Mons. Gerardo Rocconi: la meditazione del 6 aprile, lunedì della settimana santa

8' di lettura 06/04/2020 - Sì ormai siamo dentro. Siamo chiamati ad accompagnare Gesù, in un coinvolgimento pieno, nella sua passione, morte e resurrezione. In un coinvolgimento pieno, dicevo.

Come Maria di Betania facciamo una grande scelta di amore, come vi spiegherò nella meditazione. Come Giovanni posiamo il capo sul petto di Gesù per respirarne i sentimenti e gustare il suo amore. Come Pietro impariamo a piangere i nostri peccati. Ma poi fermiamoci su Gesù, Accogliamo il suo servizio nella lavanda dei piedi, allorché ci vuol far capire che sta donando la vita per noi. Immergiamoci nel suo sangue che ci purifica e salva.
Soprattutto impariamo il silenzio, cioè la capacità di rientrare in noi stessi per stare solo con il Signore. Che le promesse battesimali che siamo chiamati a rinnovare indichino una svolta nella nostra vita, una scelta di fedeltà.
Solo se questo percorso sarà vero allora comprenderemo un po’ di più che significa che nel battesimo siamo risorti, siamo diventati figli amati. Allora avrà senso gridare forte il giorno di Pasqua Alleluia-lode al Signore che fa bene tutte le cose e dà un senso alla nostra esistenza e sempre custodisce la nostra vita.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Parola del Signore

Meditiamo
Il vangelo ci racconta un episodio accaduto 6 giorni prima della Pasqua. Gesù ha intenzione di andare a Gerusalemme per la Pasqua e quella sera si ferma in una borgata vicina alla città Santa, chiamata Betania. Il giorno dopo sarebbe andato a Gerusalemme e la gente lo avrebbe accolto in maniera trionfale. Così dice il Vangelo: Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Si tratta di una famiglia amica. E presso questa famiglia Gesù si appoggiava tutte le volte che ne aveva bisogno. Sia L’evangelista Luca sia l’evangelista Giovanni lasciano intendere che questa famiglia era ospitale anche con gli amici di Gesù, i dodici.
Ed ecco che quella sera accade un fatto inaspettato che vede protagonista Maria, la sorella di Lazzaro e Marta. Dice il vangelo: Maria prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Era preziosa quell’essenza.
E Giuda fa notare che quello spreco era inaccettabile. Infatti il valore di quell’essenza era grandissimo, per cui a Giuda appariva più giusto venderlo per aiutare i poveri.
E anche noi, istintivamente sentiamo di dover dare ragione a Giuda. A che serve cospargere il corpo di Gesù con quel profumo? C’è chi ha fame, c’è chi non ha nulla. Quel gesto è contro la sobrietà e, pensa Giuda e… pensiamo noi, Gesù non ha bisogno di profumi, non ha bisogno di oro, non ha bisogno di questo tipo di attenzioni. Vuole soltanto che si viva il comandamento più grande, quello dell’amore.
Eppure questa volta Gesù la pensa diversamente: lui che aveva sottolineato che la carità è la più grande virtù e che dar da mangiare agli affamati è un punto su cui saremo giudicati, lui la pensa diversamente. Questa volta Gesù, quasi contraddicendo tutto il suo insegnamento, non è d’accordo né con Giuda, né con noi.
E pertanto Gesù risponde a Giuda con queste parole: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»? Gesù approva il gesto di Maria! Ma perché? In realtà Gesù, in quanto aveva fatto Maria, Gesù vede un atto di amore nei suoi confronti e riconosce un gesto di fede. Questo Gesù vuol sottolineare: vuol sottolineare quell’amore e quella fede che devono caratterizzare tutti gli amici di Gesù… anche noi.
Nel simbolismo Maria è la sposa che cosparge di profumo il suo sposo, così come deve essere la Chiesa. Maria compie anche un gesto ispirato. Anticipa quell’unzione che Gesù, a motivo di una sepoltura affrettata, non potrà avere, secondo la ritualità prescritta, sei giorni dopo. E Maria quindi esprime l’amore per lo sposo e la sua fiducia in Gesù che sta per entrare a Gerusalemme, e che ormai è incamminato verso la croce. Maria di Betania è coinvolta nell’opera di Gesù, sente con Gesù, comprende i suoi pensieri, gli dà piena fiducia, lo ascolta, lo vuol seguire, lo ama.
Non dimentichiamo che Maria è quella che in un’altra occasione, ce lo racconta Luca, si è posta ai piedi di Gesù, nonostante i rimbrotto di Marta, sua sorella, per ascoltarlo e capire la sua parola, scegliendo così la parte sicuramente buona. Maria rappresenta la Chiesa: la Chiesa che deve essere sempre in ascolto della parola di Gesù e deve sempre rispondere al suo amore. Cristo ha amato la Chiesa fino a dare la vita per lei e la Chiesa come sposa fedele risponde a questo amore, vive per questo amore. E quando sia ama si fanno anche cose illogiche, pazze. Gesù ha dato la vita, e Maria di Betania con quel gesto assurdo di versare sui piedi di Gesù una essenza di valore pari ad un anno di lavoro fa pure un gesto assurdo, ma assurdo per amore e per fede. L’amore non ha prezzo e quindi va anche contro un apparente buon senso.
E allora di fronte all’immensità dell’amore di Gesù, alla pazzia di amore di Gesù, si può rispondere con una pazzia di amore. Gesù vuole insegnare che l’essere suoi seguaci non si deve limitare a fare opere buone, non si deve limitare ad osservare fedelmente regole e leggi. C’è un passo ulteriore da fare. Gesù vuole insegnarci che nei suoi confronti deve nascere un atteggiamento di amore.
a fede è fondamentalmente una relazione di amore, una profonda amicizia, un rapporto personale, insomma un innamoramento. E Maria di Betania ha messo in risalto proprio questo aspetto della fede: l’innamoramento. In questi giorni della settimana santa, di fronte al grande amore di Gesù che dona la vita ci accorgiamo di quanto il nostro amore sia fragile, debole, insicuro, soprattutto calcolatore.
Come rispondere all’amore di Gesù? Cosa doneremo? In questa settimana santa in cui contempleremo la pazzia di amore di Gesù, quale sarà la nostra risposta? Ognuno pensi come concretamente potrà vivere questo rapporto di amore, con quale dono. Io vorrei che a questo punto ciascuno di noi si fermasse, desse una risposta a questa domanda: quale pazzia di amore sono chiamato a fare? Capito? Non un atto di amore, non un gesto significativo, ma una pazzia.
Guardiamo bene dentro il nostro cuore. Questi giorni di silenzio sicuramente ci hanno messo nella possibilità di riflettere e capire chi siamo, ci hanno permesso di vedere l’immenso amore del Signore, ma anche i nostri lati oscuri. Quale vasetto di profumo verseremo per cospargere di profumo, cioè del nostro amore, Gesù?
Una situazione non limpida da risolvere? Un matrimonio da rilanciare? Un perdono durissimo da donare? Una giustizia infranta da riparare? Una riconciliazione da fare?
Magari sono cose che da una vita ci portiamo dietro e sono lì, mezze dimenticate, ma che fanno zavorra. Cercare una svolta, una soluzione, fare una scelta di amore vuol dire rompere quel vasetto di profumo di grande valore e versarlo sui piedi di Gesù così che la fragranza riempia la casa, la nostra vita. Che questa sia una settimana intensa, piena di preghiera, piena di amore, piena di scelte di amore, in compagnia di Gesù sofferente per amore, nella contemplazione del Crocifisso... per amore..

Invoco ogni benedizione e il dono dello Spirito Santo perché sappiamo fare scelte di amore generose.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-04-2020 alle 18:56 sul giornale del 07 aprile 2020 - 221 letture

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