Ancona: false griffe, smascherato dalla Finanza maxi traffico online. 35 denunciati

3' di lettura 29/01/2020 - La Guardia di Finanza l'ha definita la Start Up della contraffazione. Procuravano a negozianti e boutique di tutte le Marche capi contraffatti di altissimo livello e impossibili da riconoscere se non grazie al VR Code

Se avete acquistata un capo graffito, anche in un negozio di riprovata qualità, potreste avere nel vostro armadio un capo contraffatto. Ci sono anche gestori negozi di chiara fama, boutique di lusso di molte città italiane, tra i 35 denunciati per essersi approvvigionati dalla coppia di coniugi di Osimo che avevano creato un fiorente commercio di vestiti contraffatti.S.A. di 43 anni e M.E. di 44, residenti ad Osimo procuravano a negozianti vestiti contraffatti delle migliori marche italiane e internazionali, tra le quali Gucci, Vuitton, Prada, Chanel, Hermes, Armani, Ralph Lauren, Fred Perry e molte altre. Impossibile per un normale acquirente riconoscere la differenza dall'originale, tanche che anche gli inquirenti hanno dovuto chiedere il supporto dei periti delle aziende di moda per riconoscere i falsi, perfetti in tutto tranne che il QR Code.

Il QR Code è infatti un codice a barre di nuova generazione, presente sulle etichette dei capi delle maggiori case e che permette di rintracciare ogni singolo pezzo prodotto dalla firma. Anche i capi contraffatti ne erano provvisti, ma il codice una volta scansionato anziché collegare alla pagina internet della ditta produttrice inoltrava ad un generico sito di e-commerce.

Un esempio dell'alto livello di capacità tecnologiche raggiunto dai falsari, che proprio su internet operavano i propri traffici, ma anche dove il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Ancona e coordinata dalla procura dorica, è riuscita a sgominare il traffico.

Come avveniva il commercio illecito:

Tutte le operazioni di scambio avvenivano infatti sul Web. I negozianti contattavano la coppia di osimani grazie ad un contatto Whatsapp. Qui veniva inviato al potenziale clienti il link ad un sito internet al quale si poteva accedere esclusivamente con una password fornita dalla coppia sempre tramite il programma di messaggistica istantanea. Sul sito era quindi possibile fare le ordinazioni, inviando cospicui bonifici alla coppia di intermediari. Gli abita acquistati infatti non erano a buon mercato, visto l'alto livello qualitativo, ma fornivano un buon margine di guadagno ai commercianti, che li rivendevano generalmente a prezzo pieno. Magliette, pantaloni e capi venduti a centinaia di euro in prestigiosi negozi di Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto.

I commercianti pagavano in anticipo la merce contraffatta e i due intermediari facevano arrivare i vestiti da Turchia, Bulgaria e Repubblica Ceca. I carichi arrivavano in Italia tramite corriere per spedizioni internazionali come normali carichi.

Le Cifre

Un giro di affari importante quello sgominato dalla Guardia di Finanza, che in 6 mesi di indagine è riuscita chiudere la lucrosa attività illegale. Sono stati 15 mila i capi confiscati per un valore di 4,5 milioni di euro. Assieme S.A. di 43 anni e M.E. Di 44, titolari della “Start Up della falsificazione” rischiano di finire nei guai 35 imprenditori, denunciati per aver introdotto e commerciato prodotti con segni falsi e per ricettazione. Infatti secondo gli inquirenti improbabile che gli imprenditori che si rifornivano in questa maniera, quanto meno sospetta rispetto al normale iter di acquisto all'ingrosso, potessero essere del tutto all'oscuro della legittimità di tale commercio.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 29-01-2020 alle 15:44 sul giornale del 30 gennaio 2020 - 1467 letture

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