Mons. Gerardo Rocconi: la Parola del Signore di oggi

8' di lettura 05/05/2020 - Oggi, martedì 5 maggio noi vescovi marchigiani ci riuniremo a Loreto. Ogni mese e mezzo abbiamo la riunione della Conferenza Episcopale Marchigiana.

Al di là dell’Ordine del giorno che tratteremo, questa riunione è importante: è indice di una normalizzazione. E’ motivo di festa il semplice incontro di lavoro: qualcosa si sta muovendo. Si sta ripartendo tutti. Mi fermerò un po’ in Santa Casa per pregare Maria Santissima perché lei, Madre premurosa, preghi con noi e per noi affinché usciamo presto e bene da questa epidemia, noi e tutto il mondo. E soprattutto perché ci aiuti ad uscirne nuovi: cercando sempre l’essenziale, l’unica cosa che conta: incontrare il Signore e vivere relazioni buone con i fratelli.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore

Il vangelo di oggi inizia così: Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Siamo nei giorni corrispondenti, secondo il nostro calendario, alla fine di dicembre e ai primi di gennaio. E’ la festa della fedeltà, caratterizzata da liturgie piene di luce.

C’era stato nei primi decenni del secondo secolo avanti Cristo, il tentativo di far cambiare usanze, obbedienza, riti al popolo ebreo, introducendo una cultura straniera. Ma la fermezza di tutto il popolo, guidato dai Maccabei, aveva vinto. La ricostruzione del tempio era il segno di un voler essere il popolo di Dio, obbediente e fedele, un popolo che attende il Messia, il vero salvatore. La domanda che pongono a Gesù, pertanto, è particolarmente sentita. Gesù è nel tempio per la festa e, come di consueto, gli si fa attorno parecchia gente. Ed ecco che gli chiedono: Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».

Se da una parte può apparire bello che la gente solleciti Gesù a manifestarsi e a dire chiaramente chi è, se è il messia, se è l’atteso, dall’altra parte quella richiesta è inquietante, perché è legata alla richiesta di segni. Gesù aveva tanto parlato di sé, aveva chiaramente mostrato la sua identità, ma la gente non si accontentava mai. Cercava scorciatoie per la fede. Rifiutava il rischio.

Del resto la fede è difficile e richiede un coinvolgimento pieno nella persona di Gesù. Sì, Gesù offriva una rivelazione di sé, ma esigeva anche una fede totale, piena; esigeva un abbandono nella sua persona, e questo bloccava le persone, per cui continuamente si chiedevano segni. La gente chiede a Gesù di rivelarsi, ma non accettava di avere fede, perché la fede è faticosa. Si cercano continue conferme perché non si vuole accettare la riposta di Gesù, non si ha il coraggio di prenderlo sul serio e di accoglierlo nella vita, come pastore, come luce, come salvatore, come l’unico necessario. Possiamo pertanto pensare che la richiesta continua di segni in realtà era una scusa per non coinvolgersi, non impegnarsi, non faticare e anche… per non soffrire per il Signore Gesù.

E Gesù, sempre misericordioso, desideroso della salvezza di tutti, risponde con calma, aiuta a riflettere, aiuta a approfondire, ma non può non essere chiaro, per cui afferma: Ve l’ho detto, ma voi non credete:

Sì, Gesù ormai la risposta l’ha data più volte, e più volte ha detto chi è.. Se leggiamo le pagine precedenti del Vangelo di Giovani possiamo vedere tantissime cose che Gesù ha detto di sé per presentarsi come l’inviato di Dio Tante immagini che dietro hanno un contenuto forte: acqua viva, luce del mondo, vita e resurrezione, agnello immolato, pane di vita, Buon Pastore. Aveva anche parlato della necessità di offrire la sua vita Quindi non si poteva rimproverare Gesù di non essere chiaro. Semplicemente si volevano segni su segni, mai sufficienti per arrivare ad accogliere la sua parola e la sua rivelazione.

E pertanto se non si vuol credere, non c’è nulla da fare. Di fronte alla durezza del cuore o semplicemente di fronte al rifiuto della fatica di un atto di fede, Gesù non può farci nulla. Ma come è possibile rifiutare in questa maniera il Signore, come è possibile sfuggirgli di mano? Ci sembra assurdo, eppure accade.

Ora Gesù, sempre per offrire un aiuto alla fede di quella gente, sottolinea il motivo della loro incredulità, dicendo: Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. E’ un giudizio duro. Ma è anche una espressione apparentemente illogica. Gesù dice che per credere bisogna far parte delle sue pecore. In altre parole credere e far parte delle sue pecore non sono due concetti che coincidono. Per credere bisogna far parte delle sue pecore. Il far parte delle pecore, lascia intendere Gesù , viene prima della fede, è la condizione per arrivare alla fede.

Gesù lascia intendere che ci può essere un momento della vita in cui ancora non si ha una fede piena, ma già si appartiene a lui, si è sue pecorelle.

Questo ci fa capire che c’è un cammino da fare; prima di arrivare a Gesù c’è un percorso da compiere che, anche se non si è nella fede piena, proprio per l’impegno che si mette, già si è nell’amore del Signore e si appartiene a lui. E’ importante, allora, capire cos’è questo percorso di appartenenza al Signore, percorso che piano piano ci condurrà alla fede sempre più grande. Del resto non ci meraviglia che la fede possa essere bambina, immatura, grande. Partiamo allora da questa domanda: Quand’è che non si appartiene al Signore, non si fa parte delle sue pecore? Questo già ci fa comprendere, cosa vuol dire percorrere un cammino che porterà alla fede. Non si appartiene al Signore quando in partenza gli si chiude il cuore, non ci si mette mai in discussione, non si invoca il Signore per avere il dono della fede. Chi non cerca il Signore, chi non lo desidera, chi non lo invoca, non lo troverà mai. Il Signore tenterà ancora di bussare alla porta, ma chi ha già deciso in cuor suo di non avere bisogno del Signore non lo troverà mai.

Il Signore rispetta la libertà di ogni uomo, anche quella di dirgli di no e di conseguenza di perdersi per sempre. Ma già appartiene al Signore, anche se vive una fede difficile e contrastata, chi lo invoca, chi lo desidera, chi studia, chi cerca, chi prova comunque a pregare nella speranza che qualcuno lo ascolti, chi invoca la grazia del Signore. Insomma già appartiene al Signore chi prepara quel terreno buono dove il Signore potrà seminare, perché, non lo dimentichiamo mai, la fede resta pur sempre un dono.

E allora chi ha incontrato il Signore è chiamato ad un duplice impegno: anzitutto a pregare perché il Signore moltiplichi la sua grazia e non permetta che alcuno gli resista. E poi chi ha incontrato il Signore è chiamato ad annunciare continuamente che Gesù è vivo ed è bello stare con lui.

E ora Gesù spiega ai Giudei, i suoi critici, perché ancora essi non fanno parte delle sue pecore e dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Ecco il segno di appartenenza a lui: le sue pecore lo ascoltano. Gesù afferma che i suoi accolgono la sua Parola, si lasciano guidare dai suoi insegnamenti, obbediscono ai suoi comandi. Solo questa docilità può portare alla fede. E soltanto chi si è lasciato guidare dalla parola di Gesù ed è entrato nella sua amicizia, può sperimentare quanto il Signore vuole ancora offrirgli. Dice infatti Gesù: Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Ecco il dono per chi ha fede: Un dono grande che Gesù vorrebbe fare a piene mani, ma non trova la fiducia dei suoi interlocutori che non accolgono di essere pecorelle del suo gregge 2000 anni fa e spesso nemmeno oggi. . Ma per chi ha fede ha la vita, non va perduto, non è mai strappati dalle mani del Signore.






Questo è un articolo pubblicato il 05-05-2020 alle 23:39 sul giornale del 06 maggio 2020 - 185 letture

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