Referendum costituzionale, Punzo: 'La tornata referendaria, vi spiego il mio 'si''

Alfredo Punzo 9' di lettura 07/09/2016 - Il Consiglio comunale di Jesi si accinge a dare il suo contributo di “informazione” ai cittadini che rappresenta, in vista del referendum costituzionale sull’assetto delle istituzioni organizzando un’assemblea pubblica cui - oltre che i cittadini jesini che restano i principali destinatari dell’evento – saranno presenti i locali comitati del “si” e del “no” che illustreranno brevemente il contenuto della legge costituzionale e le loro ragioni, e saranno principalmente a disposizione delle domande dei cittadini che – speriamo – intervengano numerosi e motivati.

È ovvio che quella del Consiglio è qualcosa di più che una speranza di dare un contributo di informazione: questo referendum, che non è un referendum abrogativo ma consultivo (e quindi il suo esito avrà un effetto “concreto” rispetto all’entrata o meno in vigore della riforma, a prescindere dal raggiungimento o meno di un “quorum”) rappresenta un momento cruciale della vita democratica di questo Paese, i cui esiti si ripercuoteranno in maniera tanto drastica quanto concreta su quella che sarà la nostra vita futura di cittadini, determinando un diverso esito sia per l’attività del Governo (centrale e locale) che per quella del Parlamento.

Rendersi conto che ancora oggi, a pochi mesi di distanza dal voto referendario, molti cittadini non hanno proprio chiarissimi i termini della questione loro proposta ed è massima la confusione tra gli scopi del referendum e la prosecuzione di questo governo e del suo leader, non poteva lasciarci indifferenti.

Dopodiché – proprio perché l’esito di questo Referendum mi coinvolge moltissimo soprattutto come cittadino e padre di famiglia – sento anche il dovere di entrare nel merito; e la prima cosa da condividere è la consapevolezza che tutto è perfettibile e nulla è esattamente come lo vorremmo noi. E che in politica, forse, questa affermazione è più vera che in altri contesti.

Ma è proprio su questa base che, a titolo strettamente personale, al di là dei “miglioramenti” che si potrebbero comunque apportare a quanto votato in parlamento (e che – è bene ricordarlo - è comunque il risultato di una serie di mediazioni), sono un convinto sostenitore del “SI”.

Le ragioni sono molteplici e vi espongo quelle che per me sono le prime due per importanza, quelle che – anche da sole - giustificherebbero il mio “SI” convinto.

La prima ragione, la più importante, è che questa riforma costituzionale mette finalmente un limite e determina un’inversione di tendenza allo strapotere degli enti locali, in particolare le Regioni.
Molto della responsabilità per il divario che questo Paese ha accumulato negli ultimi lustri rispetto ai suoi partners Europei in tutti i campi - l’arretratezza culturale, politica e sociale che ci affligge, la corruzione e la “volgarizzazione” del consenso che siamo abituati a “vivere” sulla nostra pelle tutti i giorni col suo corollario di crollo verticale della qualità dei nostri rappresentanti politici - deriva dall’aver messo in mano a una ventina di potentati locali senza regole e senza censura (i governatorati regionali e tutto quello che vi gira intorno) decisioni importantissime ed esiziali per il tenore di vita reale delle persone.
Né è derivato, in pochissimi anni, che il voto di scambio è diventato da fenomeno politico “marginale” (ancorché importante…) l’unica “REGOLA” nel governo dei territori. I nostri politici, per la grandissima parte, basano il loro consenso sulla capacità di elargire “favori” (veri o presunti poco conta…) in cambio di consenso essendo il consenso l’unico faro della loro azione. Un consenso che, ormai, fa tranquillamente a meno sia della Visione di Società che dovrebbe ispirare l’azione politica di qualsiasi parte politica che del Progetto che serve a realizzare quella Visione.
Ed i “favori” si possono fare se e solo se si controllano i “posti” nei quali si decidono sia le cose piccole e miserabili che le cose grosse. Basta guardare cosa sono la Sanità, i Rifiuti, la distribuzione dei Servizi e … qualsiasi altra cosa sia nella portata di questa gente. Insomma, delle cose “serie” non si occupa più nessuno o – quando se ne occupa qualcuno (e se ne occupano, specie quando vi girano intorno tanti soldi…) – lo fa per ricavarne ulteriore potere da far pesare nella “tarantella” del consenso!

Come sarebbe altrimenti possibile che temi e competenze come la Sanità, l’Ambiente, la produzione e la distribuzione dell’Energia, la Formazione, i Trasporti, le politiche a sostegno delle aziende, la Finanza locale, lo sviluppo delle Infrastrutture versino nello stato in cui sono. E, non dimentichiamolo, a fronte di una tassazione che non ha eguali in Europa!
Ecco, dobbiamo “ficcarci” bene nella testa che sono temi ed ambiti che NON POSSONO stare in mano a 20 “bande armate” senza controllo che passano il tempo ad alimentare comitati e mettersi in causa sia con lo Stato che tra di loro, con l’unico scopo (che non tentano più nemmeno di nascondere, sarebbe un “pudore” comprensibilissimo …) di esserci ancora alla prossima tornata elettorale!!!

Si badi bene che la riforma costituzionale non abroga le Regioni (dico io … purtroppo!): tuttavia, le ridimensiona drasticamente, confinandone le “beghe” in una camera nazionale (il nuovo Senato) che mai e poi mai potrà influire sulle sorti del governo nazionale e sulle scelte che contano per il Futuro di questo Paese! E, ne converrete, niente non è!
La riforma andrebbe votata anche solo per questo: toglie “potere reale” alle Regioni, e questa cosa porterà anche ad un ripristino migliorativo dei meccanismi selettivi del personale politico nazionale.

Insomma, la riforma toglierebbe dalla disponibilità del banditismo politico locale temi (e risorse economiche, soprattutto…) fondamentali per lo sviluppo ed il governo del Paese che dovrebbero, invece, conservare tutta la “sacralità” che meritano.

Cosa succede se questa cosa non passa? Semplice, andremo avanti esattamente come andiamo avanti oggi, e presto (ormai ci siamo quasi…) finiremo per condizionare le scelte relative ai suddetti temi ed ambiti a quanto saranno capaci di interdire persino i …. “comitati di condominio”: insomma, il populismo più deteriore (per capirci, quello pentastellato alla Di Maio & Di Battista) finirà col prevalere, mandando in malora anche il poco che ancora faticosamente sopravvive!



L’altro motivo per il mio convintissimo “SI” sta nella semplificazione dell’azione di governo e le implicazioni che questa semplificazione ha sulla responsabilità dei soggetti politici. Infatti, l’idea della semplificazione, oltre che restituire efficienza ai processi parlamentari, contiene altri due concetti importantissimi.
Il primo consiste nel fatto che la parte politica che governa non potrà più sfuggire alla responsabilità dei risultati prodotti dalla sua azione di governo perché – grazie anche alla nuova legge elettorale - avrà governato “libero” da qualsiasi condizionamento di alleati, lobbies assortite o partners, di qualsiasi tipo.
L’altro concetto riguarda la “conseguente” ed altrettanto evidente responsabilità verso le proprie scelte dei cittadini-elettori: perché – è bene ricordarlo di tanto in tanto… - questi “signori” di cui ci lamentiamo così tanto per le loro “gesta” (sempre più spesso da “magistratura”) ed i loro “privilegi”, li eleggiamo noi, non altri…, e sappiamo benissimo come ciascun “italiota” abbia sempre avuto i suoi bravi motivi per votare come vota!

Si poteva far di meglio? Senz’altro SI. Ma questo testo è l’unico che la nostra classe politica è stata capace in trent’anni e passa di partorire e portare fino alla fine, ad un passo dall’entrata in vigore (manca solo il referendum popolare). Tanto per capirci, quel genio di D’Alema e tutti gli altri geni che, come lui, oggi si agitano e fanno tanto polverone pur di sopravvivere politicamente al loro tempo (che non è stato … un gran tempo visti i risultati, anche questo va detto!) quando era nella loro disponibilità fare “qualcosa”, non hanno COMBINATO UNA BEATA MAZZA! Da questo punto di vista, un plauso a RENZI (si, a lui, l’”ebetino” come ama appellarlo il “comico” genovese…) che, quanto meno, ci propone qualcosa di più che accettabile rispetto all’individuazione di un problema e di una soluzione.

CONCLUDO: questo Paese ha urgente bisogno di “sterzare” soprattutto sulla qualità della nostra vita politica e del suo personale. E la soluzione NON è passare dai D’Alema ed i Berlusconi ai Di Maio, i Di Battista, i Salvini ed a tutti gli altri “avventurieri” nullafacenti (perché “incapaci” di fare qualsiasi cosa) che hanno individuato nella politica l’ultima spiaggia per sbarcare il lunario!

E questa riforma, più di tutto, incide sul vero cancro sociale che ci sta distruggendo: combatte il banditismo sociale che sta nella politica locale (e che oggi è talmente solido da determinare anche la politica nazionale perché ne seleziona i quadri…) andando a colpire sensibilmente le competenze degli enti locali e, quindi, il loro POTERE.

È il massimo che si poteva fare? Secondo me si poteva fare di più, ad esempio, sopprimere del tutto politicamente le Regioni, riducendole a semplici contesti operativi con la mission di “attuare” fedelmente le scelte politiche determinate dal governo centrale. Non si è fatto? Pazienza, va “capito” che quello che ci viene proposto è il frutto della mediazione e del compromesso….
Ma quello che è stato prodotto è meglio di NULLA e, soprattutto, rappresenta un modo efficace per andare decisamente nella giusta direzione perché restituisce responsabilità a chi è eletto e – soprattutto – a chi elegge, ovvero a tutti noi cittadini aventi diritto al voto! In ogni caso, meglio – ma molto meglio, direi - dei “comitati di condominio”, quell’oscuro luogo verso il quale ci sta portando, invece, il populismo più sfrenato e senza controllo dei Di Maio e dei Di Battista.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-09-2016 alle 15:41 sul giornale del 08 settembre 2016 - 1117 letture

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