Mons. Gerardo Rocconi: il vangelo di domenica 19 aprile

10' di lettura 19/04/2020 - Ecco la Parola del Signore del 19 aprile, domenica dell'Ottava di Pasqua e Festa della Divina Misericordia, del Vescovo Rocconi.

Domenica dell’Ottava di Pasqua, festa della Divina Misericordia. La misericordia di Dio non significa che tutto è permesso, tanto Dio passa sopra a tutto. La misericordia di Dio significa piuttosto che Dio ha fatto sul serio, ha amato sul serio, ha donato sul serio perché vuole che nessuno di perda. Ha addirittura consegnato il suo Figlio perché chi crede il lui si salvi. Accogliere la misericordia di Dio, pertanto, significa entrare in quella logica di amore che Gesù indica nel più grande comandamento: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso. E la bellissima pagina del Vangelo di oggi, è una pagina piena di misericordia.

Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Parola del Signore

Meditiamo
Conosciamo bene il brano evangelico che la Liturgia ci propone oggi: si parla di Tommaso, l’apostolo che non voleva credere. Ma attenti, Tommaso non è il miscredente, come qualche volta lo si dipinge. E’ un apostolo generoso, anche lui amava il Signore sinceramente, ma non è un ingenuo. Si pone domande, cerca, vuol provare a capire. E prima di tutto vuol provare a capire perché quel trattamento diverso riservato a lui, qualora il Signore fosse risorto veramente. Non poteva pensare, Tommaso, che quel che gli accadeva era un dono, un dono per noi: in fondo stava svolgendo un servizio per tutti noi. E ricordiamo l’episodio: la sera di Pasqua, quando Gesù apparve agli Undici, egli non c’era. Perché Gesù si è manifestato in un momento in cui Tommaso non c’era? Non poteva scegliere un momento in cui tutti erano presenti? Questo lascia intendere che anche l’assenza di Tommaso rientrava in una pedagogia del Signore che si serviva anche di questo fatto per guidarci nella nostra fede.
Tommaso che non vide, Tommaso che dovette accogliere da altri la notizia della resurrezione ci rappresenta. Si trovò a vivere la nostra stessa situazione. E ci piace che non creda, ci piace che ponga obiezioni: infatti sono le nostre obiezioni. E ci piace un po’ anche la sua intransigenza. Infatti, allorché gli altri discepoli gli dicevano: «Abbiamo visto il Signore!», egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Tommaso vuol vedere, Tommaso vuol toccare.
E qui già vediamo il limite di Tommaso… e il nostro. Infatti quando l’amico di Gesù, Lazzaro, è stato da Gesù risuscitato, poi ha potuto fare le cose di prima. Avrà abbracciato le sorelle, avrà mangiato. E Tommaso pensa così: “Se Gesù è risuscitato potrò fare tutto questo. Voglio toccare”.
Tommaso non può pensare che la resurrezione di Gesù non è semplicemente aver ripreso la vita di prima. E se prima la relazione con Gesù partiva dall’esperienza dei sensi, ora non è più così. L’incontro con Gesù avviene nella fede e la fede ha un altro percorso.
Finalmente otto giorni dopo Tommaso fece l’esperienza degli altri. Immaginiamo lo stupore e la gioia. Dice il Vangelo: Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
L’evangelista Giovanni sottolinea subito che Gesù venne a porte chiuse. Sono superate le regole della fisica. Gesù non è più soggetto ai limiti del vivere degli uomini.
Anche questo è un modo per dire che ora Gesù ha una vita nuova. Nella sua umanità Gesù non ha più i condizionamenti di ogni uomo. In altre occasioni abbiamo detto che la resurrezione vuol dire che Gesù anche come uomo ormai assume le caratteristiche divine, è nella forma di Dio. Ma come ha fatto con gli altri, Gesù ci tiene a far capire a Tommaso che è proprio lui, non una visione, non un miraggio, non una suggestione.
Agli altri ha chiesto da mangiare, a Tommaso, proprio partendo dalla sua richiesta, ha chiesto di essere toccato. E’ lui. E’ proprio lui.

Ma nella apparizione a Tommaso possiamo vedere un altro significato in quel chiedere di essere toccato nelle ferite: quel Gesù risorto è il crocifisso. Il crocifisso per amore. Ancora ritorna quel binomio: Crocifisso-Risorto, colui che era crocifisso è risorto, è risorto perché crocifisso per amore.
Ancora questa consequenzialità fra queste due parole. Certo, cogliamo ora lo stupore di Tommaso. Ma Tommaso non deve vergognarsi. In lui non c’era incredulità: emergeva semplicemente la fatica che tutti dobbiamo fare per arrivare, o meglio, per essere condotti alla fede.
L’episodio di Tommaso ci fa capire che è difficile credere. Non basta che qualcuno ci dica di aver visto il Signore. Ci vuol altro per credere. E questo è un grande insegnamento per noi che, credendo, siamo chiamati ad evangelizzare. Di fronte alla fatica che i fratelli fanno per accogliere il nostro annuncio, mai dobbiamo giudicare e sempre invece dobbiamo chiederci come dare una testimonianza credibile.
Il vangelo ci dice che anzitutto Gesù apparendo donò lo Spirito santo. Ecco, è necessario il dono dello Spirito per credere. Sì, bisogna che ci sia una grazia che apra il cuore e la mente. E’ importante che chi vuol annunciare il Vangelo da una parte o vuol crescere nella fede dall’altra, cerchi la luce dello Spirito Santo. In secondo luogo Gesù dice: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
E qui il discorso vale per noi. Noi dobbiamo credere senza vedere e senza toccare? Come si fa a credere senza vedere e toccare? C’è un’altra via da percorrere? Certo che c’è! E qui Gesù vuole insegnare che la via della fede non è quella sensi, quella delle visioni, e nemmeno quella dei soli ragionamenti.
Ne abbiamo parlato già: la via che il Signore percorre per donarci la fede è la via del cuore. Il Signore, il Risorto si rivela e arriva a porre nel cuore la consapevolezza che lui è vivo e solo in li c’è salvezza. Nella via del cuore che il Signore percorre, sensi e intelligenza sono semplicemente bypassati.
E allora cosa si aspetta il Signore allorché dice che sono beati coloro che credono senza vedere? Lui agisce, la fede è un dono e questo è il vero motivo della beatitudine. Ma come accogliere il dono? Quale è la nostra parte per dire: Io ti cerco, Signore, io ti accolgo, io apro il cuore all’annuncio che mi viene dato.
Ecco, questo è il nostro percorso: E’ la via della supplica, della preghiera, della ricerca, dell’ascolto, del servizio, dell’adorazione, della scommessa, del rischio, della generosità, del lasciarsi guidare, del cercare con cuore sincero, dell’attingere grazia dai Sacramenti... e a chi percorre questa via, il Signore si manifesta: non attraverso i sensi e nemmeno solo attraverso l’intelligenza, ma, come abbiamo detto, per quella via che solo lui sa percorrere e che noi possiamo chiamare “la via del cuore”.
E qui ora il discorso si sposta sui testimoni, sugli evangelizzatori, su coloro che il Signore ha mandato a portare la bella notizia che salva. Nell’opera di Evangelizzazione, cioè nel nostro raccontare la fede, è importante non semplicemente offrire una dimostrazione razionale, ma una testimonianza credibile , che consiste nel raccontare una esperienza, nel suggerire come si è incontrato il Signore, ma soprattutto nel manifestare come il Signore ha trasformato la nostra vita, l’ha resa bella e soprattutto capace di amare e servire.
Insomma, una testimonianza è efficace quanto suggerisce domande “irresistibili”, per usare una espressione di San Paolo VI. Cioè una testimonianza è efficace quando il Signore può agire nella vita di chi evangelizza, può operare oltre la logica e la potenzialità umana.
Ecco perché il martirio, cioè il dare la vita, è la forma più alta di testimonianza: lì si vede che il Signore dà forza e capacità di dono oltre ogni umana capacità.

In questo giorno la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. E il motivo è facile capirlo perché il Signore stesso ha indicato questo giorno per celebrare la festa della Divina Misericordia: è per la misericordia di Dio che è stato consegnato Gesù, perché offrisse la vita per la nostra Redenzione. E’ per la Misericordia di Dio che ci è donato lo Spirito Santo che cambia i cuori e dona la vita dei Figli. E’ per la misericordia di Dio che continuamente siamo chiamati dalle tenebre ad una vita luminosa. E’ per la misericordia di Dio che siamo liberati continuamente dai pericoli che ci sovrastano. E oggi alla misericordia di Dio dobbiamo rivolgerci perché quanto prima il mondo esca dalla tragedia di questa pandemia. Ma ogni giorno carissimi, e quanto vi dico è importantissimo, ogni giorno invochiamo la misericordia di Dio perché nessuno si perda; tutti, magari in una maniera che solo il Signore sa riconoscere, accolgano l’amore di Dio.

Su tutti, sempre, invochiamo la misericordia di Dio, perché tutti aprano il cuore all’amore di Dio che salva e ama con un amore sconfinato.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-04-2020 alle 15:32 sul giornale del 20 aprile 2020 - 211 letture

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