Mons. Gerardo Rocconi, il Vangelo di domenica 27 gennaio

28/01/2019 - Dal Vangelo secondo Luca.

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti
in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da
principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate
su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre
Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai
ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse
in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella
sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il
passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti
erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che
voi avete ascoltato».

Parola del Signore
QUEL SABATO IN SINAGOGA A NAZARET
L’evangelista Luca ci dice che Gesù è all’inizio del suo ministero e in un giorno di
sabato va nella sinagoga di Nazaret. E a Nazaret Gesù propone il suo programma. Infatti
a Gesù viene data l’opportunità di leggere un testo della Parola di Dio. E Gesù sceglie un
brano preso dal profeta Isaia che dice così:
“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha
mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la
liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di
grazia del Signore”.
Chi è l’uomo incaricato di portare un lieto annunzio ai poveri? Il profeta si riferisce
ad un personaggio che, più di quattrocento anni prima di Cristo fu inviato da Dio a
consolare gli Israeliti tornati dall’esilio di Babilonia. Il ritorno dall’esilio preannunciato come
un nuovo esodo, in realtà era stato deludente.
E questo personaggio è inviato a proclamare l’Anno di Grazia, il giubileo, cioè il
tempo i cui sono condonati i debiti, finisce ogni forma di schiavitù, viene ristabilita la
giustizia. Ma l’intervento di questo misterioso personaggio di quattrocento anni prima di
Gesù non è risolutivo. Rimanda ad una piena realizzazione della profezia, che avverrà
successivamente... appunto in Gesù. E infatti Gesù, dopo aver letto il testo, afferma: Oggi
si adempie questa profezia.
OGGI SI COMPE QUESTA SCRITTURA
Oggi - dice Gesù - inizia l’anno di grazia, la festa senza fine per tutti.
Di fatto nella sua vita pubblica Gesù compì miracoli: sono quei gesti indicati da Isaia
e che Gesù stesso indicò come i segni della presenza del messia salvatore.

Oggi la Parola di Gesù comincia a liberare non solo dalle malattie ma dalla durezza
del cuore che impedisce ogni atto di amore. Libera dalle catene costituite dalle passioni
che fanno ripiegare su se stessi nella ricerca del proprio tornaconto, dalla sete del
possesso, del potere e del successo. Questi ceppi oggi cominciano ad essere frantumati.
La forza che li spezza è quella dello Spirito Santo, dono di Gesù.
Oggi il Signore comincia a rompere quei lacci diabolici che mantengono l’uomo in
stato di schiavitù. Per arrivare, finalmente, al giorno quando potremo vivere in piena libertà
e beatitudine, nella casa del Signore.
QUALE COINVOLGIMENTO PER NOI?
Quanto abbiamo detto merita alcune riflessioni per la nostra vita.
* A Nazaret Gesù annuncia che è proprio lui l’inviato di Dio, portatore di salvezza.
Ma quale salvezza ci serve? Certo, la salvezza dai problemi quotidiani, della fame, della
malattia... Ma più ancora ci serve un incontro con Dio che dia un senso, una gioia alla
nostra vita per l’oggi e che poi ci permetta di vivere per sempre, per l’eternità.
E Gesù è il salvatore. E’ venuto per donarci tutto questo.
* Ma una domanda resta: Perché Gesù non ci offre subito una salvezza piena?
Perché il male, la malattia, la morte, le cattiveria persistono ancora, se il Signore ci ama?
In altri passi del vangelo Gesù ci fa capire che la salvezza, deve convivere con il male che
sarà vinto definitivamente solo alla fine. Chissà perché il Signore, permette che non sia
vinta subito ogni forma di male. A volte ci è difficile capire il perché la zizzania deve
convivere con il buon grano. Il Signore comunque ci invita alla invocazione, alla preghiera
perché la fede non venga mai meno.
* A questo punto, però, ci si pone un’altra domanda: Come dire al mondo di oggi che
il Signore è la salvezza? Gesù, duemila anni fa, con i suoi prodigi ha manifestato che la
salvezza era arrivata. Per dirlo ha dato dei segni! E oggi come li dà?
Anche oggi il mondo ha bisogno di segni. Ebbene, se Gesù è salito in cielo, c’è un
corpo visibile di Cristo sulla terra: è la Chiesa, è la comunità dei credenti. Gesù si serve di
noi per dire che Lui è il Salvatore e che gli uomini, credendo, si salvano. E i segni del
suo amore e della sua salvezza Gesù li vuol dare attraverso noi, la Chiesa. Quali segni
dare allora al mondo perché creda?
Per essere un segno che indica la salvezza noi dobbiamo essere:
- Una comunità che vive la fede coerentemente;
- Una comunità che vive la gioia;
- Una comunità che usa i doni che ha per il bene comune;
- Una comunità che vive la carità: nella vicinanza a chi soffre, nel sostegno a chi
è sfinito, nell’accoglienza a chi è abbandonato, nell’attenzione a chi è solo, nel
superamento del pregiudizio, nel dare il perdono anche quando appare
impossibile....
Una comunità fedele al suo Signore è quel segno che il Signore vuole dare perché il
mondo creda e si salvi






Questo è un articolo pubblicato il 28-01-2019 alle 10:36 sul giornale del 29 gennaio 2019 - 461 letture

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