Mons. Gerardo Rocconi: il Vangelo di oggi

9' di lettura 17/04/2020 - La meditazione del 17 aprile, venerdì dell'ottava di Pasqua.

Questi giorni viene approfondito un grande tema: Dall’incontro con Gesù nasce il desiderio di annunciare il vangelo. L’incontro con Gesù risorto è fonte di gioia. Vangelo, poi, vuol dire bella notizia, una notizia che dà gioia. Insomma la parola gioia anche se non pronunciata è sempre presente. Come esperienza, come dono, come atteggiamento. Carissimi, come è presente in noi la gioia, quella che dà Gesù? La gioia che può convivere anche con la fatica e addirittura con la sofferenza? E’ un segno importante, la gioia di Gesù, per indicare quanto l’incontro con il Signore è autentico e quanto siamo capaci di portare il Vangelo. Facciamo- cela questa domanda: Quale gioia, frutto dello Spirito, è presente in noi?

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Parola del Signore

Meditiamo

Dopo l’ episodio della guarigione dello storpio e dopo l’annuncio della resurrezione (lo abbiamo letto nei giorni scorsi) ecco che Pietro e Giovanni si trovano subito in difficoltà. Arrivano le guardie del tempio e li arrestano. Devono quindi comparire davanti al tribunale: ma anche quella è occasione per portare la Parola che salva e annunciare che Gesù è vivo. Infatti alla domanda: Con quale autorità fate tutto questo, rispondono: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui, lo storpio, vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza.. Bella e soprattutto coraggiosa è questa testimonianza. Non hanno paura di parlare di Gesù, la loro fede nel Risorto li sostiene in quello che ormai è il compito della Chiesa: portare, pur nella fatica, la bella notizia della salvezza. Gesù lo aveva previsto: gli evangelizzatori saranno perseguitati. Perché? Gesù dice che in realtà la persecuzione è contro lui, perché il mondo non vuole accettare il cambiamento di vita e la conversione che egli propone. E chi si rende strumento nelle mani di Gesù, a sua volta dovrà subire la stessa sorte del Maestro. Ma i discepoli non hanno paura e con la forza dello Spirito generosamente portano il messaggio di salvezza. Il testo evangelico che oggi la liturgia ci propone, si pone su questa stessa linea: insegna qual è il vero metodo di evangelizzazione, l’unico che va bene. Sì perché evangelizzare non è imporre il proprio pensiero, non è una conquista di tipo militare, non è soggiogare, non è acquistare un potere sopra altri e cose del genere. Evangelizzare è un fatto di amore verso Dio e verso gli uomini, è portare un dono che si è ricevuto, è un atto di fiducia, è rendersi strumenti docili nelle mani di Dio e un servizio dettato dall’amore verso gli uomini. Per dirci tutto questo il vangelo ci racconta ancora un apparizione di Gesù. Sicuramente la prima comunità cristiana si sarà chiesta: Gesù ci ha chiesto di portare la sua Parola, ma è tutto così difficile. Come muoverci, cosa fare, come non sbagliare con il rischio di rovinare tutto. E pertanto viene ricordato questo episodio dove il Risorto insegna ad evangelizzare. Ci troviamo sul lago, in Galilea. E tutto comincia da una proposta di Pietro: Io vado a pescare. Nell’insegnamento che oggi vogliano avere è come se dicesse: Io vado ad evangelizzare, vado a portare l’annuncio che salva, vado ad essere strumento di salvezza per gli uomini. E’ lui, Pietro, il primo. E gli altri rispondono: Noi veniamo con te. L’impegno di evangelizzazione si porta avanti insieme e lo si porta avanti con Pietro: il Pietro di ieri, il Pietro di oggi. Ebbene, in quella notte non presero nulla: insomma è come se avessero fatto un fallimento nella evangelizzazione. E’ l’esperienza che la Chiesa, e i pastori in particolare, fanno tante volte. Una Parola al vento, apparentemente senza frutto. Si è sbagliato qualcosa? Cosa è mancato? E all’alba, quando stanno rientrando, sulla riva c’è Gesù, il Risorto, ma loro non lo riconoscono. Ed ecco che il risorto li invita ancora a gettare la rete, cioè a non demordere nel portare il vangelo. Ma nello stresso tempo Gesù dà delle indicazioni… di metodo e di atteggiamento interiore. Infatti disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». Lo fanno. Fanno un gesto assurdo. La rete normalmente viene gettata verso sinistra, perché il movimento del braccio è più forte, se si lancia a sinistra. Ma soprattutto è assurdo pescare di giorno. Le lampade nella notte attirano i pesci. Si raggruppano, a motivo di quella luce, attorno alla barca, per cui è più facile pescarli. Di giorno, con la luce ovunque, i pesci attorno alla barca sono pochi e a motivo della rete che batte sull’acqua, scappano via anche i pochi che ci sono. Eppure Pietro e i discepoli obbediscono a due comandi assurdi. Perché? Non sanno nemmeno che è Gesù. Ma questo episodio ci vuol insegnare che il Signore agisce con la sua grazia, tocca i cuori, arriva prima anche dell’impegno umano e pertanto lui stesso ha messo nel cuore di Pietro e degli altri il desiderio di accogliere il suo invito a tentare di pescare ancora. E i discepoli accolgono l’invito per un impulso interiore, attratti da una forza misteriosa e misericordiosa. Così oggi la Chiesa: Non vede il maestro, ma nella preghiera, nell’ascolto è guidata e condotta per vie che non sono secondo la logica del mondo. Ecco allora il grande insegnamento: l’evangelizzazione non ha il metodo della propaganda o della pubblicità, ma quello della fiducia nel Maestro. Ed ecco il dono: sono stati obbedienti a quell’invito a gettare la rete, e ora la pesca è grande. Come per dire che tanto è il frutto che Gesù porta mediante l’impegno della Chiesa, quando questa segue regole evangeliche e non mondane, esprime fiducia piuttosto che calcolo, manifesta generosità, piuttosto che ricerca di se stessa o della propria affermazione. Un frutto abbondante: 153 grossi pesci, commenta il vangelo, senza che la rete si rompesse. Insomma quando si permette al Signore di agire, nonostante la povertà di mezzi, di persone, il Signore opera meraviglie. La rete era inadeguata, come inadeguati erano gli uomini per un lavoro così grosso: eppure tutto va a buon fine. Basta che si premetta al Signore di agire. Finalmente arrivano tutti a riva e Gesù dice loro: “Venite a mangiare”.E in questa occasione c’è un profondo silenzio, Nessuno ha il coraggio di dire chi sei? cosa accade? Commenta il vangelo: Sapevano bene che era il Signore. Avevano capito che il Signore, il Risorto, li stava educando per la missione, così come oggi sta educando noi che leggiamo questo racconto. Venite a mangiare, dice Gesù. Anche quel pasto è simbolo della SS Eucaristia. Dall’Eucaristia nasce la forza e l’entusiasmo per portare il Signore al mondo. Ma l’impresa sarà possibile se il metodo è caratterizzato sempre dall’amore, dalla fiducia nel Signore. Insomma il vero pescatore di uomini resta sempre il Signore. Quella barchetta sgangherata, quella rete ricucita, quegli operai impacciati rappresentano la Chiesa e tutti i credenti chiamati ad annunciare il vangelo: messi come siamo, da soli si potrà fare poca strada. Ma se si permette al Maestro di agire non c’è da aver paura. Egli agisce per la potenza dello Spirito Santo e pertanto può fare cose grandi anche con mezzi piccoli. Chi deve far suo l’insegnamento di oggi? Tutti, ognuno secondo il suo ruolo. Prima di tutti noi pastori, poi i catechisti, i genitori nella loro opera educativa nei confronti dei figli, gli educatori ed insegnanti, i coniugi nei confronti del coniuge… insomma solo se ognuno saprà essere strumento docile nelle mani del Signore, il Signore, e solo il Signore, saprà fare cose grandi






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-04-2020 alle 17:13 sul giornale del 18 aprile 2020 - 178 letture

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