Informazione e comunicazione nel gioco, anche le Marche al passo dei tempi

3' di lettura 23/08/2019 - Varato il Piano Regionale per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico. Gli strumenti? La formazione e la comunicazione con l’utente.

È dello scorso luglio il via libera, dato dalla Commissione Sanità, al Piano Regionale 2019-2021 per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da gioco d’azzardo patologico e da nuove tecnologie e social network.

Le Marche si mettono così al passo con i tempi, grazie ad oltre 5.6 milioni di euro di risorse che saranno investiti in tre annualità. Un impegno della Regione, in sinergia con fondi statali, che mira ad informare e prevenire. Il progetto prevede che il 55% del budget vada proprio in questo senso, con il 37% destinato a consulenza, ascolto, cura e riabilitazione, il 6% alla formazione e il 2% al monitoraggio del fenomeno. “Un impegno soprattutto per combattere il fenomeno, sempre più diffuso tra le fasce più giovani della popolazione, delle dipendenze digitali. Internet, smartphone, social ma penso anche ai videogiochi”, ha spiegato Elena Leonardi, relatrice di opposizione.

Un progetto, insomma, che si sposa alla perfezione con quanto detto da Laura D’Angeli, esperta in gaming e fondatrice della BU Gamification: “Pensare al gioco online senza comunicazione fa venire in mente una persona con gli occhi bendati che entra in una stanza e che afferra il primo oggetto che gli capita oppure che inciampa magari facendosi male”. Per questo informare, al giorno d’oggi, diventa fondamentale. Il programma di Gioco Responsabile G4, (adottato da Snai Casinò e brevettato dal Global Gambling Guidance Group), è uno degli strumenti innovativi in ambito comunicativo per migliorare la responsabilità sociale nel settore del gambling. Tale programma è finalizzato inoltre a ridurre al minimo i potenziali danni correlati al gioco mediante la promozione di un programma di accreditamento a livello globale. La certificazione G4 viene assegnata da un team di esperti che analizza il modus operandi degli operatori.

Tutti questi sforzi in ambito di comunicazione diventano ancora più difficili, visto il divieto imposto dal Decreto Dignità per quanto riguarda la pubblicità del gioco, praticamente bandita in tutte le sue forme. Ecco perché va riportato al centro il cosiddetto “marketing responsabile o sociale”, ovvero la tutela attraverso l’informazione, l’educazione, la formazione.

Specie in una regione, come quella delle Marche, in cui ha giocato d’azzardo il 40.9% della popolazione di età compresa tra 15 e 74 anni. Lo dicono i dati raccolti dall’Istituto di fisiologia Clinica del Cnr, che identificano anche i giochi più frequentati: al primo posto c’è il Gratta&Vinci, con l’81,1% dei giocatori, seguono Superenalotto a 34,8%, Lotto (28,2%), scommesse sportive (25%) e totocalcio (6,4 per cento).

Parlare a questa fascia di società diventa allora fondamentale e lo sviluppo di una comunicazione istituzionale e di brand può aiutare in questo senso a presentare le caratteristiche, la mission e la vision dell’azienda, a descrivere le misure disponibili per il gioco responsabile, a educare il consumatore nuovo e a sensibilizzare sulle differenze tra circuito legale e quello illegale. “Tutto parte da una corretta comunicazione”, continua ancora Laura D’Angeli.

Salvaguardare il rapporto con il cliente e renderlo sempre più informato deve essere quindi la frontiera futura del gioco. Anche in un contesto in cui la pubblicità è vietata.






Questo è un articolo pubblicato il 23-08-2019 alle 09:13 sul giornale del 23 agosto 2019 - 155 letture

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