Resti della antica passerella dell'Esino, approfondimenti di un lettore

3' di lettura 10/08/2019 - La redazione pubblica l'interessante intervento di un lettore in merito al ritrovamento di resti dell’antica passerella del fiume Esino, per alcune precisazioni e approfondimenti. Ecco un estratto della tesi di laurea di Enrico Libani dal titolo “La viabilità romana del territorio di Jesi”, che riguarda anche il ponte San Carlo.

Nel 1563 Papa Pio IV chiese a Jesi di rifarlo perché intransitabile. I lavori iniziarono l’anno seguente e finirono nel 1566 grazie all’intervento del Cardinale Carlo Borromeo, nipote del Papa, e per questo motivo la costruzione venne denominata successivamente Ponte San Carlo. Tale opera probabilmente non fu di alta qualità visto che nel 1567 ne viene proibito il transito dei carri a causa della sua precarietà. (Esattamente come oggi con i tir, inutile dire che la storia si ripete)

Nel ‘600 e nel ‘700 si registrano almeno altri tre grandi casi di ristrutturazione. Nel 1735 si ipotizza di prolungare il ponte perché durante le esondazioni dell’Esino i punti di accesso alla struttura risultavano impraticabili. Questo testimonia come il corso d’acqua scorresse oltre gli argini odierni.

L’attuale ponte si trova quasi 100 m più a est del precedente. La costruzione venne iniziata negli anni settanta dell’800 e ha causato un cambiamento nella viabilità. Infatti in precedenza, oltrepassato il fiume, si raggiungeva la città percorrendo “via dell’Esino”, strada che oggi è semplicemente una diramazione di via G. Marconi.”

L’antico asse stradale, fino al 1875, era dunque via dell’Esino e si congiungeva al di là del fiume con un’altra strada che oggi si conserva soltanto in parte (si tratta della via che fiancheggia il campo sportivo di Minonna). Lo si può vedere chiaramente in un catasto dell’800 (Catasto Gragoriano). Probabilmente era anche l’asse principale di epoca romana della città di Aesis per due motivi.

Si possono notare dei basoli in fondo alla strada che fiancheggia il campo sportivo e inoltre la suddetta strada è orientata secondo la centuriazione romana di Aesis.

La centuriazione era composta da un reticolo mediante il quale si dividevano in parti uguali un terreno e i campi erano delimitati da canali e strade. Gli assi principali della centuriazione si chiamavano cardo e decumanus maximus e spesso coincidevano anche con gli assi della colonia. In questo caso dunque si può ipotizzare che la “nostra” strada fosse il cardo maximus di Aesis (nelle valli marchigiane il decumanus corrispondeva all’asse stradale parallelo al fiume di riferimento, qui a Jesi molti storici hanno confuso e continuano a confondere il cardo con il decumanus).

È da più di un anno che stavo monitorando i resti del ponte, per fortuna anche qualcun altro se ne è accorto. Se siete interessati, si può approfondire maggiormente la questione e potrebbero venire fuori sicuramente cose molto interessanti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-08-2019 alle 16:07 sul giornale del 12 agosto 2019 - 2115 letture

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