Parto: l'ospedale Urbani 4° nelle Marche per volume di nascite

2' di lettura 04/12/2019 - Le strutture pubbliche o private accreditate che nella Regione effettuano parti sono 12. Il 16,7% rispetta il valore di riferimento fissato a 1000 parti mentre l’8,3% non rispetta il valore minimo di 500 parti l’anno (Fonte PNE 2018).

www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane, ha realizzato un'indagine sugli ospedali italiani più performanti per numero di parti (fonte: PNE 2018 relativo all'anno 2017). L'alto volume di attività, infatti, si traduce in maggiori garanzie di sicurezza per mamme e bambini.

Le 5 strutture che nelle Marche effettuano un maggior numero di parti sono:

1. Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti Ancona "G. Salesi" di Ancona (n° parti: 2130) (cesarei: 21,3%)
2. Ospedale Generale Provinciale di Macerata (n° parti: 1408) (cesarei: 23,01%)
3. Ospedale Augusto Murri di Fermo (n° parti: 904) (cesarei: 24,8%)
4. Ospedale Carlo Urbani di Jesi (AN) (n° parti: 845) (cesarei: 18,54%) 5. Presidio Ospedaliero Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto (AP) (n° parti: 811) (cesarei 29,14%)

ll regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera fissa i valori massimi relativi ai tagli cesarei primari al 25% (per gli ospedali che eseguono più di 1000 parti annui) e al 15% (per gli ospedali che effettuano meno di 1000 parti annui). Perciò a rispettare la soglia ministeriale sono l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti Ancona "G. Salesi" di Ancona e l’Ospedale Generale Provinciale di Macerata. (Le percentuali riportate si riferiscono ai dati del PNE aggiustati*).

*Dati del PNE aggiustati: nei rapporti del PNE viene effettuato un aggiustamento degli indicatori attraverso l’utilizzo di metodi di risk adjustment, che permettono di studiare le differenze tra strutture e/o aree territoriali (espresse in termini di Rischio Relativo) “al netto” del possibile effetto confondente della disomogenea distribuzione delle caratteristiche dei pazienti. Si tiene conto, cioè, delle possibili disomogeneità esistenti nelle popolazioni studiate, dovute a caratteristiche quali età, genere, gravità della patologia in studio, presenza di comorbidità croniche, ecc., fattori che possono agire come confondenti dell’associazione tra esito ed esposizione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-12-2019 alle 17:37 sul giornale del 05 dicembre 2019 - 1643 letture

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