Teatro Pergolesi: dopo due secoli d'oblio è luce sulle "Metamorfosi di Pasquale"

21/09/2018 - L’opera ritrovata di Gaspare Spontini fa il suo esordio a Teatro Pergolesi sabato 22 settembre, ore 22, nel giorno di San Settimio, per il XVIII Festival Pergolesi Spontini.

L’opera "Le metamorfosi di Pasquale o sia Tutto è illusione nel mondo", farsa giocosa musicata da Gaspare Spontini, su libretto del veneziano Giuseppe Maria Foppa, ritenuta perduta per ben due secoli, è stata ritrovata nel Castello D’Ursel in Belgio, nel 2016.
Fu composta nel 1802 per il Teatro Giustiniani di San Moisè di Venezia, lo stesso che vide qualche anno dopo l’esordio dell’altro genio marchigiano, Gioachino Rossini.
Nella sera del suo debutto, venne rappresentata assieme alla ripresa di una farsa di Raffaele Orgitano, “Non credere alle apparenze”, anch’essa su libretto del Foppa, ma fu accolta tiepidamente e scomparve dal cartellone. Dopo questa parziale delusione, il ventisettenne Spontini, ritenendo di non avere più sufficienti stimoli per continuare la sua attività nei teatri della penisola, che egli aveva battuto in lungo e in largo in sei anni di frenetica attività, decise di tentare la sua fortuna oltralpe. L'anno seguente cominciò a Parigi una nuova carriera che lo avrebbe portato in pochi anni a conquistare, con opere come “La vestale” (1807) e “Fernand Cortez” (1809), un successo senza precedenti e a diventare una figura di spicco nel panorama internazionale.
"Le metamorfosi di Pasquale" si aggiunge all’importante gruppo di partiture del maiolatese, riscoperte, studiate, revisionate, pubblicate e messe in scena dalla Fondazione Pergolesi Spontini: la ritrovata “Fuga in maschera”, “Li puntigli delle donne”, “L’eroismo ridicolo”, “Li finti filosofi”, “Milton”.
All’eccezionale ritrovamento delle quattro sopracitate ha fatto seguito l’accordo tra il Centro Studi per la Musica Fiamminga della Provincia di Anversa e la Fondazione Pergolesi Spontini, che ha permesso di riportare alla luce anche quest'ultima.
«Occorre sottolineare due aspetti significativi: in primis la bellezza di poter concorrere a riportare in vita un’opera che si riteneva perduta e, in secondo luogo, il significato simbolico dato dalla concomitanza della rappresentazione con la festa del patrono. La tradizione voleva che la serata si chiudesse proprio a teatro.» - ha esordito l’assessore alla cultura del Comune di Jesi Luca Butini. «Questo è da considerarsi anche come invito a cercare ancora, perché, secondo gli studiosi, esistono altre opere sconosciute di Spontini» - aggiunge il sindaco di Maiolati Spontini Umberto Domizioli - «Importante anche la co-produzione della Fondazione Pergolesi Spontini con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia».
«Per i compleanni solitamente si ricevono regali. Noi, per il diciottesimo anno del Festival e i 220 del Teatro Pergolesi, ci siamo regalati la grande soddisfazione di restituire vita a questa partitura che sembrava perduta» - ha affermato Lucia Chiatti, responsabile amministrativo per la Fondazione Pergolesi Spontini.
L’opera, che a Jesi sarà registrata in cd da Dynamic Naxos, va in scena nella revisione critica di Federico Agostinelli, edita dalla Fondazione Pergolesi Spontini con il contributo del Centro Studi per la Musica Fiamminga e della Provincia di Anversa. Rappresentanti di quest’ultima, insieme alla Duchessa Ursula D’Ursel, proprietaria del manoscritto, verranno ad assistere allo spettacolo.
La direzione è di Giuseppe Montesano, sul podio dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, la regia di Bepi Morassi, con Laura Pigozzo assistente alla regia. Scene, costumi e luci sono a cura della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia; in particolare, le scene sono di Piero De Francesco, i costumi di Elena Utenti.
Nel cast sette giovani ed affermati interpreti: Carlo Feola nel ruolo del barone, Michela Antenucci in quello di Costanza, Daniele Adriani nel doppio ruolo di cavaliere e sergente, Carolina Lippo in quello di Lisetta, Antonio Garés sarà il marchese, Davide Bartolucci nel ruolo di Frontino e Baurzhan Anderzhanov in quello di Pasquale.
L’intreccio della vicenda è imperniato sulla figura di Pasquale, maldestro avventuriero che tornando al villaggio natale dopo anni di peregrinazioni in cerca di fortuna, addormentatosi sotto un albero, si risveglia nei panni di un marchese, con tanto di servo (Frontino) a sua disposizione. Lungi dal sospettare un inghippo, e anzi scorgendo in questa fortunata circostanza un segno del destino, Pasquale tenterà di approfittarne dapprima per rifocillarsi a sbafo e poi per riconquistare il cuore di Lisetta, un tempo sua promessa sposa, ma poi da lui abbandonata e ora in procinto di convolare a nozze proprio con Frontino.
In realtà questa situazione è stata creata deliberatamente da Frontino stesso per consentire al vero marchese di evitare guai con la giustizia e di aver così modo di riuscire a ottenere la mano di Costanza, figlia del barone. Una volta raggiunto questo scopo, viene a cadere da parte del marchese la necessità di mantenere in vita l’equivoco: Pasquale, beffato e irriso, viene così riportato bruscamente alla sua vera identità e assiste scornato al doppio matrimonio che sancisce a un medesimo tempo l’addio sia ai suoi sogni di grandezza che ai suoi sogni d’amore.
Nel nuovo allestimento, la farsa di Giuseppe Maria Foppa, è ambientata in un cafè chantant. «Sono partito – spiega il regista Bepi Morassi – dalla natura ‘napoletana’ dell’opera, anche se la città non è esplicitamente citata nel libretto, e da qui ho identificato un’ambientazione che mi sembrava convincente. Siamo agli inizi del Novecento, in un periodo di passaggio estremamente vitale non ancora funestato dall’orrore della guerra, caratterizzato dall’avvento dei Café chantant. In questo contesto un po’ liberty e da ‘varietà’ il padre di Costanza, da indefinita figura nobiliare, diviene il proprietario di una specie di Caffè Gambrinus, il celebre locale napoletano fondato nel 1860. E partendo da qui anche gli altri personaggi hanno assunto un’identità sempre più definita, che fa riferimento a quell’epoca: il cavaliere, ad esempio, incarna un po’ la maschera ‘sciupafemmine’ di Fefè».







Questo è un articolo pubblicato il 21-09-2018 alle 08:40 sul giornale del 22 settembre 2018 - 799 letture

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