Mons. Gerardo Rocconi: la parola del Signore ed esercizi spirituali

8' di lettura 25/03/2020 - Ieri ho voluto sottolineare i motivi di bellezza e gioia che ci venivano dalla festa dell’Annunciazione. Ma dentro di me c’era anche un grande motivo di tristezza che non ho voluto dire per non togliere niente al senso di festa che desideravo comunicare.

Ieri era il settimo anniversario dall’inizio dell’adorazione perpetua. Ogni anno abbiamo celebrato questo anniversario. Sappiamo l’importanza dell’Adorazione Perpetua, conosciamo il grande dono che ci è stato fatto. Ma ieri la chiesa era chiusa. Da qualche giorno in seguito alle ultime restrizioni che non permettono di allontanarsi da casa, i fedeli che garantiscono la loro presenza secondo orari stabiliti, ma che sono sparsi in tutta la diocesi, non riescono a mantenere il loro impegno. Chiudere è stata una scelta molto dolorosa. Vi invito a chiedere al Signore che quanto prima ci venga di nuovo concesso questo dono.
Ora ascoltiamo il brano del vangelo di oggi.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?». Parola del Signore

Meditiamo
Abbiamo letto un brano evangelico tratto da Giovanni. Un testo un po’ difficile. E nei prossimi giorni sarà ancora l’evangelista Giovanni a parlarci. Dovremo fare un po’ più di fatica. Sono testi in cui Gesù parla di sé, si rivela. Per arrivare a dirci che dobbiamo riconoscerlo come l’inviato di Dio e quindi dobbiamo accogliere lui e la sua Parola.
Ma per iniziare la nostra riflessione vorrei per un attimo fare riferimento a quanto si dice nella prima lettura di oggi. Si racconta che Mosè è sul Monte Sinai dove ha ricevuto da Dio la legge. Ma il popolo a valle ha subito dimenticato tutte le cose meravigliose che Dio ha fatto. Stanco di attendere, si dà al peccato. Insomma, ha visto le meraviglie compiute da Dio, ma ancora fa fatica ad accogliere la sua parola e a riconoscerlo come suo salvatore.
E’ la storia di sempre. L’umanità corre dietro alle proprie voglie, dietro i propri capricci e dimentica subito Dio che le offre il suo amore e la vuole salvare da ogni male.
E nel racconto della prima lettura è interessante il ruolo di Mosè. Dio, infatti, vuole punire quel popolo ingrato. Ma Mosè intercede e ferma la mano di Dio.
Ecco, Mosè intercede. Implora il perdono.
E Mosè figura di Gesù, il quale anche sulla croce intercede per gli uomini e implora il perdono. Gesù è il nostro avvocato, supplica il Padre perché l’amore di Dio si riversi su questa umanità così disastrata.
Dio cerca sempre i suoi figli. Ha mandato Mosè, ha mandato i profeti, ha mandato il suo figlio chiedendoci di ritornare a lui: una strada lontano da Dio ci porta solo a sofferenza e morte.
E il Vangelo che abbiamo letto continua questo discorso. Gesù chiede di essere riconosciuto e accolto. E’ l’inviato di Dio: accoglierlo è ottenere perdono e salvezza. Attraverso di lui ogni dono ci può essere fatto.
Infatti nel testo evangelico che abbiamo letto Gesù si rivela, parla di sé, parla della missione che il Padre gli ha affidato. E alla fine chiede di essere accolto, proprio perché l’amore di Dio possa raggiungerci.
Dio rispetta la nostra libertà, anche quando lo rifiutiamo, lo rinneghiamo, gli chiudiamo il cuore. Ecco perché Gesù quasi implora di essere accolto. Chi accoglie lui accoglie il Padre e accoglie tutto l’amore di Dio.
Eppure tutto è così difficile. Gesù sente l’ostilità degli scribi, dei farisei, dei sacerdoti del tempio. Questi non riescono a vederlo come l’inviato di Dio. Tutti questi personaggi che l’evangelista chiama con il nome più generico di Giudei, dicono di voler essere fedeli a Dio, dicono di attendere la manifestazione delle sue promesse, ma intanto non sanno riconoscere in Gesù l’inviato del Padre. Dicono a parole di voler avere fede, ma di fatto non sanno entrare in un rapporto fiduciale con Gesù.
Ed è per questo che Gesù rivolge loro un duro rimprovero. Anzitutto Gesù lo sottolinea che non hanno fede e non vogliono accogliere il dono che Dio sta loro facendo in Gesù. Gesù sottolinea la loro durezza di cuore. Le parole aspre di Gesù non sono da vedere come durezza: tutt’altro! Sono parole di misericordia. Gesù vede che rifiutano l’amore di Dio facendosi del male: proprio per l’amore grande che ha anche per loro Gesù cerca di scuoterli, magari anche con un linguaggio esigente, a volte duro. Lo fa per il loro bene, lo fa perché vuole condurli alla conversione.
Certo, ci rendiamo conto che pensare a un Dio che si incarna, si fa uomo, si fa piccolo... era sconcertante per gli ebrei. E’ vero che si attendeva il Messia salvatore. Ma era vero che si attendeva un Messia potente, vittorioso, che avrebbe dato potere ad Israele. Era fuori di ogni logica pensare al Figlio di Dio che si incarna, che nasconde la sua divinità, si fa piccolo, l’ultimo, muore come un malfattore: è semplicemente scandaloso, è una bestemmia. E quindi possiamo immaginare quanto era difficile per i Giudei accogliere Gesù e vedere in lui l’inviato di Dio.
Ma se era così difficile comprendere, se era fuori di ogni logica, perché Gesù non li scusa anzi è così tagliente nei giudizi?
Il motivo lo possiamo immaginare. E’ vero che era difficile la fede per quella gente, ma perché allora i poveri e i piccoli credono? Quelli intelligenti, studiosi delle sacre Scritture non credono; i piccoli, gli ignoranti, invece hanno fede! Come si spiega?
Ce lo spiega Gesù stesso allorché, rivolgendosi ai Giudei dice: Il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi.
Eccolo il motivo: In realtà la Parola non è mai entrata e non entra nel loro cuore.
I piccoli, invece, credono perché hanno il cuore buono, docile, cercano di capire, si mettono in discussione... E lo Spirito Santo li illumina nel vedere il volto del Padre manifestarsi nel volto di Gesù. E allora non sanno parlare, non sanno fare discorsi forbiti, ma il loro cuore intuisce l’amore di Dio e riconosce in Gesù il dono di Dio.
Ma i Giudei no, non si mettono in discussione, rifiutano Gesù in partenza, non ci provano nemmeno, alzano un muro fra loro e Gesù. Il loro dramma e la loro colpa è il cuore duro e chiuso per cui non vogliono accogliere quella verità che Gesù offre anche manifestando dei segni. Per questo Gesù risponde loro: Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. E proprio sottolineando la durezza del cuore e la incoerenza, Gesù aggiunge: Non sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me.

E noi? E’ vero che credere è difficile. E allora bisogna diventare piccoli. Bisogna chiedere il dono dello Spirito Santo. Bisogna chiedere il dono della fede. Bisogna fidarsi delle parole di Dio. Bisogna imparare a stupirsi di fronte all’opera di Gesù. Bisogna fermarsi, adorare, invocare, abbandonarsi nelle braccia del Padre buono, attendere che lui ci nutra, accettare che lui ci rimproveri anche, ringraziare, lodare, amare, amare Dio con tutto il cuore.
La fede è un dono che il Signore vuole dare e di fatto lo dà a chi si mette davanti a Lui con il cuore così, attento e disponibile.
Questa Quaresima sia tempo di preghiera e di ascolto, perché il Signore si possa rivelare a ciascuno di noi e la nostra fede possa diventare sempre più forte.

Su questo desiderio di Dio, invochiamo ogni benedizione, perché il Signore possiamo veramente incontrarlo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-03-2020 alle 18:17 sul giornale del 26 marzo 2020 - 381 letture

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