Fermo: Fermo da Gustare: Storie di Cibo e di Vino

4' di lettura 26/01/2020 - Fra le dolci colline dell’entroterra fermano a 463 metri sopra il livello del mare sorge un paese dalle origini assai antiche. Le sue vedute, dal mare Adriatico ai monti Sibillini, passando per la valle dell’Ete e dell’Aso, sono belle da togliere il fiato.

Si narra che i primi a stabilirvisi siano stati dei giovanotti allontanati dalla Sabina, una regione dell’allora Italia centrale, a seguito di un voto per la cessata carestia. In particolare, il loro arrivo qui, nel V secolo a.C., si deve alla golosità di un picchio, l’uccello incaricato di fare loro strada: per quelle bacche di robbia valeva proprio la pena farli fermare!

Sarà in epoca medievale che Urbiano (questo il nome originario del paese) conoscerà il massimo splendore allorquando Urbanium, Montotto e Coccaro (i tre castelli raffigurati ancora oggi sullo stemma) venivano unificati. Tale il pregio del patrimonio storico, culturale e ambientale e l’accoglienza di qualità che dal 2001 il Touring Club Italiano onora il borgo del marchio “Bandiera Arancione”.

Ebbene sì, ci troviamo a Monterubbiano, paese natale del celebre pittore Vincenzo Pagani al quale il teatro è intitolato.

Da amanti della buona tavola non vediamo l’ora di assaggiare e scoprire l’origine di quel piatto tipico locale divenuto famoso in Italia e nel mondo, le tagliatelle fritte.

Per farlo ci rechiamo all’interno del Parco San Rocco dove si trova il ristorante "Il Coccaro". I gestori Mariano, Marco e Anna Maria ci accolgono con piacere.

Era l’anno 1973. Al ristorante “Pazzi” di Monterubbiano fervono i preparativi per il pranzo di nozze di Giovanni. Per la signora Santina, madre dello sposo nonché proprietaria e cuoca del ristorante si tratta di un giorno troppo importante per lasciar servire il solito piatto. Fu così che, per stupire gli invitati, ideò le tagliatelle fritte. Piacquero talmente tanto che, a poco a poco, le donne del posto impararono a farle fino a diventare, oggi, simbolo del paese.

Dal 1994 inoltre l’Unione Sportiva Dilettantistica Monterubbianese e la Pro Loco “Luigi Centanni” organizzano, a ridosso del Ferragosto, la celebre Sagra delle Tagliatelle Fritte.

“Saranno pure coincidenze”, ci racconta Alessandra, una delle nipoti della signora Santina, “ma nonna ci ha lasciato esattamente il giorno della sagra, nel 2014 e, in ospedale, poche ore prima di morire, mi chiese espressamente di prendere carta e penna per scrivere la ricetta originale delle tagliatelle fritte, quella del giorno del sì di mio zio! Ricetta che ovviamente custodisco gelosamente tra i ricordi di lei”.

Qui da “Il Coccaro” a preparare le tagliatelle fritte è la signora Anna Maria che con Santina lavorò fianco a fianco per alcuni anni.

Ricetta segreta? Non c’è nessun segreto. O forse si, uno: il tempo. Per ottenere dei buoni risultati occorre una lavorazione piuttosto lunga. E Anna Maria di tempo ne impiega eccome, anche perché lei le tagliatelle le fa ancora a mano come richiede la tradizione.

Per il resto ingredienti semplici: besciamella, mozzarella e carne macinata. L’impasto, cotto precedentemente, viene amalgamato con le tagliatelle (queste ultime fatte bollire fino a metà cottura), si attende e si formano le palline che, una volta passate nell’uovo, nella farina e nel pangrattato, vengono fritte in olio bollente. Il tutto replicato anche in versione vegetariana e senza glutine perché qui il rispetto delle esigenze alimentari di ognuno è alla base.

“Alla ricetta classica abbiamo apportato un piccolo cambiamento, nel senso che”, ci spiega Mariano, “essendo la nostra pastella più sottile rispetto ad altre il ragù preferiamo servirlo a parte piuttosto che sopra la tagliatella”. Il piatto risulta essere molto apprezzato tanto da persone locali e di paesi limitrofi quanto da stranieri, sempre più numerosi negli ultimi anni.

Il sommelier consiglia: con la tagliatella fritta al ragù ben si sposa un vino rosso di medio corpo, non eccessivamente strutturato quale, ad esempio, un bel Rosso Piceno Superiore.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 26-01-2020 alle 07:59 sul giornale del 27 gennaio 2020 - 931 letture

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