Mons. Gerardo Rocconi: la Meditazione del 7 aprile, martedì della settimana Santa

8' di lettura 07/04/2020 - Entriamo profondamente nello spirito della settimana santa. Tanto più vivremo il percorso che ci viene offerto questi giorni, altrettanto sarà intensa la gioia della Pasqua. Sì, perché a Pasqua non ci può essere che gioia, anche se viviamo questi giorni così difficili.

Infatti l’opera di Gesù è salvezza. E Gesù salva sempre, ci salva anche nella morte, nella nostra morte. L’opera di Gesù dà un senso alla vita, ad ogni vita. Ogni vita è custodita dal Signore: dobbiamo portarlo a tutti questo annuncio di speranza. E la via attraverso la quale Gesù salva è il dono di se stesso. Contempliamolo nel suo cammino verso la croce, accogliamo il suo amore e ci accorgeremo che egli mai ci abbandona. E dopo i giorni della passione dire che è vivo non è un grido assurdo di poveri fanatici, non è un grido insignificante: tutt’altro! Dire che lui è vivo è una esigenza, perché l’amore non può morire , anzi è vita e speranza per tutti.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte». Parola del Signore.

Meditiamo

Il vangelo di oggi ci presenta Gesù a cena con i discepoli. E’ un momento di forte tensione. Nel brano odierno, oltre Gesù che è sempre il protagonista, tre figure ci si presentano in particolare: Giovanni, Giuda e Pietro. Tre figure che hanno un ruolo importante e ci chiedono di pensare, di riflettere. Gesù parla apertamente di tradimento. Dice: Uno di voi mi tradirà. Cioè uno dei Dodici! Gli amici di Gesù! Certo, ognuno conosceva i limiti degli altri; Gesù stesso non aveva mancato di correggerli; ognuno aveva i suoi problemi… ma arrivare al tradimento ! E guardando il turbamento di Gesù, si saranno chiesti a cosa avrebbe portato questo tradimento. Ma chi poteva fare una cosa del genere? E siccome nessuno aveva motivi per pensare così male di un altro, si comincia a temere per sé stessi.
Gli evangelisti Matteo e Marco ci dicono che i Dodici cominciano a chiedere affannosamente: Ma sarò io? In ogni caso, mentre si cerca di capire e ci si interroga, Giovanni reclina il capo sul petto di Gesù. E’ un gesto di affetto: quasi a dirgli: Non è possibile, noi ti seguiamo, ti vogliamo essere fedeli, ti amiamo. Guardiamolo Giovanni: in quel suo gesto sente tutto l’amore di Gesù e nello stesso tempo esprime il suo affetto. E’ quasi un bambino, Giovanni. Cerca l’abbraccio di Gesù, ma nello stesso tempo vedendo Gesù preoccupato gli vuole esprimere tanta tenerezza. Il suo è un gesto così umano, così fraterno. E’ un cercare e dare sicurezza. Quanti santi hanno vissuto le loro esperienze interiori partendo proprio da quel gesto. Ma in quel posare il capo sul petto di Gesù, c’è da vedere qualcosa di più che un semplice gesto di amicizia e di tenerezza.
E’ un modello, Giovanni. Un modello di come la Chiesa, e conseguen- temente ciascuno di noi, dove vivere questi giorni della settimana santa. Dobbiamo dire al Signore la nostra fedeltà e il nostro amore. Nel vivere i giorni della passione bisogna che ci lasciamo coinvolgere, bisogna che riviviamo nella nostra persona quanto Gesù ha fatto.
La fede si esprime anche nel rivivere i momenti di Gesù.

Vogliamo sottolineare come la fede non sia solo e semplicemente l’accettazione di un insieme di pensieri, di valori, di verità, ma sia fondamentalmente l’incontro con Gesù, l’amato, lo sposo, il confidente. E quel reclinare il capo sul petto di Gesù viviamolo soprattutto durante l’Adorazione Eucaristica, allorché potremo farlo di nuovo: è momento propizio per dare una risposta definitiva allo sconfinato amore di Gesù.
Giovanni è figura della Chiesa, sposa di Cristo, che sempre ascolta i battiti del cuore di Cristo, ne ascolta i pensieri, i sentimenti, per riviverli. Così come dice San Paolo nella lettera ai Filippesi: Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù, che pur essendo Dio, nascose la sua Divinità, fece un percorso di annientamento di sé , svuotamento fino alla croce. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di amore (Cfr Fil 2,6-8). Questo è la Chiesa-sposa che reclina il suo capo sul petto di Gesù.

L’altra figura che vogliamo oggi considerare è Giuda. Figura triste, tenebrosa. Giuda è smascherato da Gesù. Gesù gli aveva dato un pezzo di pane intinto nell’intingolo: gesto usuale a tavola come segno di amicizia, ma in quel contesto almeno Giovanni e lo stesso Giuda ne capiscono il significato e Giuda, pertanto, non può che uscire dal cenacolo, non può che andarsene. L’evangelista sottolinea che era notte.
Ma la notte era soprattutto nel cuore di Giuda. L’evangelista, infatti, commenta in maniera esplicita: Dopo il boccone, Satana entrò in lui. Cosa sarà passato nella sua testa per arrivare ad un delitto, ad un tradimento così terribile? Ci è semplicemente difficile capire la figura di Giuda, tant’è vero che in tanti si sono cimentati a trovare attenuanti o motivazioni che a noi sfuggono.
In ogni caso oggettivamente Giuda ha commesso l’errore più grande che è possibile commettere. O no! Forse no! L’errore più grande ancora non è il tradimento, ma il non aver creduto nella misericordia di Gesù.
Diversamente da Pietro. Perché anche Pietro è un traditore, ma un traditore che poi ha saputo pentirsi e affidarsi all’amore del Signore.
Sono interessanti le tante parole che sono state scambiate fra Gesù e Pietro in quella Cena. Ascoltiamone alcune. Disse Gesù: Figlioli, ancora per poco sono con voi; dove vado io, voi non potete venire». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
Pietro è generoso, ma impulsivo e ancora con un amore così immaturo. Per cui le sue sono solo chiacchiere. Sì sono parole immature, parole di un debole per di più sbruffone, ma sono anche parole che indicano un desiderio: Pietro nella sua fragilità era però sincero. Amava Gesù. Il tradimento di Pietro, pur nella sua gravità, è un tradimento dettato dalla paura, conseguenza della fragilità. Pietro ha bisogno della grazia. Ha bisogno del dono dello Spirito Santo che trasforma, rende forti e coraggiosi.
E Pietro, dopo la Pentecoste sarà diverso. E Gesù chiaramente dice a Pietro che, almeno in quel momento, le sue parole sono aria: Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte». Pietro in questo momento ci rappresenta tutti. Ci rappresenta nelle dimenticanze dell’amore del Signore e nei tradimenti.
Ma Pietro ci insegna anche ad incrociare lo sguardo di Gesù, per capire il suo amore e vivere il pentimento. Un pentimento che si esprime anche nell’avvicinarsi al Sacramento della Riconciliazione. Sì, perché spesso anche i nostri errori sono frutto di paura, di debolezza e di fragilità. Abbiamo bisogno di forza, quella forza che è dono dello Spirito di Dio, quella forza che ci è donata nella preghiera, quella forza che abbondantemente il Signore ce la dona nei Sacramenti della Riconciliazione e della SS Eucaristia, Sacramenti che speriamo possiamo ritornare a ricevere normalmente quanto prima.

Carissimi, anche da casa viviamo intensamente questi giorni della settimana Santa: nel silenzio, nella preghiera… soprattutto nel posare, oggi, domani, sempre, il capo sul petto di Gesù. Il Signore ci benedica e ci doni la sua pace.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-04-2020 alle 11:25 sul giornale del 08 aprile 2020 - 237 letture

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