chiuse o semipermanenti.
Certo che in ambito di crisi ogni quadagno che arriva al Comune andrebbe ben visto: credo che se ricalibrato al ribasso anche altre attivita' potrebbero essere interessate ad occupare un minimo di area facendo cosi' pervenire al Comune un gettito maggiore e tale da compensare l'eventuale riduzione.
Ma si dovrebbe prima fare un'analisi economica di fattibilita' tenuto conto di quelle attivita' ora presenti che potrebbero essere interessate a farlo, potendolo fare.
Senno' anche questa finisce come la solita storia delle luci di natale in giro.

La polemica viene dal consigliere o dell'esercente attività commerciale interessata dalla tassazione borbonica?