La meditazione del 13 aprile, lunedì dell'ottava di Pasqua

8' di lettura 13/04/2020 - Ripartiamo. Si ripartiamo, perché pensavamo che qualcosa potesse cambiare in questa lotta, e invece ci ritroviamo altri 20 giorni davanti, a dover mantenere questo distanziamento sociale, e per noi credenti, a dover ancora rinunciare alla vita della Comunità.

E’ giusto che ci manchino tante cose. Se non ci mancano, vuol dire che valevano poco. Che ci manchi la Comunità, che ci manchi l’Eucaristia, che ci manchi la preghiera comunitaria… è segno buono. Vuol dire che queste realtà le sentivamo importanti. Non ci sono? Dobbiamo imparare non sicuramente a farne a meno. Ma in questo tempo di emergenza dobbiamo imparare a scoprire altre vie che il Signore ci dona per incontrare lui: la preghiera in casa, il dialogo, la pazienza, il servizio reciproco, la capacità di sostenersi a vicenda. E soprattutto è importante che impariamo ad uscire migliori da questa prova, cioè impariamo ad avere una fiducia più grande verso il Signore, a saperlo mettere al centro della nostra vita; ed è importante che impariamo una solidarietà maggiore verso i fratelli.

Dal Vangelo secondo Matteo
All'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto! Venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, e vi precede in Galilea; là lo vedrete». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Meditiamo

In questa settimana che abbiamo davanti risuona ancora forte il grido della Pasqua: Gesù è risorto, Gesù è vivo. La liturgia considera questa ottava come un solo grande giorno, il giorno della Resurrezione di Gesù. Per questo durante le celebrazioni di questa ottava di Pasqua, daremo sempre l’annuncio della Resurrezione, alzeremo sempre un grido di gioia e di vittoria. In tutto questo ci aiuterà la lettura del racconto delle apparizioni. Sarà un gridare continuamente la vittoria della vita sulla morte, la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria della Grazia sul peccato, la vittoria di Dio sul maligno che a lui tenta di opporsi.
Oggi leggiamo il racconto della prima apparizione, così come ce la offre Matteo. Maria di Magdala e un’altra Maria, quella mattina dopo il sabato, vanno al sepolcro per completare i riti di sepoltura. Sono preoccupate: chi sposterà il pesante masso che chiude il sepolcro? Ma ecco che la tomba è aperta e si sentono dire: Non abbiate paura, Gesù il crocifisso è risorto. Gesù è vivo. Proprio lui, quello che era stato crocifisso.
L’angelo sottolinea il legame fra le due parole: Crocifisso e Risorto, risorto perché crocifisso. E’ quello che dicevamo venerdì scorso: c’è un consequenzialità fra quella morte e la Resurrezione. Per quell’obbedienza, obbedienza fino alla morte, oggi c’è la vita, una vita immensa, per Gesù nella sua umanità e per ogni uomo che la accoglie in dono.
Ma lo stupore e la paura sono più grandi delle parole sublimi che l’angelo dice e le donne, vuoi per paura, vuoi per dare la notizia ai discepoli, fuggono e enormemente impressionate abbandonano in fretta il sepolcro.
Ma la loro esperienza non è finita: per strada viene loro incontro il Signore stesso che dice: «Salute a voi!». Potremmo anche dire: Pace a voi. E’ il saluto che il Risorto rivolge anche in altre apparizione. E poi Gesù aggiunge: : «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Sì, Gesù deve dir loro: non temete.
E’ un fatto meraviglioso quella visione, ma fuori di ogni attesa umana e allora può spaventare.
Ci troviamo di fronte ad una stupenda sorpresa di Dio che ovviamente coglie impreparati. Ma coglie impreparati tutti. Gli altri evangelisti ci raccontano che Maria di Magdala in particolare viene presa per una visionaria.
Insomma non è stato facile per nessuno accogliere quella notizia, anche se era meravigliosa e apportatrice di gioia. Non è stato facile perché era enormemente al di sopra di ogni attesa che un morto potesse essere vivo e possedere una vita immensamente più grande della vita che conosciamo.
Ma la cosa coglie impreparati anche i nemici di Gesù. Anche a loro arriva la notizia che il sepolcro è vuoto. La notizia la portano le guardie. Cosa avranno vissuto le guardie?
L’evangelista ci racconta che le guardie andarono ad annunziare ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Probabilmente la loro esperienza è stata limitata. A loro sicuramente il Signore non sarà apparso.
Ma alcune cose le hanno dovuto constatare. Per esempio hanno sicuramente avvertito il terremoto, il boato e poi hanno visto rotolare via la pietra. Entrati nel sepolcro hanno dovuto constatare che questo era vuoto. E possiamo immaginare anche la loro paura ma anche gli interrogativi che si saranno posti.
Comunque c’è una cosa che le guardie sanno meglio degli altri: che nessuno ha trafugato il corpo di Gesù, e che quel corpo è inspiegabilmente scomparso. Insomma si trovano di fronte a qualcosa di straordinario. E non possono fare altro che riferire ai capi dei sacerdoti.
I capi sono preoccupati. Mandano a verificare e vedono che le cose stanno come hanno detto le guardie. Cosa sarà accaduto? Certo, sapevano che Gesù precedentemente aveva parlato della sua resurrezione, ma non vogliono proprio pensarci che possa trattarsi della verità. Ora sono loro ad aver paura. Cosa accadrà? Si credeva di aver risolto ogni problema mettendo a morte Gesù ed ora accade qualcosa di ben più grave. Cosa fare? Come reagire di fronte ad un fatto strano e inspiegabile? C’era un morto nel sepolcro, una pietra per chiudere ben salda; ora il sepolcro è aperto e il morto non c’è più. I soldati facevano la guardia, nessuno ha rubato il corpo... e allora cosa è successo?
E qui ritorna fuori ancora una volta tutto il dramma della durezza del cuore. E Farisei, sacerdoti, scribi, insomma i componenti del sinedrio avrebbero dovuto fermarsi e porsi delle domande. Avrebbero dovuto interrogarsi, mettere in discussione quanto avevano operato nei giorni precedenti.
E avrebbero dovuto pentirsi del male fatto. E invece continuano sulla linea di sempre. Il loro cuore rimane chiuso, hanno deciso di opporsi a Gesù ed ora continuano a farlo. Fino al punto che continuano a fare altro male oltre a quello già fatto.
Quindi decidono di corrompere le guardie chiedendo loro di affermare così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E’ una storia che non si tiene in piedi. Un soldato che così ingenuamente deve ammettere di dormire durante il turno di guardia è già una cosa grossa. Ma poi, come hanno fatto i discepoli a spostare quella enorme pietra senza un minimo rumore? Come hanno fatto le guardie a non svegliarsi mentre i discepoli per forza avrebbero dovuto fare un gran baccano! E’ una storia assurda. E’ un discorso soprattutto vecchio: se non si vuol credere, non c’è nulla da fare.
E questo è il peccato contro lo Spirito Santo. Ecco perché è imperdonabile il peccato contro lo Spirito Santo. Perché si sceglie il male e si decide di non rivedere la propria posizione. Insomma non si è disponibili nemmeno a ricevere il perdono. Se non c’è il cuore disponibile, nemmeno il Signore può farci niente. E allora chiediamo un cuore buono. Chiediamo il dono dello Spirito Santo perché renda il nostro cuore docile, capace di accogliere la più bella notizia che sia mai stata portata.

Preghiamo perché il Signore ci si riveli, ci dia luce, così che possiamo accogliere questa meravigliosa notizia, cioè il vangelo: Gesù è vivo, è la nostra pace, è la nostra vita, è il fondamento della nostra speranza, è la nostra gioia oggi e sempre. Invoco ogni benedizione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-04-2020 alle 12:37 sul giornale del 14 aprile 2020 - 26 letture

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