La Deposizione e la Trasfigurazione, travaglio artistico di Lotto

16/09/2016 - Il grande gruppo industriale americano Caterpillar, con sedi anche in Cina, in Europa ed una nelle Marche a Jesi, ha restaurato recentemente uno dei capolavori del pittore veneto, Lorenzo Lotto che operò molto nelle Marche, lasciando ad Ancona, Loreto, Jesi, Monte S.Giusto e Recanati, dei capolavori.


E proprio a Loreto morì nel 1556.

LA DEPOSIZIONE, realizzata da Lotto nel 1512, che si trova attualmente nella Pinacoteca Civica di Palazzo Pianetti, ha una lunga e controversa storia per giungere alla sua realizzazione. Nel 1411 la Confraternita del Buon Gesù di Jesi, pensò ad una commissione per una pala d'altare raffigurante la Deposizione. Nel 1508 individuarono in Luca Signorelli, che oltre alla prolifica attività romana, affrescò il duomo di Orvieto, l'artista idoneo alla realizzazione dell'opera. Ma il vincolo contrattuale che vincolava il Signorelli a dipingere personalmente per un anno la pala d'altare con obbligo di residenza, venne irrimediabilmente scisso dallo stesso Signorelli, perchè contemporaneamente gli venne commissionato un importante lavoro in Vaticano.

Ma come si giunse a trovare il Lotto per sostituire Signorelli? Sicuramente fu l'umanista jesino Angelo Colocci, nominato Segretario Apostolico presso la Curia romana, che conobbe Lotto, anche lui impegnato al Vaticano e i contatti furono immediati. Si giunge ad un nuovo contratto con il pittore veneziano nel 1511, che non fu obbligato a soggiornare stabilmente a Jesi, per il periodo della lavorazione della pala. Tanto che gli studiosi ritengono che la Pala raffigurante la Deposizione sia stata realizzata a Roma.

Sta di fatto che La Deposizione di Jesi insieme alla Trasfigurazione che si trova nel museo di Recanati, rappresentano un momento di crisi di identità e di umiliazione dalla esperienza romana.
Già nel Polittico del 1508 di Recanati, Lotto attraversa un travaglio artistico che evidenzia in lui lo scontro psicologico figurativo fra il naturalismo veneziano e il classicismo romano. Ma questo aspetto è riduttivo rispetto alla lezione che il Lotto ebbe nella sua prima esperienza lombardo-veneta, dove la pittura di Giorgione rappresenta la meta a cui mirare e in cui i personaggi sono inseriti nel contenitore paesaggistico.

Nella Deposizione del Lotto il paesaggio è un pretesto letterario di una considerazione svolta intorno al tema del dolore. La linea di una montagna rocciosa e brulla sulla sinistra precipita allargandosi su un pacifico golfo marino e risale slla collina, tipicamente marchigiana. La distanza tra la collina della Crocifissione e il sarcofago marmoreo, in cui vedrà introdotto il corpo del Cristo, introduce il concetto dell'unità di tempo e di luogo dell'evento.
Da notare il gesto di disperazione della Madonna con le braccia alzate verso il cielo in senso di disperazione umana e di dannazione celeste. Una ribellione che è profondamente umana . Ma poi la disperazione si trasmette a Nicodemo che si stringe fra i denti il telo che avvolgerà il Cristo. Un dramma che anticipa con tonalità cromatiche diverse quella della deposizione di Caravaggio e nulla sarà vano il sereno portato dagli angeli che quasi viene respinto dalla tragicità dell'evento umano. Il restauro ha permesso di recuperare questi contrasti cromatici, che il tempo aveva offuscano e disimbellito.Le opere jesine di Lotto consentono nel loro insieme di ripercorrere la genesi, il significato e lo sviluppo dello stile dell'artista veneziano.

Oltre alla Deposizione la Pinacoteca civica conserva anche le due tavolette dell'Annunciazione e la famosissima Pala di S.Lucia, con le 4 predelle della storia della Santa (1532), la Visitazione e Annunciazione. Preziose sono le due tavolette dell'Angelo Annunciante e della Madonna Annunciata, arrivate fino a noi come parti a se stanti, ma che facevano inizialmente parte di un trittico, con al centro S.Giovvani a Patmos, così come risulta da un disegno conservato nella Biblioteca di Siena. Stilisticamente vicine alla Madonna in trono col Bambino e Santi, anch'essa conservata nella Pinacoteca di Jesi e soprattutto il Polittico di Ponteramica,entrambe del 1526. Questa vasta cultura lottesca potrebbe divenire uno dei capisaldi di una mostra in itinere che la stessa amministrazione comunale jesina, vorrebbe progettare metendosi in cotatto con la pinacoteca civica di Pesaro, in primis, dove vi è un altro capolavoro di un pittore veneto, Giovanni Bellini, autore della famosa Pala del Bellini e la cui cimasa si trova ai musei Vaticani. Un progetto che secondo il mio modesto giudizio va sostenuto e difeso, perchè grazie anche agli in put dell'assessore alla Rivoluzione del comune di Urbino, bisogna unire le forze, vedi il progetto su Antonio da Pesaro, che verrà esposto al Palazzo Ducale di Urbino, e di cui un bel trittico si trova nel Museo Diocesano di Jesi. Ben vengano i capolavori del Signorelli, la Venere del Tiziano, per brevi periodi, per essere ammirati da migliaia di visitatori. Ma in primis valirizziamo i capolavori marchigiani, che spesso rimangono nell'indifferenza e oblio generali.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-09-2016 alle 19:02 sul giornale del 21 settembre 2016 - 546 letture

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