Mons. Gerardo Rocconi: la Parola del Signore di oggi

8' di lettura 03/04/2020 - Venerdì 3, primo venerdì di aprile. Tanti sacerdoti solitamente dedicano questo giorno, il primo venerdì del mese a far visita ai malati e ad amministrare loro il sacramento della riconciliazione.

Questa volta, a meno che non si tratti di una situazione urgente, anche gli anziani e gli infermi devono aspettare. Tutti devono aspettare.
La nostra Caritas diocesana sempre attiva, in questi giorni si trova a gestire ulteriori situazioni di difficoltà. Ma anche lì tutto è più difficile. Quelli accolti nel dormitorio non possono uscire, nemmeno per la passeggiata, quelli fuori non possono entrare a mensa ma devono prendere ogni giorno il pacco. Tutti in attesa, in attesa che la situazione si sblocchi. Quel momento arriverà.
E arriverà per fare cosa? Per recuperare il tempo perso, per fare qualche pazzia che ci siamo dovuti risparmiare questi giorni?
II vangelo ci racconta che la suocera di Pietro, gravemente malata, quando Gesù la rimise in piedi, non disse: Ora recupero il tempo perso, ma si mise a servire. Ecco, questa attesa sia per rinascere nuovi, generosi, capaci di vedere e capire cosa conta veramente, sapienti, solidali. Siano giorni dove queste dure vicende ci insegnano a vivere.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio.. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna. Il Padre mio me le ha date, e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «A colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Parola del Signore.

Meditiamo
Ancora una volta Gesù si trova a Gerusalemme. Ancora per una festa. Ci dice il vangelo che era inverno e si stava celebrando la festa della dedicazione del Tempio.
Gesù coglie queste circostanze per far vedere che in lui si realizza il più profondo significato di quelle celebrazioni. E pertanto Gesù continua a rivelare se stesso. Il nuovo tempio è Lui. E’ Lui dove abita in pienezza la Divinità. E’ lui quel tempio che distruggeranno ma in tre giorni sarà riedificato. E’ lui la via, l’unica, per incontrare Dio. Immaginate come arrivano queste parole. Certo che Gesù stupisce: la sua vita e la sua predicazione provocano! Nessuno può rimanere indifferente di fronte a Lui. Ormai lo abbiamo detto in tante occasioni. Le cose che dice sono così grandi che non si può avere il coraggio di dirle se non fossero vere. Oppure sono così grandi, ma inverosimili che possono essere dette solo da un pazzo.
Insomma non c’è via di mezzo: O Gesù è la Verità, portatore di una verità sublime, o è un pazzo scatenato.
Ma se Gesù è un ciarlatano, allora non gli si può permettere di dire determinate cose, va fermato. Ma se dice la verità, allora bisogna seguirlo e riporre in lui tutta la fiducia. Di fronte a Gesù non ci può essere l’indifferenza, il rimandare a capire. La posta in gioco è troppo grande. Ma proprio per questo la gente chiede in continuazione dei segni, segni che tolgano ogni ombra di dubbio. Si ha paura di buttarsi, si ha paura di seguirlo: non si può seguire un pazzo. Ma si ha anche paura di abbandonarlo: se dicesse la Verità? Se le sue parole fossero veramente parole di vita? Se fosse veramente il Messia atteso?
Sì, tutti capiscono che la posta in gioco è grande.
Però prima di fidarsi di Gesù che fa proposte così grandi, bisogna avere segni certi. Per cui gli dicono: Ma insomma chi sei? Dacci un segno preciso della tua identità! E’ una domanda che sarà posta fino alla fine, fino al processo davanti al Sinedrio, anzi fin sulla croce.
E Gesù, pure lui risponde come con un ritornello: Io i segni ve li do, ma siete voi che non riuscite a coglierli perché avete il cuore indurito. Chi ha un cuore buono, semplice, riesce a capire. Ecco perché Gesù aveva precedentemente detto: Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Le mie pecore ascoltano la mia voce.Appunto, le sue pecore lo riconoscono, ne riconoscono la voce.
Gesù chiede questa docilità.
Ma la gente prima di dargli fiducia ci pensa due volte e cerca segni. Solo che il problema è ancora più grande di quello che può apparire a prima vista. Gesù infatti non aveva solo detto di essere l’inviato di Dio e quindi non si era limitato a chiedere una fiducia incondizionata, ma aveva avuto l’ardire di dire un’altra cosa inaccettabile per i suoi ascoltatori. Aveva anche detto: Le mie pecore... me le ha date il Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola».
No, questo è inaccettabile. Gesù si fa uguale al Padre, uguale a Dio! Lui e Dio, che chiama Padre, sono una cosa sola. Questo è bestemmiare. E i Giudei prendono delle pietre per lapidarlo, per ucciderlo.
E il Vangelo ci presenta il lamento di Gesù: “Per quale opera mi volete uccidere. Cosa ho fatto di male?”. E i Giudei gli rispondono: No non vogliamo ucciderti per le tue buone opere, non perché hai guarito, non perché hai moltiplicato il pane, ma perché tu, che sei uomo, ti fai Dio. E’ una bestemmia.
E questo discorso della bestemmia ritornerà fuori in occasione del processo. Appare chiaro, quindi, il motivo per cui Gesù è stato condannato a morte, il motivo immediato, almeno. Gesù si era fatto Dio.

Ora il discorso si sposta necessariamente a noi. In questi giorni l’evangelista Giovanni ci conduce ad interrogarci sulla nostra fede, ci invita a vedere come ci poniamo di fronte a Gesù. Chiediamocelo ancora: riconosciamo Gesù come l’inviato di Dio, il Figlio di Dio, riconosciamo la sua divinità? Riconosciamo in Gesù l’Inviato di Dio, il missionario del Padre, l’Unica via di salvezza, colui senza il quale non c’è perdono, colui che ci ha salvati e ci ha salvati con il suo sangue? Riconosciamo in Gesù colui che ci dona la vita, la vita che non muore? Riconosciamo in Gesù il Pastore che ci guida per l’unica strada buona che c’è, quella di andare dietro a lui ed imitarlo? Riconosciamo in Gesù colui che ci dà una speranza certa, non fasulla, poiché lui non delude? Riconosciamo in Gesù tutte queste cose meravigliose per la nostra vera realizzazione, per la nostra pace? Del resto lui lo aveva detto: Rimanete in me, le mie parole rimangano in voi, Rimanete nel mio amore… vi dico tutto questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (cfr Gv 15,1-11) Oppure siamo fra quelli che vanno in cerca di segni per credere, segni che non bastano mai, poiché si ha paura di scommettere la vita sulla sua Parola?
Quanto questa quaresima ci chiede di convertirci!

Fra meno di 10 giorni sarà Pasqua. Anche se la celebreremo in casa, che questa Pasqua ci trovi pronti a rinnovare le nostre promesse battesimali, pronti a ripetere il nostro Sì a Gesù, pronti ad accogliere la sua parola, pronti a lasciarci salvare da chi veramente può farlo, pronti ad immergerci in quell’abisso di amore che è Gesù per lasciarci da lui trasformare e diventare così veri figli di Dio. Invoco su di voi ogni benedizione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-04-2020 alle 12:23 sul giornale del 04 aprile 2020 - 204 letture

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