I cinque cerchi di Rio: la paralimpica Legnante è ancora oro nel getto del peso

Assunta Legnante è oro alle Paralimpiadi di Rio 2016 15/09/2016 - Ancora medaglie marchigiane da Rio, dove proseguono i giochi paralimpici.

A poche ore dallo strepitoso storico oro olimpico ottenuto dall’immensa Assunta Legnante, indubbiamente l’atleta più importante che l’Italia abbia mai avuto nella specialità dei lanci, sia alle sue imprese di sportiva normodotata sia paraolimpica, si possono fare alcune considerazioni a freddo, ancor prima del ritorno in patria della campionessa, assieme a chi ha lavorato dietro le quinte con l'atleta adottiva di Potenza Picena, per ottimizzare questo risultato di assoluto prestigio internazionale, lungo 15 metri e 74 cm, tanto è il lancio che le ha permesso di riconfermare la numero uno, dopo Londra 2012.

Il chiaravallese Massimo Pistoni è un tecnico della Federazione Italiana di Atletica Leggera ed è il preparatore fisico di Assunta. La sta seguendo da gennaio del 2016 ed ha vissuto probabilmente, il periodo più cupo della campionessa, quando la sua condizione fisica era scesa, per problemi importanti alla schiena, ad un livello minimo di accettabilità.

Pistoni ci dice: “… ho sempre detto che seguire Assunta è facile, l’importante era riuscire a farla gareggiare, rimetterla in piedi, tanto per utilizzare un termine concreto. Assunta ha un importantissimo palmares sportivo ed una sensibilità di “ascoltare” il proprio corpo molto evoluta. Interpreta e riconosce i movimenti con alta percezione, segno questo appunto, di un’importante condizionamento motorio e specifico del gesto atletico. La difficoltà quindi, è stata quella di affrontare un programma di recupero e di tonificazione personalizzato, utile a permetterle di affrontare dignitosamente l’avventura olimpica. Un lavoro basato su tecniche posturali e biomeccaniche specifiche, adatte a contenere i carichi della colonna vertebrale, rispettando quelle che sono le curve fisiologiche naturali e contrastare i dolori generati dalle ernie che la martoriavano…” .

Un lavoro questo del preparatore fisico Pistoni di alta responsabilità, considerando la delicatezza anatomica della zona interessata, senza contare il peso mediatico dato dallo spessore tecnico della campionessa conosciuto in ambito mondiale e l’obbiettivo olimpico che rimane per ogni atleta, un traguardo da raggiungere a tutti i costi.

Nonostante le attenzioni però, gli accorgimenti rieducativi non sono stati sufficienti, a maggio infatti, Assunta si è dovuta sottoporre ad un intervento al rachide per limitare i dolori discali, un’operazione contenitiva, che permettesse di riavviare il prima possibile gli allenamenti.

“Così è stato…” continua il tecnico di Chiaravalle, “… nel giro di un mese ci siamo ritrovati a lavorare in piscina svolgendo esercitazioni in galleggiamento, mantenendo il corpo in sospensione per non sollecitare la struttura osteo-articolare e non gravare sulla schiena. Assunta è una lavoratrice formidabile, ha grinta da vendere e tantissima motivazione. A distanza di ulteriori trenta giorni, stiamo già parlando di luglio, abbiamo ripreso anche con le sedute a corpo libero e con il tempo, finalmente, con pratiche di stabilizzazione del core ed un minimo di potenziamento, capace di esercitare nell’atleta, quella sensazione indispensabile di “tensione muscolare”. Infine agosto, mese in cui, oltre che con me, ha svolto degli allenamenti specifici di lancio con la guida federale Nadia Checchini...”.

Sono nove mesi esatti di sacrifici e di duro lavoro, un arco temporale che sotto l’ottica degli attori è volata, ma questo è stato un periodo pieno di sviluppi multiformi, di tensioni emotive da un lato e di professionalità e passione da un altro, soprattutto però, dobbiamo sottolineare la grande umanità che c’è dietro a questa storia fatta di persone, persone vere in carne ed ossa. Il finale poi lo conoscete tutti, come la più bella delle favole Assunta Legnante è tornata a gareggiare, a vincere e coprire il ruolo della leonessa invincibile.

Per quanto riguarda l’allenatore di casa nostra invece, Massimo Pistoni, potremo ricordarlo come l’uomo che ha contribuito a questo spettacolare risultato, l’uomo che lascia il segno, che migliora ancora il suo già invidiabile curriculum: del resto un oro paraolimpico non tutti riescono a portarselo a casa.


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it







Questo è un articolo pubblicato il 15-09-2016 alle 14:52 sul giornale del 16 settembre 2016 - 2089 letture

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