Meditazione del 9 aprile con il Vescovo, per il Giovedì della settimana Santa

9' di lettura 09/04/2020 - Entriamo nel cuore dell’anno Liturgico: il Triduo Pasquale. Al’interno delle nostre case, fermiamoci. Magari usiamo uno di quei tanti sussidi che vi arrivano per vivere in casa un momento che ci faccia cogliere il Mistero che celebriamo: Gesù si fa dono, Gesù muore, Gesù riceve una vita meravigliosa: l’uomo è chiamato a rivestirsi di Dio.

Fratelli miei, preghiamo, preghiamo assiduamente. Vediamo quanto questi giorni sono difficili.
La ripresa è così lenta. Non temiamo di essere infantili se diciamo: Senza l’aiuto di Dio non ne veniamo fuori.
Viviamo fino in fondo la morte di Gesù, uniamoci alla morte del Signore facendo morire la parte sbagliata di noi stessi, per risorgere con lui in una vita tutta secondo Dio.
E chiediamo che anche la gioia della Pasqua si manifesti nei nostri giorni terreni: per noi e per il mondo intero.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Parola del Signore

Meditiamo
Guardiamo Gesù nel compiere quel gesto del lavare i piedi. E’ un gesto che aveva soprattutto due significati, apparentemente così lontani. Era il gesto dello schiavo, di colui, cioè, che non è più padrone della propria vita. Ma è anche il gesto della sposa che si chinava a lavare i piedi al marito quando questi, alla sera, stanco ritornava dal lavoro nei campi. Un gesto di chi non è padrone della propria vita, ma anche un gesto di chi non si appartiene, ma per amore.
Vediamo Gesù che lava i piedi alla sua sposa, la Chiesa, rappresentata dai Dodici. Un dono di amore che arriva al dono totale della vita: per sé non conserva nulla.
Quella sera di quel primo giovedì santo, durante la Cena Gesù ha fatto tre doni, tre immensi doni: La SS Eucaristia, il comandamento del’amore, il sacerdozio.
Il primo è l’Eucaristia, il sacramento che rende presente nei secoli Lui che muore, risorge, è glorificato, dona lo Spirito Santo.
Nella Santissima Eucaristia, che è la presenza più forte e significativa di Gesù, noi troviamo la vita, troviamo la forza per vivere fedelmente, troviamo la gioia di poter stare con il Signore.
Partecipare all’Eucaristia è realmente rivivere tutta l’opera di Gesù. La celebrazione dell’Eucaristia realizza una contemporaneità fra noi e Gesù. Pietro, Giacomo, Giovanni, Maria… lo hanno visto in croce, lo hanno visto risorto, ma non sono più fortunati di noi.
La celebrazione dell’Eucaristia rende presente per noi, oggi, qui, l’opera di Gesù. Sento che a tanti manca la S. Messa. E lo credo bene. Ma non dimentichiamo questo tempo di digiuno Eucaristico può portare un buon frutto spirituale, nel senso che ci farà apprezzare di più l’immenso dono che ci è stato fatto. Si sente dire: “Si può pregare in casa. Tanto è uguale”, Certo che si può pregare in casa; il Signore può effondere copiosamente la sua grazia; è importante pregare in casa. Ma non è uguale. E chi dice così vuol dire che non ha compreso fino i fondo il valore della SS Eucaristia.
Certo che ci manca l’Eucaristia, anzi, può essere utile un momento di digiuno eucaristico, proprio per imparare a sentirne la mancanza; ma sia chiaro che non possiamo vivere senza Eucaristia, proprio per il suo profondo significato: E’ Gesù che si rende presente nella nostra vita di oggi e in una maniera conviviale si fa dono per noi.

Ed ecco il secondo dono: è il comandamento dell’amore. Chi incontra Gesù nell’Eucaristia non può che trasformarsi in Gesù e vivere come lui, in una vita che si fa dono. Quando Gesù dice: Fate questo i memoria di me, invita a ripetere il suo gesto, dà a qualcuno il compito di ripetere il suo gesto.
Ma non solo. L’Eucaristia è il segno del dono che Gesù fa di se stesso. Chi mangia quel Pane vivo che è Gesù è chiamato a vivere come Gesù, nel dono di se stesso.
A tutti è rivolto quel Fate questo in memoria di me: amate, amate come ho amato io, fate dono della vostra vita come ho fatto io.
Dall’Eucaristia nasce l’amore, la capacità di scegliere di vivere nell’amore. Gesù ha lavato i piedi ai Dodici per dire loro che la sua vita non gli apparteneva più. Chi si nutre dell’Eucaristia deve sapere che la sua vita non gli appartiene più, diventa una vita come quella di Gesù.
Ecco perché Gesù ci dà il comandamento dell’amore: è la conseguenza del ricevere l’Eucaristia.
“Mi manca la comunione”: E’ bello sentirsi dire così. Ma rispondo anche: Com’è oggi la tua preghiera? Rinnovi la tua fedeltà al Signore, gli dici la tua volontà di appartenergli? Stai facendo un percorso interiore di riconciliazione, di apertura del cuore a tutti? Preghi per tutti? Affidi al Signore ogni fratello? Senti la responsabilità di portare il peso degli altri, soprattutto dei sofferenti, pregando intensamente per loro? Ti riprometti che la tua vita sarà accogliente, generosa, servizievole, capace di riconciliazione, capace di comunione?
“Mi manca la comunione”: questa espressione è vera solo se è accompagnata da tutti questi altri sentimenti che ho appena descritto.

E finalmente il terzo dono che Gesù fa: è il Sacerdozio. Vogliamo vedere in quelle parole di Gesù rivolte ai 12 “Fate questo in memoria di me” l’istituzione del Sacerdozio.
Per tutti queste parole significano la missione di vivere nell’amore; per alcuni, i Dodici, quelle parole indicano un compito che il Signore affida: loro, ai 12 e non ad altri, Gesù ha dato il compito di ripetere i suoi gesti e le sue parole con lo stesso significato e lo stesso valore, come se le dicesse lui stesso.
E’ così: Gesù prende la povera persona del sacerdote e ne fa un suo strumento di salvezza. Il sacerdote presta voce, mani, cuore perché Gesù possa rendersi visibile, ma è Gesù che agisce nella persona del Sacerdote. Ogni sacerdote avverte la propria indegnità e fragilità... eppure è così: Gesù vuole servirsi di un nulla per rendersi ancora presente, per celebrare l’eucaristia, per dare la vita nel battesimo, per perdonare i peccati e ridare pace alle coscienze.
E’ necessario che noi sacerdoti teniamo viva quella profonda verità per cui esistiamo. Per cosa ci siamo, quale è il primo nostro compito? “Ci siamo per donare il Signore e per dire che Lui è la sola vera ricchezza. E noi sacerdoti per primi dobbiamo ricordarci che gli uomini hanno diritto di vedere che questo e solo questo è il vero motivo per cui esistiamo.
Per questo da parte di noi sacerdoti è urgente una totale adesione a Gesù, fatta di zelo, chiarezza di vita, preghiera, ascolto, insomma una vita che parli da sola.
I fedeli hanno diritto di vedere tutto questo, anzi lo devono esigere. Devono esigere la nostra santità, e devono esigere che si manifesti. Del resto Gesù lo aveva detto con chiarezza: Voi siete la luce del mondo; risplenda la vostra luce...
Come è importante che i sacerdoti siano visibili, identificabili, riconoscibili:
- visibili e identificabili per loro presenza : una presenza amorevole, paterna, amica nella vita dei fratelli, una presenza che richiama la vicinanza di Gesù;
- visibili e identificabili per la loro fede, per la luce che emanano quando parlano di Gesù, per il calore che donano, quando si fanno vicini ai fratelli.
- visibili e identificabili per le virtù personali, per le scelte controcorrente: scelte di amore per la vita, sempre e in tutte le sue fasi; scelte di sobrietà; scelte di obbedienza e disponibilità; scelte a favore degli ultimi; attenzione ai piccoli e a quelli che non hanno voce.
Quello del sacerdote deve essere uno stile di vita colpisce, perché fa subito capire dove si è posta la propria gioia... E la pienezza di gioia non ci può essere che in Gesù. Uno solo deve essere l’ interesse del sacerdote, l’unico per il quale si vive: “Gesù , Signore e Cristo, crocifisso e risorto.

Oggi è festa per i Sacerdoti. E’ il loro giorno, il giorno in cui ricordano la loro nascita come sacerdoti. Per questo, Carissimi, vi chiedo una preghiera per i vostri sacerdoti, perché siano fedeli alla immensa responsabilità che Gesù ha dato loro. Oggi fate loro una telefonata, fate sentire il calore con cui li circondate e chiedete, chiedete, chiedete che vi donino Gesù.

Carissimi, tre doni ricordiamo in questo giovedì santo: La SS Eucaristia, il comandamento dell’amore, il Sacerdozio. Il Signore vi doni un cuore grato e vi riempia delle sue benedizioni






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-04-2020 alle 15:13 sul giornale del 10 aprile 2020 - 401 letture

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