Mons. Gerardo Rocconi: la Parola del Signore del 1 maggio

8' di lettura 01/05/2020 - Questa sera nella Basilica di Santa Maria del Fonte avrà luogo l’affidamento dell’Italia a Maria SS. Alle ore 21. Si potrà seguire su Tv 2000.

L’Affidamento a Maria SS. non è né una preghiera, né un atto devozionale, bensì una scelta di vita, cioè una risposta ad una chiamata del Signore, il quale nel Battesimo ci consacra per una appartenenza sponsale a Lui. Certo, poi possiamo affidare a Maria ogni nostra preoccupazione, compreso il bisogno di essere liberati da questa pandemia. Non dimentichiamo alcune cose importanti. Quest’Atto di affidamento
a- rimanda al Battesimo;

b- presuppone ed esige di riscoprire il valore del Battesimo e di affidare a Maria SS. la nostra vita di battezzati;

c- ci ricorda di prendere sul serio le parole di Maria SS.: “Qualsiasi cosa Gesù vi dica,fatela” (Cfr Gv 2,5);

d- ci esorta ad accogliere l’invito di Maria a vivere una vita da risorti;

e- ci incoraggia ad avere nei confronti di Maria SS una intensa relazione, caratterizzata dalla fiducia filiale e dalla preghiera, in particolare il Rosario;

f- è invocazione a Maria SS. perché ci accompagni e interceda per noi così che possiamo vivere una vita coerente al Battesimo stesso.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me . Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Parola del Signore

Meditiamo

Continua la lettura del discorso di Gesù sul Pane i Vita. Anche ieri sentivamo quanta fatica fa la gente ad accogliere il messaggio di Gesù. Gesù chiede la fede nella sua persona e poi propone se stesso come cibo. Questo cibo che è la sua Parola e la SS Eucaristia. E Gesù potrà divenire Parola che salva e Pane Eucaristico che nutre solo dopo la sua morte e resurrezione.

Oggettivamente non è semplice per gli interlocutori di Gesù accogliere un messaggio di questo tipo. Ma è così importante quanto sta dicendo, che Gesù non fa sconti. Il discorso è questo e tale resta. A costo di perdere tutti. E alla fine accadrà proprio questo.

Il brano evangelico di oggi parte da una domanda della gente, una domanda molto chiara: Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Dietro questa domanda c’è tutta la fatica della fede. La fede di quella gente e la fede nostra. Però è bello che questa domanda sia stata posta ed è importante la risposta decisa di Gesù. Domanda e risposta ci liberano da una tentazione, quella di prendere questo discorso sulla SS Eucaristia in modo figurato oppure in modo simbolico. No, con chiarezza Gesù parla di un pane che è la sua carne, è il suo corpo offerto, donato per noi. E bisogna mangiare questo pane che è il suo corpo. Niente di figurato.

E allora ascoltiamola questa risposta di Gesù: In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Gesù non spiega più di tanto, ma va avanti deciso con il suo messaggio. Si parla di mangiare e di bere, si parla di mangiare il suo corpo e di bere il suo sangue. E come avete notato a questo punto viene introdotto anche il discorso del bere il suo sangue.

Non meravigliamoci dell’incredulità dei giudei. Il discorso non è semplice per niente. Resta il fatto che Gesù usa una terminologia cruda proprio per farci capire la concretezza e la verità del suo discorso. Ma proprio per questo è una risposta illuminante: Vi assicuro che le cose stanno così: mangiare e bere la mia persona fattasi piccola e fattasi dono sulla croce ha come conseguenza la vita eterna perché io, il Cristo, l’agnello di Dio, sono vero cibo e vera bevanda. E ormai, introdotto il discorso sulla Eucaristia, questo viene approfondito: cosa vuol dire mangiare la carne e bere il sangue di Cristo, cosa comporta, quali conseguenze ha?

E Gesù spiega che nutrirsi dell’Eucaristia ha fondamentalmente tre conseguenze.

La prima: Gesù dice: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Quel cibo che Gesù dona, la sua parola e la SS Eucaristia è cibo di vita. Dona la vita. Chi ne mangia riceve in dono la vita eterna. Noi desiderosi di vita, in ricerca di esperienze forti per avere la sensazione di vivere, abbiamo a portata di mano una ricchezza che dona la vita. E’ da sapienti accoglierla e farne tesoro. Quale vita? La vita iniziata nel Battesimo. La vita di figli di Dio che alla fine in maniera piena si manifesterà nella beatitudine del Paradiso. E’ quella vita eterna che già fin da ora possediamo e che lo stesso Giovanni nella sua prima lettera descrive così: Carissimi, Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è (1Gv 3,1-2).

La seconda conseguenza: Dice Gesù: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Gesù lo ripeterà anche successivamente, nel cap. 15 di Giovanni: Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Rimanete nel mio amore. E’ la bellezza della Comunione con Gesù. Non per niente diciamo che ricevere la SS. Eucaristia è fare la Comunione. Sì, è entrare in Comunione con l’umanità glorificata di Gesù, ma l’umanità di Gesù è inscindibilmente unita al Verbo e dove c’è il Verbo, cioè il Figlio, là è anche il Padre e lo Spirito Santo. Ciò che si vive nella comunione eucaristica è ciò che, in piena beatitudine, si vivrà in paradiso.

E finalmente la terza conseguenza. Gesù dice: Colui che mangia me vivrà vive grazie a me, cioè per la forza che io gli do, per l’energia che io gli comunico: chi mangia di me vive per mezzo di me”. E anche su questo punto Gesù dirà successivamente: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. E anche San Paolo riprende questo concetto dicendo che Cristo vive nella persona di chi lo accoglie e agisce in lui: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Pensiamo a quante volte ci sentiamo soli, impotenti di fronte ai problemi. Chi ci darà una mano a vivere? Ed ecco la risposta di Gesù: Chi mangia di me vive per quella forza che io gli do. Questa grazia che Gesù dona sicuramente è preziosa in tutti gli aspetti della vita, ma soprattutto nell’aspetto più importante che è quello di costruire una comunità vera, la Chiesa, e di costruire un mondo dove possa nascere la civiltà dell’amore. Ecco perché dalla mensa eucaristica si è catapultati nella vita, nella vita ecclesiale e nella vita in mezzo agli uomini, per essere ovunque segni vivi della presenza di Gesù; per essere donne e uomini che vivono nel dono di se stessi, così da essere pietre vive per costruire l’edificio che è la chiesa e per essere membri di una umanità rinnovata che sempre cerca vie di riconciliazione e di solidarietà.

Capite ora perché è assurdo lasciare la messa festiva. Dovremmo capire allora che partecipare all’Eucaristia prima che un obbligo, è una esigenza. Beato chi si sente invitato alla mensa del Signore: è la più grande grazia che si possa avere!

Il Signore ci custodisca e ci benedica.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-05-2020 alle 19:23 sul giornale del 02 maggio 2020 - 229 letture

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