Mons. Gerardo Rocconi: la Parola del Signore di oggi

9' di lettura 27/04/2020 - Inizia una nuova settimana. Speriamo veramente che sia l’ultima in cui il popolo di Dio è obbligato a questo digiuno eucaristico. Certo, si può e si deve pregare anche a casa.

Ma questo vale sempre. E la preghiera in casa non sostituisce l’incontro con la comunità e la celebrazione eucaristica. Noi non possiamo fare a meno, come il vangelo ci dice proprio in questi giorni che abbiamo davanti, di nutrirci del Pane di Vita. E il Pane di Vita è Gesù stesso che incontriamo nella fede, che incontriamo nella Parola e che incontriamo nella Eucaristia. Non possiamo fare a meno. E chi con facilità liquida l’argomento dicendo: Non fa niente se non si va in chiesa, basta pregare in casa, vuol dire che non sa cos’è l’Eucaristia e non ne ha mai sperimentato né forza né bellezza.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Parola del Signore

Meditiamo

In questa settimana continueremo a leggere il capitolo 6 del vangelo di Giovanni. Gesù nelle vicinanze del lago ha moltiplicato i pani e i pesci. Se ricordavate avevamo sottolineato la compassione di Gesù che vede quelle persone sbandate, come pecore senza pastore, per cui egli, il vero pastore deve provvedere al loro sostentamento. Poi avevamo visto la poca fede degli apostoli, la generosità del ragazzino, figura di Gesù stesso. Con quella moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù voleva dare un segno, cioè voleva aiutare a capire un messaggio importante. Voleva parlare di sé. Quel segno era una rivelazione che Gesù faceva di se stesso. Voleva che la gente si interrogasse e si chiedesse chi era Gesù in verità. Ma la gente non capisce. Pensa al cibo ricevuto gratuitamente e pertanto vuole prendere Gesù per farlo re. Per cui Gesù si è trovato costretto a fuggire: non accetta l’ambiguità. Lui è, sì, il Messia, ma non perché in abbondanza dà il cibo, ma perché in abbondanza vuole dare la vita. Dopo la fuga di Gesù, ricordate che a sera gli apostoli decidono di attraversare il lago in barca, abbattendosi però in una terribile tempesta. Gesù li raggiunge camminando sull’acqua e riportando bonaccia. Gesù vuol far capire agli apostoli che la sua presenza è sorgente di gioia e di vita pur in mezzo alle fatiche quotidiane. E così Gesù raggiunge Cafarnao.
E la gente? Rimasta perplessa per la fuga di Gesù, il giorno dopo si avvicina al lago e nota che manca la barca degli apostoli. Per cui tanti partono con le loro barche, altri costeggiano il lago e arrivano a Cafarnao e lì ritrovano Gesù. Ricomincia quel dialogo interrotto il giorno prima. Ma ormai tutti, noi compresi, abbiamo capito che Gesù non accetta ambiguità, vuole essere riconosciuto per quello che è veramente.
Sarà un dialogo difficile, difficile da capire, più difficile da accogliere, ma estremamente chiaro. E quella folla gli pone una domanda. La folla. Nel lungo dialogo quella folla si diversifica. L’evangelista fra quella folla distingue quelli che egli chiama i Giudei, di fatto i critici nei confronti di Gesù; poi distingue i discepoli, e infine gli apostoli. E ognuna di queste categorie avrà un modo diverso di relazionarsi con Gesù. Il dialogo si apre con una domanda a Gesù: “Quando sei venuto qui?” Lo sapevano bene: serve solo per introdurre il discorso.
E la risposta di Gesù è solenne. E’ una riposta che invita a pensare: “In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Gesù li rimprovera perché ciò che li guida è solo l’interesse e non hanno nemmeno tentato di capire il suo pensiero. Gesù attraverso l’abbondanza del pane voleva dare un segno di un dono ancora più grande... ma la gente non c’è arrivata. A loro interessava solo poter mangiare. Il discorso della fede non interessa più di tanto. Per loro va bene un Messia che risolve i problemi del quotidiano e non chiede nient’altro. Basta un messia che porta ricchezza.
E allora a che serve porsi altre domande, altri interrogativi? E’ già arrivato per loro e per noi un primo messaggio. Quel pane che hanno ricevuto e per il quale erano così contenti, non ha nessun valore se non serve a capire che il dono di Gesù vuol essere immensamente più grande. Quello è un segno e niente più. Guai a fermarci a piccoli segni corruttibili e non capire dove il Signore ci vuole portare.
Ognuno di noi che ascolta deve comprendere per sé quello che il Signore ci dice. Cosa cerchiamo dal Signore, cosa ci aspettiamo? Per cosa lo preghiamo? Benessere? Salute? Cose importantissime, ma il Signore vuole andare oltre. Ed ecco che offre una esortazione: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Gesù ha messo a confronto due cibi: uno che non dura, e uno che è sorgente di vita eterna. E’ chiaro: Gesù definisce quel pane che ha dato come un cibo che non dura, un cibo corruttibile.
C’è altro per cui darsi da fare. Cosa vuol dire per noi tutto questo? Questi giorni di quarantena tutti abbiamo riflettuto e almeno di una cosa ci siamo resi conto: come in cinque minuti è possibile perdere tutto. Tutto è così fragile, la vita stessa. E allora con forza si pone la domanda che ci siamo fatti tante volte: Dove sta la gioia, quella vera, quella che non finisce? Cosa conta veramente? Carissimi, non è un invito a non prendere con senso di responsabilità la vita di ogni giorno, ci mancherebbe, ma è invito a non perdere di vista l’essenziale, ciò che rimane, ciò che non sarà mai perduto: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Questo per noi. E la gente che ascoltava Gesù? Chissà cosa avrà pensato la gente con quel riferimento alla vita eterna? Forse avrà pensato che Gesù garantiva ricchezza per sempre. Chissà. Resta il fatto che gli ascoltatori chiedono come si fa per avere quel cibo di cui Gesù parla. E lo chiede in questa maniera: Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? La gente accetta anche un eventuale impegno, visto che la posta in gioco è buona. Insomma se Dio vuol loro garantire un benessere, quale opera Dio chiede perché possano ottenere quanto Dio promette? In fondo la gente pensa: Abbiamo 613 regole (fra piccole e grandi) che la legge di Mose ci impone: aggiungerne una costa poco.
In realtà Gesù non chiede di fare chissà quali gesti o quali riti. Gesù non chiede di metter su il seicentoquattordicesimo precetto.
Gesù chiede piuttosto di vivere nella fede, dando fiducia e accogliendo lui, che è l’inviato di Dio. Pertanto così risponde Gesù: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato. Gesù chiede la fede, chiede la fede nella sua persona, chiede di essere accolto come colui che è disceso dal cielo per portare la vita agli uomini. Sì, Gesù chiede una adesione totale a lui, una fiducia. Non chiede opere, ma chiede l’unica opera che conta: la fede in lui. Nessuno, però, è disposto a dargli tale fiducia senza avere prima delle certezze, dei riscontri.
E quindi si comincerà di nuovo col chiedere altri segni, segni però che non appagheranno mai. Infatti non sono i segni che portano alla fede, ma è la fede che ci fa leggere i segni che comunque Dio dà. E finché si chiedono segni per avere fede, alla fede non ci si arriverà mai. Abbiamo già approfondito questo tema, quando parlavamo della via del cuore per arrivare alla fede.
E noi come ci poniamo di fronte a questa richiesta di fede da parte di Gesù? Cerchiamo quel cibo che dura per sempre e che è Gesù stesso? Abbiamo la certezza che solo il Signore riempie la nostra vita? Certo, è importante riempire lo stomaco, ma ci rendiamo conto che non è tutto? Noi sentiamo altre esigenze nella nostra vita. L’esigenza di dare un senso alla nostra esistenza, l’esigenza di vivere relazioni buone, l’esigenza di una vita vissuta nella pace. Dove trovare tutto ciò? E Gesù con chiarezza risponde: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato.

Il Signore ci custodisca e ci benedica






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-04-2020 alle 18:29 sul giornale del 28 aprile 2020 - 190 letture

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