“Les quais masson”: Realizzato a Montréal il progetto dell'architetto jesino Alessia Zarzani

10/09/2018 - Arrivata in Canada sull'onda di un dottorato in “Gestione del paesaggio e dell’ambiente”, conseguito lo scorso anno presso l'Università la Sapienza di Roma in cotutela con l’Université de Montréal.

Il 23 agosto, l'architetto jesino Alessia Zarzani, ha visto inaugurare a Montréal, dove vive attualmente, “Les quais masson”, di cui è capo-progetto, realizzato con il team dell'organizzazione no-profit La Pépinière | Espaces collectifs. Un'impronta importante nel quadro che ritrae Montréal come modello esemplare di città partecipativa.

Come nasce il progetto?
Con La Pépinière abbiamo vinto due bandi del programma PiRPP per altrettanti progetti della durata di un anno. PiRPP è un programma di implantation delle strade pedonali e condivise (rue piétonnes et partagées della città di Montréal). Lo scopo del programma è incentivare la camminata a piedi e in bicicletta nel contesto urbano. Ogni progetto è strutturato su un arco di tempo di tre anni, in cui per i primi due si realizzano costruzioni temporanee e il terzo si passa al progetto permanente. Questa strategia permette, da un lato, di incrementare la legislatura e la regolamentazione in materia di trasporto a Montrèal e ,dall'altro, di testare la strada durante l'arco temporale di due anni raggiungendo un miglior progetto definitivo. “Les quais masson” è il primo di questi due progetti.

“Les quais masson”, cioè “moli/pontili di Rue Masson”. In che cosa consiste?
È un nuovo spazio pubblico offerto al quartiere Rosemont-Petite Patrie, ricavato in una strada che, in tre anni, diventerà libera da marciapiedi con una sezione carrabile sopra dimensionata, in cui solitamente automobilisti, ciclisti e pedoni si dividono reciprocamente lo spazio in maniera organica. Questo primo anno si è lavorato per incentivare la passeggiata all'interno della città e per animare quell'arteria stradale, riducendo la velocità automobilistica e migliorando l'esperienza pedonale ampliando l’area dei marciapiedi e creando piccole piazze, cosa non comune per la griglia ortogonale del tessuto urbano americano. Nella pratica l'idea progettuale prevedeva l'aggiunta di segnali di pittura a terra e di materiali da esterni, quali tavolini, ombrelloni, piante e recinti di sabbia, per risolvere l’effetto isola di calore e consentire l'uso di un anfiteatro all’aperto per differenti attività collettive. L'insieme di questi elementi ha dato forma a spazi ombreggiati, ideali per il riposo, e dinamici, utili come luoghi d'incontro.

Da chi viene finanziato?
Dal municipio. Il budget è pubblico. Un fatto da sottolineare è che, per la prima volta, si è sviluppato il concetto di “chiamata a partecipare”, rivolto ai progetti degli abitanti del quartiere. È stato stanziato un budget ulteriore che serve per aiutare gli abitanti ad avere ciò che propongono, come un tipo di panchine o un tipo di tavolo. Permette agli abitanti di partecipare a migliorare il luogo in cui vivono e a sentirlo proprio.

Che cos'è La Pépinière?
La Pépinière è un incubatore di spazi di vita in comunità, che promuove il coinvolgimento collettivo. Crea e gestisce spazi di condivisione e opportunità per i quartieri che ne hanno più bisogno. Mira a rendere le città più umane, verdi e partecipative per migliorare l'ambiente di chi le abita. La Pépinière lavora per creare approcci partecipativi nei confronti della città, innescando sintonia tra il nuovo progetto, che rappresenta un cambiamento repentino, e la comunità. Si compone di un team di circa quaranta persone.

Come sei entrata in contatto con La Pépinière?
Stavo scrivendo un articolo su come Montréal interpreta la città a livello di organizzazione stradale e mi sono rivolta proprio a La Pépinière, che mi ha invitato a lavorare con loro. L'articolo uscirà ad autunno in una ricerca fra La Sapienza di Roma e l'Université de Montréal e sarà edito dalla Quodlibet.

Quando verrà inaugurato il secondo progetto?
Il prossimo mese. Intorno al 20 settembre. Sarà un progetto su 300 metri di strada da trasformare in un sentiero sinuoso, come una strada di campagna, con lo scopo di diminuire la velocità delle macchine e mettere in sicurezza il percorso che collega la stazione metro alla scuola. E quindi per facilitarne il transito agli studenti. È in costruzione ora. Sarebbe bello poter portare la mia esperienza a Jesi e avere la possibilità di mettere in atto un esperimento del genere anche nelle periferie della mia città.







Questa è un'intervista pubblicata il 10-09-2018 alle 13:41 sul giornale del 11 settembre 2018 - 3442 letture

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