Mons. Gerardo Rocconi: la Parola del Signore del 26 aprile

9' di lettura 26/04/2020 - Domenica, giorno del Signore, giorno della gioia, giorno della luce in questo tempo di Pasqua. Comincia ad intravedersi anche un po’ di luce in ordine a questa quarantena che per tanti è stata durissima.

Ma non smettiamo di pregare. Soprattutto per tanti per i quali, in altre nazioni, le cose si stanno aggravando. Il Signore sostenga, ci dia consolazione, ci liberi.

Dal Vangelo secondo Luca
Ed ecco, in quel primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore

Meditiamo
Oggi la liturgia ci ripropone il vangelo che abbiamo letto la sera di Pasqua e il mercoledì dell’ottava di Pasqua. E’ il racconto dell’apparizione di Gesù ai due discepoli di Emmaus. In due settimane lo abbiamo letto tre volte. Questo ci fa capire quale miniera di insegnamenti è questo brano. E allora facendo tesoro di quanto abbiamo detto precedentemente, oggi approfondiamo ulteriormente quanto il Signore vorrà dirci attraverso questo episodio.
Quei due discepoli tristemente se ne ritornano a casa, pensando ad una sconfitta subita. E’ stato bello il tempo passato con Gesù, ma ora tutto è finito.
Delusi, avviliti, forse si sentono anche un po’ traditi da quello che avevano ritenuto essere il loro maestro: tante belle parole, tante speranze... ora tutto è finito. Ma ci dice il vangelo che un misterioso viandante li affianca. E’ Gesù, ma non lo riconoscono. Parlano finché arrivano alla locanda di Emmaus. Il viandante fa per tirare diritto, ma ai due esce spontaneo un invito: Fermati, mangia qualcosa con noi. Bella è la loro espressione: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. E’ l’invocazione di persone sfiduciate. E la sera di cui parlano, che stanno vivendo, è la tristezza del cuore. Questa invocazione ci rimanda alla sera degli uomini, di tutti gli uomini: le sofferenze, le solitudini, la morte, le tragedie.
E di fronte a tutto ciò spesso gli uomini si ribellano semplicemente. Quanto allora è importante avere fede! Ma dove trovarla? Bisogna chiederla come dono: Resta con noi Signore. E questa invocazione, quando è sincera, spesso esprime e fa crescere il desiderio del Signore: è il primo passo della fede, di chi prima chiede e poi è capace di abbandonarsi.
Ma dove e come è possibile incontrare il Signore? Durante la cena Gesù spezza il pane per i due discepoli: ripete quel gesto dell’ultima cena. Il significato è chiaro. Noi possiamo oggi incontrare il Signore, sostegno in tutte le nostre fragilità, al momento dello spezzare il pane: è la celebrazione eucaristica, la S. Messa. E in quel momento i due lo riconoscono.
Se ci pensate bene il racconto evangelico che abbiamo letto è strutturato come la celebrazione della S. Messa.
In Gesù che parla lungo la strada possiamo vederci la liturgia della parola. In Gesù che siede a mensa possiamo vederci la liturgia eucaristica. Nel ritorno dei due a Gerusalemme possiamo vederci la missione evangelizzatrice che nasce nella Messa per cui i fedeli sono invitati (Andate in pace) a ritornare in mezzo ai fratelli per annunciare la Parola di Dio e vivere la carità.
Indubbiamente questo episodio, pertanto, è anche un invito ad approfondire il valore della S. Messa.
Ecco, La S. Messa! Ma cos’è in verità?
La S. Messa è anzitutto è un incontro con il Signore, con il Signore morto e risorto, con il Signore che dona lo Spirito Santo. Ne abbiamo consapevolezza? Quante volte per la nostra poca disponibilità rischiamo di partecipare ad un rito vuoto, ad una recita, ad una cerimonia... La S. Messa è un incontro con Gesù, è condividere con Gesù il suo evento di morte e resurrezione... è essere dentro la sua Pasqua, dentro il dono che Egli ha fatto di se stesso. Non è una cerimonia e paradossalmente non è nemmeno una preghiera. E’ immensamente di più. E’ una esperienza forte.
1) La S. Messa è anzitutto un incontro con Gesù che ci parla. Letture, omelia… è Gesù che parla. Non lo dimentichiamo mai. E anche il giorno in cui ascoltiamo la peggiore omelia, se abbiamo il cuore aperto sempre troveremo qualcosa per noi. I discepoli di Emmaus dopo aver riconosciuto il Risorto si dicono: Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi? L’ascolto della Parola, quando è autentico, permette che arda il nostro cuore. Sempre la sua Parola arriva, perché la voce degli uomini è il mezzo povero che Gesù usa, ma la Parola è la sua. Dietro quel mezzo povero c’è lui: basta riconoscerlo e accoglierlo. In altre parole se si permette a Gesù di parlare si sperimenta quella luce e quella pace che solo lui sa dare.
2) In secondo luogo la S. Messa è unirsi a Gesù e con Gesù è farsi dono al Padre e ai fratelli. Quante volte abbiamo sentito l’espressione “partecipare in maniera attiva alla S. Messa”. Per questo, allora, uno fa una cosa, uno ne fa un’altra, uno fa un servizietto, uno ne fa un altro. Diciamocelo chiaramente: i vari servizi nella Messa sono importanti, alcuni importantissimi e fondamentali, ma non si esaurisce qui il partecipare in maniera attiva e fruttuosa alla S. Messa.
Partecipare in maniera attiva e fruttuosa vuol dire essere una cosa sola con Gesù. Vuol dire porsi di fronte a Dio con questo atteggiamento: Eccomi o Padre, prendi la mia vita e fanne quello che vuoi. Con Gesù, unito a Gesù nella comunione, mi metto nelle tue mani perché tu mi usi a lode tua e per la salvezza dei fratelli.
Partecipare in maniera fruttuosa alla S. Messa vuol dire lasciarsi trasformare in Gesù per vivere nella vita come vivrebbe Gesù, per essere un segno della sua presenza. Partecipare in maniera attiva e fruttuosa è offrire la propria vita con Gesù, è lasciarsi trasformare da Gesù, è diventare cibo per i fratelli.
C’è da aggiungere che la S. Messa è un incontro con Gesù che può essere prolungato nella settimana: Gesù sotto le specie eucaristiche ci attende per riempire le nostre solitudini.. E’ così! L’adorazione Eucaristica, cioè l’adorazione e la preghiera davanti alla SS Eucaristia prolunga l’incontro avvenuto nella S. Messa, è far sì che la risonanza si prolunghi nelle nostre giornate, così che l’Eucaristia riempia veramente la nostra esistenza.
3)La celebrazione eucaristica ha una terza caratteristica: è un incontro con la comunità. E anche su questo dobbiamo farci delle domande: partecipiamo alla S. Messa da spettatori, come al cinema? Gli altri sono semplicemente degli sconosciuti? Qualcuno è addirittura un nemico? Perché la comunità sia autentica e non semplicemente una aggregazione è necessario che si riunisca nel nome di Gesù, che ognuno si riunisca con gli altri nel nome di Gesù, sapendo che l’Eucaristia costruisce la comunità, la rende una, la trasforma. Questo comporta che la comunità non sia solo dentro la chiesa, ma che tutta la nostra vita sia un vivere e costruire la comunità, attraverso le scelte di amore e di servizio quotidiane. E allora è urgente che la vita di chi ha partecipato all’eucaristia sia accogliente, capace di amare, di servire, capace di perdonare, capace di donare soprattutto la Parola del Signore.
4) C’è un altro aspetto della S. Messa che, peraltro, ho appena accennato. Quando il Sacerdote dice “Andate in pace” non vuol dire semplicemente che si possono sciogliere le righe. Non dice: Andate, ma dice: Andate in pace. Cioè: Partite con cuore nuovo, ricco della pace di Gesù che è una pace da portare. Ricchi della sua parola che dà pace, annunciate questa parola che salva. Ricchi della pace di Gesù che si è fatto cibo e vi ha servito alla sua mensa, andate a servire.
La Messa è la sorgente di tutta la vita cristiana, dell’impegno nella Chiesa e nel mondo, della vita da risorti che siamo chiamati e realizzare.
Carissimi, se comprendessimo cosa vuol dire celebrare la S. Eucaristia! Chiedo al Signore che questi giorni di digiuno eucaristico forzato ci aiutino a capire cosa ci è veramente mancato.

Il Signore vi benedica e vi custodisca nel suo amore.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-04-2020 alle 18:58 sul giornale del 27 aprile 2020 - 191 letture

In questo articolo si parla di chiesa, attualità, gerardo rocconi, jesi, diocesi di jesi, comunicato stampa

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bkn6





logoEV