La meditazione del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua

7' di lettura 14/04/2020 - Carissimi, ora il rischio dello scoraggiamento si fa più forte. Altri venti giorni di necessaria quarantena per tutti consumano energie su energie. Temo che quando pian piano ritorneremo alla normalità, avremo una nuova emergenza, quella di raccogliere i cocci.

Avremo tante persone sfinite (per non dire peggio) psicologicamente e spiritualmente. E allora in questi giorni il Signore ci chiama a non crollare.
La sua Parola ci sostenga. Dopo avremo una grande missione, quella di farci più che mai vicini a chi ha bisogno di rialzarsi, da tutti i punti di vista.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”» . Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Meditiamo
L’ottava di Pasqua è considerata come l’unico grande giorno di Pasqua: un giorno così importante che appunto dura otto giorni. E proprio per questi motivi in questi otto giorni i vangeli ci raccontano l’esperienza del risorto che hanno fatto gli apostoli o alcuni discepoli . Oggi è l’evangelista Giovanni che ci racconta l’esperienza di Maria Maddalena. Ci racconta Giovanni che quel mattino dopo il sabato Maria era andata al sepolcro e aveva visto la tomba vuota. Corre dai discepoli: Pietro e Giovanni vanno, vedono, e Giovanni al vedere i teli afflosciati ma senza aperture comprende e crede. Pietro e giovanni ritornano ma Maria rimane lì. Rimane davanti alla tomba e piange. Perché piange? Gesù aveva cambiato la sua vita. Lei non era la prostituta come a volte si crede. Il vangelo non lo dice da nessuna parte. Lei era una donna sofferente, disturbata dal maligno e Gesù l’aveva liberata. Lei era una donna oppressa, , sofferente e Gesù l’aveva liberata, anzi rigenerata. Qui sta il motivo grande dell’amore di Maria di Magdala: Gesù aveva dato un senso nuovo alla sua vita. Ma Gesù è morto e lei piange.
Ma ascoltiamo ora cosa ci dice l’evangelista: “Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Maria ancora non ha compreso che Gesù è risorto; non ha avuto l’intuizione di Giovanni; teme che il corpo del Signore sia stato trafugato. E questo è un motivo ulteriore di sofferenza. Lei aveva sperimentato che Dio in Gesù salva veramente e Gesù, pertanto era diventato il motivo della sua vita.
E quell’ultimo scempio, cioè il trafugamento della salma, era per lei uno strazio.
Dalla risposta che Maria dà ai due angeli, si sente come Gesù abbia dato un senso nuovo alla vita di quella donna, per cui in Maria c’è quella immensa gratitudine che ora la fa soffrire di più ancora.
Ma il Vangelo continua dicendo che sentì come un richiamo, un istinto a guardare altrove. Dice l’evangelista: “Maria si voltò e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. E Gesù ripete quella domanda: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Quella domanda ripetuta, dagli angeli, da Gesù: Perché piangi? Sì, perché? Ma non hai capito che non si può più piangere? E’ finito il lutto, è finita la Quaresima, è finito il digiuno: Il Signore è vivo! Ma Maria non comprende ancora e, continua il Vangelo: Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Meglio avere Gesù morto che non averlo per niente.
Stupendo l’intervento di Gesù riportato dal vangelo: E Gesù le disse: «Maria!». E’ una parola che esprime una chiamata, una vocazione, una dichiarazione di amore, una parola che non arriva agli orecchi, alla testa, ma direttamente al cuore. E subito, da quella parola, da quel tono, Maria riconosce Gesù. E grida subito, come ci dice il vangelo: «Rabbunì! Maestro!» Si aprono i suoi occhi, si apre il suo cuore. Sente in quella parola la forza che l’aveva aiutata a vivere quando era ancora nella disperazione perché oppressa dal Maligno. E sente soprattutto in quel momento l’invito ad una ulteriore svolta nella sua vita.
Tempo prima il Signore l’aveva chiamata a vivere una nuova, riappacificata; ora il Signore la chiama ad essere missionaria, a gridare che il Risorto a tutti offre una vita nuova, offre una vita da vivere in pienezza, nella speranza e nella gioia. E in quel mattino Maria, per la seconda volta corre dagli 11, gridando che Gesù era vivo. Sì, lei si trova ad essere la missionaria per coloro che saranno i missionari del mondo intero. Chissà, forse nessuno le avrà creduto, o forse una dolcissima sensazione avrà cominciato a far breccia nel cuore degli 11. Ormai tutti cominciano ad avvertire che la vicenda di Gesù non è chiusa, non è finita con la sua crocifissione.
Si dovrà parlare ancora di Gesù e se ne parlerà fino alla fine del mondo, perché quel Gesù che è stato rifiutato dagli uomini, in realtà è il salvatore degli uomini, è il salvatore di chi lo accoglie e lo segue. E per noi Maria di Magdala è un significativo esempio di fede: infatti la preghiera, l’attesa sincera, il desiderio, permettono al Signore di arrivare al nostro cuore prima di tanti discorsi e tanti ragionamenti: nella fede la via del cuore è immediata, più veloce della via dell’intelligenza.
E come sempre il discorso ora viene portato a noi. Sono due le cose che possiamo imparare da Maria Maddalena: Prima di tutto come si fa a fare l’esperienza del Risorto, come lo si incontra: in altre parole cosa vuol dire che il Signore arriva a noi attraverso la via del cuore; in secondo luogo l’incontro con il Risorto mette in moto una esigenza irresistibile, che è quella di annunciarlo agli altri. Anzitutto la via del cuore: la via del cuore è una via che percorre il Signore. Lo dice Gesù stesso quando prega così: Ti lodo o Padre perche ti riveli ai piccoli. Ecco, ti riveli, parli, ti fai conoscere. Ma non con ragionamenti, con discorsi, parlando agli orecchi. Bensì metti direttamente delle certezze nel cuore. Ma perché questo accada, e questa è la nostra parte, bisogna che il cuore sia piccolo, accogliente, pronto. Bisogna che il cuore desideri, ami, preghi intensamente, viva ore, giorni, mesi, forse anni di attesa davanti all’Eucaristia. Ma poi il Signore arriva, sempre, e comunica certezze irresistibili. Chi vive questa esperienza sente che l’incontro con il Signore è l’esperienza più bella, forte e significativa della propria vita. E da qui nasce il desiderio di comunicarla e di annunciare il Vangelo, così come è accaduto alla Maddalena: dall’incontro con il Signore, lei diventa missionaria degli apostoli.

E’ importante quanto oggi abbiamo compreso: il Signore ci benedica e ci doni il suo Spirito di luce, di forza, di pace, di gioia, lo Spirito che parli ed educhi il nostro cuore






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-04-2020 alle 12:53 sul giornale del 15 aprile 2020 - 233 letture

In questo articolo si parla di chiesa, attualità, gerardo rocconi, jesi, diocesi di jesi, comunicato stampa

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bjBe





logoEV