Cemim, Nazareno Garbuglia scrive una lettera aperta al Presidente Regione Marche Luca Ceriscioli

11/03/2019 - La redazione riceve e pubblica la lettera aperta firmata da Nazareno Garbuglia e rivolta al Presidente Regione Marche Luca Ceriscioli in occasione della ricorrenza, il 9 marzo, del 26° anno dell'inchiesta Cemim con l'arresto di nove persone.

Egr. Presidente,

ho partecipato al convegno indetto dal PD di Jesi sul tema “Interporto Marche oggi” in cui Lei ha concluso i lavori.

Il suo intervento, previsto inizialmente, si è tenuto a conclusione del convegno: alcune riflessioni, quindi, maturate dopo il suo discorso, non hanno avuto spazio per manifestarsi. Tuttavia essendo stato colpito da alcune sue pregevoli dichiarazioni ed anche da alcune sue impreparate risposte a domande del pubblico intervenuto, sono indotto a scriverLe ciò che avrei detto se ne avessi avuto tempo.

Le sue conclusioni hanno avuto sicuramente il pregio di riconoscere a coloro che hanno avuto l’idea di promuovere l’interporto di Jesi di essere stati lungimiranti e a riconoscere che la vicenda giudiziaria che ha colpito queste persone è durata purtroppo 17 anni prima di arrivare all’esito a tutti noto.

È vero, l’idea di realizzare l’interporto di Jesi, portata avanti dagli amministratori rappresentanti dei 6 soci fondatori della ScpA CeMIM, per attuare il progetto di fattibilità redatto dall’Arch. Dario Tomellini su incarico della Camera di Commercio di Ancona nel 1980, si può a ragione giudicare lungimirante e Lei ha il merito, dopo 27 anni, di riconoscerlo.

Come ha il merito dopo 27 anni di prendere atto che l’azione giudiziaria non ha trovato riscontro nei processi penale, civile e fallimentare.

Mi hanno, però, sorpreso quelle che definisco le “risposte impreparate”.

Le è stato chiesto quanti finanziamenti sono stati fatti per realizzare questa opera.

Lei ha risposto: sinceramente non lo so.

Ebbene, ho avuto modo di documentare a tutti i consiglieri della Regione Marche e del Comune di Jesi, e ai parlamentari eletti nella nostra regione, che l’impegno finanziario complessivo, compreso quello a favore della Società CeMIM, il cui fallimento è stato revocato per essere risultato l’attivo enormemente superiore al passivo, ammonta ad € 81.228.429,97 (pari a L. 157.280.172.098 – 157 miliardi - 280milioni - 172mila - 98 lire), (che si allega).

Altro punto ha riguardato la sua soddisfazione per l’accordo con le Ferrovie del 2014, che ha permesso la costruzione della Stazione interna all’interporto.

In verità le Ferrovie dello Stato con delibera del 29.09.1987 (che si allega) sono entrate nella compagine sociale del CeMIM, unico caso in Italia oltre Bologna, versando una partecipazione del 5% del capitale sociale pari a L. 100 milioni, che ha portato ad avviare i lavori di collegamento con la stazione di Chiaravalle.

La presenza delle ferrovie ha continuato fino al fallimento della società CeMIM, che ha fatto fallire contemporaneamente il Memorandum d’intesa, firmato il 29 gennaio 1992, insieme al CeMIM, alle ferrovie olandesi e al Porto di Rotterdam (che si allega).

Tutto saltato per colpa della Regione Marche che impose la liquidazione della società CeMIM e il suo fallimento, come avrà avuto modo di accettarsi, essendo ormai la Regione Marche parte convenuta nel procedimento civile promosso per risarcimento da ex amministratori e dal progettista.

Quanto appena riportato alla sua memoria, ma non alla sua responsabilità, mi induce ad affrontare un altro punto su cui ho espresso tutta la mia contrarietà, per decisioni, in questo caso, da Lei assunte.

Voler portare all’interno dell’area intermodale, nell’unica palazzina utilizzata per centro direzionale dell’intera infrastruttura, servizi di emergenza (112 e oltre come Lei sommariamente li ha definiti) e ospitarvi il centro di raccolta medicinali regionale è un errore incomprensibile che contrasta con il rilancio dell’attività interportuale e con la sua funzionalità per la presenza preminente di attività di interscambio merci ferro / gomma.

Una soluzione in palese contrasto con gli artt. 6 e 7 della delibera della Giunta comunale di Jesi n. 82 del 27 marzo 2018 (Variante ed ampliamento di NTA), che ha rettificato ed integrato la delibera del Consiglio Comunale di Jesi n. 149 del 12/07/2016.

L’intera area interportuale è stata portata, con delibera di C.C. n. 38 del 9 marzo 2007, a 101.07.62 ettari, con un aumento di 25 ettari, assunta in variante di piano. Dell’intera area interportuale sono 54.16.00 gli ettari acquisiti, mentre sono ancora da acquisire 46.91.62.

Dunque la domanda spontanea che sorge è: se sono stati utilizzati non più della metà degli ettari acquisiti e se si ha ancora una disponibilità di 46.91.62 ettari da acquisire, perché occupare la palazzina al centro della movimentazione ferro / gomma?

Non è chiaro inoltre quanto ha comportato il costo della palazzina e quali ostacoli sono insorti, in alternativa, per acquisire pochi ettari per realizzare una struttura autonoma nella quale, in questa sì, si sarebbe potuto inserire, oltre al servizio di emergenze e al centro di raccolta dei medicinali, lo stesso centro regionale per la protezione civile altrimenti improponibile nell’area intermodale, mentre è realizzabile a margine dell’area interportuale.

Ultimo punto riguarda l’utilizzo in concessione dell’area interportuale alla società Dpa Logistica scarl, appositamente costituita per poter partecipare, previe autorizzazioni non disponibili, al bando pubblicato in luglio 2017 e conclusosi il 21 agosto 2017 andato deserto.

Alla società Interporto Marche Spa sono stati chiesti chiarimenti sul perché una gara chiusa per essere andata deserta è potuta continuare a trattativa privata con la Dpa Logistica, i cui contenuti del bando 2017 hanno mantenuto la loro efficacia per definire un contratto di concessione “rent to buy”, affitto da comprare, mentre gli affitti pagati nei sei anni saranno decurtati dal valore di acquisto dell’offerta in busta.

Aspettiamo i chiarimenti che la società Interporto Marche dovrà dare su questo e sullo stato debitorio ancora in fase d’analisi dal 2016.

Forse con eccessiva immodestia mi considero tra coloro che nel 1985 hanno dato vita alla CeMIM e avviato la realizzazione dell’interporto di Jesi e che Lei ha indicato tra le persone lungimiranti senza fare nomi. Modestamente, mi considero tra coloro che in 25 anni hanno dimostrato quanto sciagurata fu l’indagine penale e quanto sciagurato è stato il comportamento della Regione Marche nel determinare, in deroga al codice civile e a più leggi regionali, la liquidazione e il fallimento della società CeMIM.

Ora, cerco di dare un contributo di merito per scongiurare che l’interporto di Jesi, sorto da un’idea lungimirante, perda ogni possibilità, già in ritardo di 30 anni, di recuperare pienamente il suo ruolo di infrastruttura al servizio dell’economia e dell’occupazione di questa regione.

Jesi, 22 febbraio 2019

Lettera sottoscritta da Nazareno Garbuglia






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-03-2019 alle 11:22 sul giornale del 12 marzo 2019 - 1768 letture

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