L'ex consigliere Punzo: "Si allarga la discussione sul biodigestore: un film politico … già visto!"

7' di lettura 07/08/2019 - La lettura delle dichiarazioni di questi giorni relative al biodigestore a Jesi mi lascia perplesso su un punto preciso: fermo restando l’idea di un ciclo rifiuti basato sul riciclo e sul riuso alla base di un’economia sostenibile, qualcuno pensa che la frazione organica del rifiuto solido urbano, una volta raccolta in maniera differenziata, debba essere trattata nel territorio che l’ha prodotta o … spedita su Marte?

Si, perché quando sento dire che un biodigestore è una pessima idea da attuare sul proprio territorio (M5S…) è proprio questo che vorrei capire: cosa ci si fa secondo costoro con questi rifiuti? Ognuno di noi si fa il suo impiantino a casa? Magari per il giardino? O per il condominio? E chi non ha il giardino, che fa? Ci fa il metano, a questo punto non so bene come, e aspetta di farne abbastanza per scaldarsi e cucinare?

Insomma, qual è la soluzione e – ammesso che abbiate la capacità di riconoscere che la soluzione è impiantistica – dove ed in che modo vorreste che venisse attuata?
Perché la Politica, in fondo, è questo: dare risposte realistiche a problemi concreti, semplici o complessi che siano….

Intanto, alcuni principi sacrosanti sui quali, penso, si possa essere tutti (ma proprio tutti…) d’accordo.

1) Non possiamo spedirli “altrove” i rifiuti (intendo in un luogo che non sia interno al bacino territoriale che quei rifiuti li ha prodotti). Perché non sarebbe né economico (più lontano li porti più devi spendere per portarceli) e nemmeno civilmente sostenibile (principio di reciprocità: perché pretendi di fare a casa d’altri quel che non vuoi si faccia a casa tua???) Tra l’altro, sarebbe pure stupido perché trasformerebbe a carissimo prezzo un nostro problema in un’opportunità… per qualcun altro, ovvero la beffa che si aggiungerebbe al danno…

2) Non possiamo procedere ad una frammentazione eccessiva della soluzione. Più sopra scherzavo, ma mica tanto: il digestore di quartiere o di condominio o, addirittura, di … casa propria non sta in piedi. Ancora una volta, non perché l’idea piaccia o non piaccia ma per la qualità del risultato che si otterrebbe e per la sostenibilità ambientale ed economica del “piccolo”. Che NON È bello!!! Perché una soluzione tecnologica applicata a una dimensione troppo piccola non sarebbe in grado di garantire i flussi di cassa necessari a mettere in campo tutto quello che serve per contenerne le emissioni e assicurare la qualità del risultato.
Per non parlare, poi, della possibilità concreta di controllare millanta piccoli siti per i quali finirebbe come per le … marmitte catalitiche – tanto per fare un esempio - che sono una bellissima idea che però non funziona, tant’è che vi sfido a presentarmi qualcuno che la marmitta catalitica della propria auto l’abbia mai sostituita o almeno ne abbia mai misurata l’efficienza….almeno una volta nel corso della vita della sua automobile!
Il punto è che l’impiantistica – qualunque essa sia - richiede investimenti per essere messa in piedi e costi operativi per essere tenuta in esercizio e monitorata. Che sono risorse economiche che devono scaturire dal risultato stesso dell’iniziativa, ed è in ciò che consiste il concetto di “sostenibilità complessiva” di un qualsiasi progetto! Ci vogliono, quindi, dimensioni adeguate per sostenere iniziative tecnologiche; dimensioni tanto più grandi quanto più sono complesse (e perciò costose da costruire, operare e controllare) le misure che servono a contenerne l’impatto ambientale! E questo è un fatto, non è un’opinione!

3) La posizione del sito deve essere economicamente ottimale: il biodigestore deve essere pensato al servizio di un territorio abbastanza vasto da garantirne la sostenibilità di cui al punto precedente e deve essere collocato in posizione baricentrica rispetto ai volumi di produzione espressi da ogni sua singola porzione. Magari, in prossimità delle aree che producano una parte rilevante del rifiuto stesso. E servito da un’adeguata rete stradale, in grado di sostenere e minimizzare il traffico pesante connesso con il conferimento dei rifiuti.
Per la conformazione della nostra provincia, difficilmente vedo alternative ad Ancona (il capoluogo) od a Jesi, la nostra città. E questo a causa della distribuzione demografica all’interno della nostra provincia e della natura dei collegamenti viari, che si sviluppano principalmente lungo la costa ed i paesi collinari intorno a (appunto) Ancona, Jesi, Senigallia e Fabriano.
E' la baricentricità che minimizza i costi di trasporto: niente di particolarmente oscuro….credo!

4) Il “dove” collocare esattamente l’impianto resta, infine, un fatto assolutamente “politico”, nell’accezione più nobile del termine. Ovvero, la scelta sarà il risultato della pianificazione di dettaglio che ciascun territorio avrà espresso nelle sedi istituzionali opportune mediante i suoi organi rappresentativi (le amministrazioni democraticamente elette dai cittadini).
Perché – è bene non dimenticarlo – la nostra è una democrazia rappresentativa, ovvero un sistema di convivenza civile in cui i cittadini si esprimono su una Visione, un Progetto e dei Rappresentanti chiamati a realizzarli in maniera periodica, lasciando a quella rappresentanza l’onore e l’onere di realizzare la Visione di comunità che si è condivisa in sede elettiva.
Che è sicuramente tutta un’altra cosa rispetto all’assemblearismo permanente o alla politica dei mille comitati, che producono – specie in una comunità complessa come la nostra – immobilismo ed inefficienza, le premesse per la decrescita infelice che è sotto gli occhi di tutti!
Pertanto, la scelta del sito – fermo restando i criteri di sostenibilità complessiva evocati sopra - sarà il frutto del confronto istituzionale tra i diversi attori concorrenti che l’iniziativa LA VOGLIONO nel proprio territorio, e non il risultato di un ambiguo ed irresponsabile scarica barile di chi predica bene, ma razzola male e non conclude mai nulla se non … rincorrere un consenso sempre più evanescente: perché - deve essere chiaro - chi governa per essere rieletto è bene che resti a casa!

Non è, infine, una mia opinione, bensì un FATTO, che la tecnologia dei biodigestori sia più che matura e - perciò - in grado di garantire, se attuata con capacità significative (ed una provincia può garantire questa capacità), tutte le sostenibilità di cui abbiamo bisogno.

E resta sempre un FATTO che c’è una sola funzione pubblica che non può essere demandata ai privati: IL CONTROLLO di ciò che viene realizzato in termini sia di qualità del risultato tecnologico (tariffazione e efficacia) che di controllo dell’impatto ambientale.

Il resto, dall’investimento all’esercizio, È ADDIRITTURA BENE CHE SIA AFFIDATO AI PRIVATI. Ma, me ne rendo conto, quest’ultimo punto è opinabile, ma resta comunque una questione del tutto secondaria rispetto al core di questa vicenda che è e rimane l’opportunità di realizzare l’impianto sul nostro territorio, ed alla svelta, perché serve alla provincia e serve a Jesi! In quanto, vale ribadirlo, questo progetto è una risorsa economica importante per il territorio che la ospita perché porta lavoro e ricchezza in un momento storico in cui ne abbiamo maledettamente bisogno.

Il nostro sindaco ha avuto la lucidità di riconoscere a questa opportunità sostenibilità e valenza economica per la nostra città, e si è mosso di conseguenza mettendoci quei due contributi chiave che ci si aspetta da un amministratore: determinazione e velocità. Ricorrere all’assemblearismo irresponsabile dei “comitati”, che - non sottovalutiamo questo aspetto - rappresentano comunque una sparuta minoranza della cittadinanza (sarebbero al governo se così non fosse, non credete?) e pretendere che un’amministrazione invece di governare dilapidi il suo tempo in inutili “consultazioni” (vero, amici del PD?) come se a nulla valessero le uniche consultazioni che contano – le elezioni democratiche – significa voler consapevolmente e irresponsabilmente far del male a questa comunità.

Tra qualche anno si torna a votare: è quella l’occasione per farsi eleggere e – soprattutto – per assumersi la responsabilità dei propri comportamenti politici. E, purtroppo ….dato che Bacci (ormai a metà del suo secondo mandato) non sarà più candidabile, la vedo un po’ dura!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-08-2019 alle 10:10 sul giornale del 08 agosto 2019 - 1470 letture

In questo articolo si parla di attualità, Alfredo Punzo

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