Mons. Gerardo Rocconi: la meditazione dell’ 8 aprile, mercoledì della settimana santa

9' di lettura 08/04/2020 - Più ci inoltriamo nella settimana santa e più abbiamo bisogno di silenzio. L’opera di Dio si comprende solo nel silenzio. Siamo chiamati a diventare attori in questo grande dramma che è l’opera di Gesù.

Ma bisogna entrare totalmente nella parte che i è affidata, bisogna capirla. Il silenzio è fondamentale, approfondire la Parola di Dio è necessario, farla calare nel cuore è indispensabile. Se vogliamo gustare la Pasqua bisogna vivere intensamente questi giorni che la precedono: sono i giorni della presa di coscienza delle nostre fragilità, dei nostri peccati, ma anche di tutto l’amore di Dio che in Gesù si fa carne. La fragilità degli apostoli ci fa capire come il modo di muoversi di Dio è così lontano dal nostro. Ma il Signore ci tende le mano, ci offre la vita dei figli e, pertanto, ci chiama a risorgere con lui

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Meditiamo

Ieri abbiamo riflettuto sulla figura di Giovanni, Pietro e Giuda. L’occasione ci è stata data dal racconto di alcuni momenti della Cena secondo l’evangelista Giovanni. Anche oggi il quadro che ci viene presentato è quello dell’Ultima Cena. L’evangelista è Matteo. Il primo personaggio che abbiamo davanti è ancora Giuda. Giuda che aveva proposto ai capi del popolo, Sacerdoti del tempio e farisei, un suo terribile servizio: vendere Gesù. Infatti aveva proposto loro di consegnare Gesù, ovviamente facendosi pagare.

L’evangelista Matteo riporta il turpe dialogo fra Giuda e i capi: Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. E da quel momento Giuda avrebbe atteso l’occasione per far sapere dove avrebbero potuto trovare Gesù in un momento in cui questi era solo: per evitare così la reazione della folla.

E dopo l’accordo, Giuda continua la sua vita con i 12 come se nulla fosse. Continua stare con Gesù e partecipa addirittura all’Ultima Cena, sapendo che da lì sarebbe uscito prima per avvertire i capi del popolo che Gesù andava nell’orto degli ulivi a pregare. Ed ecco che durante la cena Gesù comincia a parlare di quel che sarebbe accaduto.

Infatti Gesù, nella tristezza più profonda, annuncia ai suoi che i tempi stanno stringendo, è arrivato il momento del dono di sé e del suo martirio. Ma aggiunge che tutto ciò passa anche per il tradimento di uno di loro. Ci riporta il Vangelo di Matteo: Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». La notizia è terribile e tutti si interrogano come sia possibile. Continua il Vangelo odierno: Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?» Tutti se lo chiedono, tutti sanno che il loro amore è grande, ma si conoscono e sanno quanto sono fragili. E la risposta di Gesù lascia intendere, almeno all’inizio, che ognuno di loro potrebbe essere il traditore. Infatti continua il Vangelo: «Disse Gesù: Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il fatto è che tutti hanno messo la mano in quel piatto centrale per prendere l’intingolo.

E’ come se Gesù volesse dire: Guardate, siete tutti possibili traditori. Siete tutti così paurosi che almeno il tradimento dell’abbandono lo metterete tutti in atto.

Anche Giuda, come tutti gli altri, forse per tentare di fare l’indifferente, pone la domanda e dice: Rabbì, sono forse io? E a lui Gesù risponde direttamente: Tu l’hai detto, Si, sei proprio tu. E’ spontaneo chiedersi: Ma come è possibile tradire così il maestro, colui che aveva fatto solo del bene? Non possiamo fare a meno allora di pensare che il maligno quando entra nel cuore dell’uomo, lo rende tenebroso e capace di compiere qualsiasi empietà.

Con umiltà dobbiamo ammettere che anche noi possiamo tradire, tradire l’amore. Il peccato, le scelte sbagliate, la fuga da Gesù, il male coltivato nel cuore e poi realizzato, tutto ciò è tradimento, è consegnare Gesù perché sia crocifisso. Non possiamo limitarci a condannare Giuda. Anzi a questo punto dobbiamo proprio domandarci: Chi ha voluto la morte di Gesù? E’ importante questa domanda, anche per comprendere qualcosa di più di noi stessi.

Chi ha voluto la morte di Gesù?

* La prima risposta che ci viene è questa: Di fatto la causa della morte di Gesù è stato Giuda e con lui l’hanno voluta i Giudei. Vuole la morte di Gesù il sinedrio e quella folla raggirata dai sinedriti. Ma sentiamo che la risposta non è completa.

* In secondo luogo hanno voluto la morte di Gesù i Romani. Pilato non riesce a spiegarsi l'accanimento di quel gruppo di Ebrei contro Gesù. Pilato sa che glielo hanno consegnato per invidia: Pilato sa che Gesù non ha commesso nessuna colpa, e per questo tenta di liberarlo, ma trascura la cosa più importante: agire secondo la propria coscienza e non lasciarsi prendere la mano dalla situazione difficile. Pilato ha ascoltato parole che nessuno ha mai udito così chiaramente, ma non riesce a vincere la paura e lui, l'uomo forte, ha paura e per paura emette la sentenza più ingiusta che la storia abbia conosciuto. Ma ancora dobbiamo continuare a chiederci chi ha voluto la morte di Gesù.

*Ha voluto la morte di Gesù Satana. Certo Satana è il responsabile della morte di Gesù. Che gli uomini rifiutino Gesù è importante per lui, perché in questa maniera rifiutano la salvezza. E' lui che ha manovrato, che ha ottenebrato menti, coscienze e cuori: in particolare si impossessa di Giuda. Fa terra bruciata attorno a Gesù spazzando via l'appoggio della gente, perfino dei discepoli: mette la paura e il tradimento anche nel cuore di Pietro. Scatena l'invidia e l'avversione dei sommi sacerdoti Anna e Caifa. Scatena una avversione nei confronti di Gesù incomprensibili. Ma l’opera di Satana non toglie la libertà agli uomini. Per cui la domanda “Chi ha voluto la morte di Gesù” cerca anche altre risposte.

*All’origine della morte di Gesù c’è il peccato. Soprattutto il peccato. E qui entriamo in scena tutti. Perché alla fine questo è il vero motivo della morte di Gesù: è l'uomo peccatore che ha voluto la morte di Gesù. Così come era stato predetto, Gesù è morto a motivo del peccato dell'uomo: Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dá salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Così leggiamo in Isaia. Non possiamo giudicare chi ha ucciso Gesù, perché tutti siamo coinvolti. Pertanto ciascuno deve domandarsi: Fino a che punto io sono responsabile della morte di Gesù e fino a che punto io continuo ad esserlo?

Ma la domanda “Chi c’è all’origine della morte di Gesù” deve avere ancora la risposta più importante.

*All’origine c’è l’amore. L’amore di Dio. Gesù non muore perché Giuda lo tradisce, perché i giudei lo rifiutano, perché Pilato lo condanna, tutti manovrati da Satana. Semmai queste sono le circostanze, sono le vie per arrivare alla morte.

Il motivo più profondo è un altro: è l'amore. Gesù ama ed è talmente obbediente al Padre ed ama talmente l'umanità da offrire la sua vita, da decidere liberamente di dare la vita. Mai accetterebbe di non morire dal momento in cui questa è l'unica via per dire all'uomo quanto grande è l'amore di Dio il quale "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3,16-17). Così leggiamo nel vangelo di Giovanni.

Carissimi, apriamo il cuore all’amore. Impariamo a rispondere all’amore. Costruiamo una vita sull’amore. Questo è possibile, perché Gesù ha vinto! Il Signore vi doni il suo Spirito che trasformi ogni cuore e lo renda capace di accogliere e vivere la propria vocazione, che è la vocazione all’amore.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-04-2020 alle 17:22 sul giornale del 09 aprile 2020 - 202 letture

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