Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di domenica 17 febbraio

17/02/2019 - Il Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti». Parola del Signore

LA MISSIONE: DIRE CHE GESU’ SALVA

Nelle ultime domeniche abbiamo sentito Gesù che con chiarezza diceva di essere il salvatore e che, quindi, la vita di un uomo avrebbe trovato pienezza solo seguendo Lui. E Gesù comincia subito a cercare collaboratori per portare questo annuncio. Pietro e tutti coloro che lo seguono sono impegnati in questo servizio al mondo: dire che salvezza, gioia e pace c’è solo in Gesù. Cominciano ad essere molti quelli che seguono il Signore. Ma ci si accorge che dietro a Gesù ci va gente semplice, tanti poveri, tanti affaticati della vita, tanta gente che non conta: si tratta di gente povera, sfinita, oppressa, avvilita, colpita. E Gesù si accorge di questo, e con simpatia, con affetto si rivolge a loro. E pertanto Gesù non fa discorsi generici, buoni per tutti, ma si rivolge proprio a loro, a quella gente umile che lo segue. E si rivolge a loro chiamandoli Beati.

BEATI VOI….

Sì oggi leggiamo la pagina delle Beatitudini. In Luca il discorso delle Beatitudini si presenta in maniera molto diversa da Matteo. Gesù non presenta tanto un ideale di vita, quanto piuttosto si rivolge direttamente a quelle persone piccole che ha davanti e dice loro: Beati voi. Beati voi, gli ultimi, perché vostro è il regno di Dio, beati voi perché riderete, beati voi perché sarete saziati. Beati voi che oggi siete poveri, che avete fame, che piangete. Sia ben chiaro: non è la povertà in se stessa che è una beatitudine, né la malattia, né la solitudine, né la sofferenza in genere. E non è nemmeno la persecuzione da sola che è beatitudine. Il motivo della beatitudine sta nella fedeltà al Signore, sempre! Là dove la fedeltà al Signore diventa difficile per l’ incomprensione, il rifiuto, addirittura la persecuzione, la beatitudine sta nello scommettere sempre sul Signore.

MA GUAI A VOI…

In Luca poi troviamo, dopo le parole di beatitudine, una serie di guai, di minacce. E anche qui il discorso è molto concreto: “Guai a voi ricchi, guai a voi che ridete, guai a voi che siete sazi, guai a voi che siete approvati dagli uomini.” Perché guai a costoro? Gesù si rivolge a coloro che si preoccupano semplicemente che la vita vada bene dal punto di vista della terra. Sazi di ciò che hanno, appagati da quel che possiedono, pieni per quel che sperimentano, non si accorgono che tutto dipende dal Signore e che la nostra esistenza deve essere posta nelle sue mani. Spesso sarà la vita stessa che, come sapiente maestra, mostrerà il vuoto di tante esperienze. Ma se così non fosse, quando tutto, comunque, dovrà essere lasciato, come ci si presenteremo al Signore? Se non ci siamo rivestiti di lui, se non abbiamo guadagnato quella ricchezza che è lui, per rincorrere altre sicurezze, come ci presenteremo?

E A ME COSA DICE IL SIGNORE?

Oggi dobbiamo chiederci: le parole di Gesù... beati... guai... quali sono rivolte a noi? Ci stiamo rivestendo del Signore? Cerchiamo la nostra gioia nel lasciarci consolare dalla sua Parola? Siamo fedeli a Lui a qualunque costo? Ci interessa il suo giudizio? La liturgia di oggi introduce le parole del vangelo con un brano del profeta Geremia:“Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”,“Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”. No, non è un invito alla sfiducia reciproca. In realtà significa che chi spera da questo mondo la sua salvezza e la sua gioia avrà una grande delusione. Chi invece entra nella conoscenza del Signore e comprende che vale solo ciò che ci porta a Lui avrà una grande pace.

L’ESEMPIO DEI SANTI, NOSTRI FRATELLI MAGGIORI

Questo è il motivo per cui nella storia della Chiesa tantissimi cristiani hanno vissuto con radicalità questa pagina evangelica, senza tante interpretazioni, alla lettera: hanno sentito l’esigenza di farsi poveri, di farsi penitenti, di vivere anche in una rinuncia per poter gustare e percepire come ricchezza vera Gesù. Solo alcuni esempi fra quelli che conosciamo meglio: Pensiamo a Sant’Antonio Abate e a tutta la schiera di monaci nel deserto, pensiamo a San Francesco e a tutti coloro che lo hanno seguito, pensiamo a Charles de Foucauld e a tutti quelli che hanno ripreso la sua spiritualità, pensiamo a Madre Teresa e a tutte le sue seguaci. Persone che si sono fatte volontariamente povere anche materialmente. Pensiamo a San Massimiliano Kolbe che chiede di morire al posto di un altro, pensiamo a P. Pio che chiede di portare la croce di Cristo e degli uomini, pensiamo alle centinaia di cristiani che ogni anno ancora oggi vengono uccisi per il solo motivo di essere seguaci di Cristo. Sono persone strane? Hanno semplicemente capito e creduto. E noi? Carissimi, Non lasciamo cadere quella ispirazione che il Signore anche oggi mette nel nostro cuore.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-02-2019 alle 23:00 sul giornale del 18 febbraio 2019 - 611 letture

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