Museo Stupor Mundi, M5S: "Il pacco di San Settimio scaricato sulla città"

3' di lettura 20/09/2019 - Il consigliere comunale Claudia Lancioni: "Una brutta storia, per la città e non solo, questa del Museo Stupor Mundi".

Un’idea forse anche interessante in origine che, però, si è rivelata fallimentare nella sua formulazione ed attuazione. Un privato che voleva passare da grande mecenate per la città, peccato che lo abbia fatto con tanti soldi pubblici e che nel momento in cui l’affare si è tramutato da “dono per la collettività” a “pacco” abbia deciso di rifilare questo “pacco di San Settimio” al Comune e alle casse comunali.

Fin dal settembre 2015, quando il Bacci I° portò in Aula la presa in carico da parte del Comune dell’affitto dei locali del museo per 36mila euro all’anno segnalammo, come M5S Jesi, l’opacità, le incertezze ed i rischi di questa operazione.

A fronte di impegni vincolanti e cogenti per il Comune, non veniva data nessuna reale garanzia sul valore del museo (questo semplicemente “auto dichiarato” dal proponente) o sulla sua sostenibilità, né tanto meno veniva presentato un progetto di come quel museo sarebbe stato, quali attività economiche sarebbero ruotate attorno ad esso e quali prospettive concrete avrebbe portato alla città.

Durante quella lunga seduta del 29 settembre 2015 spiegammo in tutti i modi possibili i rischi di quella convenzione e facemmo sospendere la seduta, chiedendo approfondimenti prima di fare un salto nel buio a rischio della collettività. Bacci ed i suoi non vollero sentire ragioni: evidenziarono le loro difficoltà all’idea di una modifica unilaterale della convenzione senza aver prima sentito la “controparte” (cioè il privato proponente del museo).
Facemmo notare come il Consiglio Comunale debba tutelare solo ed esclusivamente l’interesse della Città, a prescindere dalla volontà di qualsiasi “controparte”, ma la maggioranza decise di tirare dritto e di caricarci un onere di € 36 mila x 12 anni = € 432mila di soldi pubblici. Sottratti alle già sempre insufficienti risorse di bilancio dedicate alla Cultura, alla pinacoteca comunale, etc…

Oggi siamo al triste epilogo paventato: un museo in rosso (dai conti forniti al Comune risulta uno squilibrio fra entrate ed uscite pari a oltre 70mila €/anno) che verrebbe “donato” al Comune. Un ingannevole gioco lessicale per mascherare la realtà: il fallimento di questo museo viene caricato sulle già provate casse comunali, con la complicità dell’amministrazione e dei civici di maggioranza. Ancora una volta presa per oro colato l’autodichiarazione del proprietario del museo relativamente al suo valore (2,7 mln di euro); esattamente come nel 2015, nessuna perizia per attestare la veridicità del valore dichiarato.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum Invece di censurare l’operato del proponente e la complicità negli anni dell’amministrazione, Bacci I, oggi si cerca di far passare il (previsto) totale fallimento per una (inesistente) opportunità: invece di dire che si caricano le perdite sulla collettività, si parla di donazione. Si privatizzano servizi essenziali per la comunità con una mano e si caricano sul pubblico erario le attività in perdita di iniziative private con l’altra, con l’aggravio che queste già si sapevano sbagliate o poco sostenibili fin dall’inizio Questo è quanto dall’’era del Bacci II, detta “del decandentismo”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2019 alle 23:44 sul giornale del 21 settembre 2019 - 727 letture

In questo articolo si parla di attualità, Movimento 5 Stelle

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/baPE





logoEV