Biodigestore, il Comitato Tutela Salute "Procedura che esclude diritti dei cittadini?"

4' di lettura 24/02/2020 - Si è svolta sabato 22 febbraio scorso una conferenza stampa congiunta organizzata dal Comitato Tutela Salute Ambiente Vallesina e dalla Consigliera Regionale Romina Pergolesi inerente il progetto di biodigestore che si vorrebbe insediare a Jesi.

Prezioso ospite della conferenza stampa il giurista ambientale Marco Grondacci che ha evidenziato come il progetto jesino sconti un approccio metodologico e procedurale molto superficiale che appare non rispondente alle stesse normative comunitarie nazionali e perfino della Regione Marche, per non parlare degli indirizzi della giurisprudenza comunitaria e costituzionale.

La legge e la giurisprudenza sono chiare in materia: tipologia di impianti e siti per chiudere il ciclo dei rifiuti devono essere oggetto di una pianificazione regionale e di ambito. Ad oggi non esiste un piano di ambito neppure adottato tanto che la recente nota informativa del 18 febbraio 2020 dell’Assemblea di ATO2, sugli step procedurali per realizzare il progetto di biodigestore, prevederebbe di avviare la VAS successivamente alla adozione di detto Piano di Ambito, secondo modalità che appaiono perciò in palese contrasto con il testo unico ambientale.

Questo modo di procedere impedisce una reale ed effettiva valutazione preventiva per scenari alternativi di sito e di tecnologia (per la gestione dei rifiuti organici rimanendo alla questione biodigestore) per cui la successiva VAS servirebbe di fatto solo per giustificare quando già deciso preventivamente a livello politico. Livello politico che, peraltro, come dimostrano le ultime dichiarazioni del Sindaco di Ancona, non risulta neppure omogeneo tra gli stessi Sindaci di ATO2.

Alle fasi di comparazione degli scenari alternativi per definire tipo di tecnologia, quali e quanti impianti, localizzazione, ecc…, le normative VAS prevedono finestre chiare e definite di partecipazione dei cittadini e dei soggetti interessati le quali, con le modalità adottate finora, verrebbero totalmente svilite e private della reale funzione inquadrata dalle norme. Secondo questo modo di procedere non sarebbe più la pianificazione pubblica, con la concomitante VAS, a decidere il sito e la tecnologia di gestione dei rifiuti ma, al contrario, la pianificazione dovrebbe adeguarsi ex post a quanto deciso preventivamente fuori dalle relative procedure previste dalla legge.

Non solo: lo stesso parere della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato richiesto da Assemblea di ATO 2 pone un problema rilevante in relazione alle modalità gestionali societarie del previsto progetto di biodigestore. Ci riferiamo alla questione delle tariffe di copertura del servizio gestione rifiuti che, come conferma detto parere, non possono essere decise dalla società mista pubblico privata ma semmai dall’Ato con passaggio finale dai Consigli Comunali in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, come previsto dall’articolo 6 della delibera ARERA dello scorso 31 ottobre 2019 sul nuovo metodo tariffario sui rifiuti. Il riferimento all’articolo 6 di detta delibera conferma che quanto scritto nel parere della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato non è una opzione facoltativa come invece sembrerebbe voler sostenere il comunicato recente della Amministrazione Comunale di Jesi.

Per questi motivi abbiamo presentato una istanza al Comune e in particolare al Consiglio Comunale di Jesi, affinché venga rivista la procedura ad oggi adottata per la soluzione della chiusura del ciclo rifiuti organici nell’ATO2, ed un’interrogazione in Consiglio Regionale per chiedere alla Amministrazione Regionale un giudizio su questo modo di procedere a livello di ambito territoriale viste le sue competenze di verifica della coerenza del piano di ambito con la pianificazione regionale, il ruolo di presidenza della Conferenza regionale dei presidenti di ATO, nonché i poteri sostitutivi previsti dalla legge regionale 24/2009..

Per ora l’Amministrazione Comunale e il Consiglio Comunale di Jesi non hanno neppure risposto alla nostra istanza. A questo punto, nostro malgrado, non ci resta che, dopo un’ulteriore sollecitazione verso l’ente Comune e verso i sindaci componenti dell’ATA, interessare di tutta la questione le autorità giudiziarie per le parti di loro competenza: Corte dei Conti e Procura della Repubblica, riservandoci se la procedura seguita continuerà ad essere quella attuale anche la possibilità di impugnare in sede di giustizia amministrativa quanto verrà deciso a livello di ambito territorialmente interessato.


dal Comitato Tutela Salute Ambiente Vallesina





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-02-2020 alle 20:20 sul giornale del 25 febbraio 2020 - 607 letture

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