Mons. Gerardo Rocconi: la Parola del Signore di oggi

8' di lettura 06/05/2020 - Sento attorno a me la sofferenza di tanti per il fatto che ancora non possono ricevere la Santissima Eucaristia. Carissimi, questo digiuno diventi desiderio sempre più ardente. Se il Signore permette, è solo per educarci.

Lo sa solo il Signore quanto grande per tanti pastori è la sofferenza per non poter nutrire il popolo di Dio come Gesù ha scelto, cioè con la Parola e con l’Eucaristia. Perché la richiesta di tanti fedeli che attendono il momento di poter di nuovo partecipare alla S. Messa sia autentica, è necessario che non perdiamo quello che oggi ci viene concesso e non ci potrà mai essere tolto: la preghiera e l’ascolto della Parola del Signore. Tutto questo perché la carità venga comunque alimentata. Nel vangelo Gesù ci invita a confrontarci con la sua Parola: facciamolo e impariamo l’obbedienza. Il dono dell’Eucaristia sarà più bello.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù esclamò:«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Meditiamo

Le parole che abbiamo ascoltato sono particolarmente importanti. Infatti, secondo il vangelo di Giovanni, quelle parole che abbiamo ascoltato oggi sono le ultime parole di Gesù durante la sua predicazione in pubblico. Dopo queste parole inizia il capitolo 13 di Giovanni, cioè il racconto della lavanda dei piedi e quindi i discorsi di addio per poi arrivare al racconto della passione. Sono parole quindi molto importanti. Possono essere considerate una sintesi, una sintesi in pubblico, di tutto quello che Gesù ha fatto e detto. Certo, una sintesi meravigliosa dell’opera di Gesù la troviamo nei discorsi di addio (Gv 14,15,16) ma questi Giovanni li presenta come discorsi fatti con i soli apostoli. Queste parole appena ascoltate, pertanto, rappresentano l’ultimo grido di Gesù, l’ultima chiamata, quasi l’ultimo messaggio che Gesù lancia ai suoi detrattori. Ma non si tratta di invettive, tutt’altro. Sono parole di misericordia perché rappresentano un invito ad aprire gli occhi e a convertirsi.

Parole importanti anche per noi che in tante occasioni manifestiamo di avere una testa molto dura. E allora immaginiamo Gesù che grida, vuole essere chiaro e ben sentito. E dice: Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Anzitutto Gesù riafferma che la sua origine è divina. E’ il Padre che lo ha mandato, per cui egli è il missionario del Padre: pertanto accogliere lui è accogliere il Padre, credere in lui è credere nel Padre, vedere lui, contemplare il suo volto è già contemplare il volto del Padre. Queste parole riprendono discorsi già fatti in continuazione. Gesù sempre ha affermato di venire da Dio: proprio per questo chiedeva piena fiducia. E la risposta della gente è stata sempre quella: Vogliamo lapidarti perché tu che sei uomo, ti fai Dio. Quindi un rifiuto di dare fiducia a Gesù. Gesù anche in questo ultimo richiamo non può tacere la cosa più importante: lui è venuto a rivelare il volto del Padre, lui è venuto a rivelare il volto misericordioso del Padre.

E pertanto, mandato dal Padre, Gesù afferma di essere luce. Del resto non può che essere così. Dio è luce. Sembra che lo stesso significato della parola Dio sia proprio questo: Luce. E’ un tema, quello della luce, che è caro a Gesù. E Giovanni, sia nel vangelo, sia nella sua prima lettera, spesso richiama questo tema della luce. Ecco allora che la fede è vista come un camminare nella luce, in contrapposizione al peccato e alla incredulità che è un camminare nelle tenebre. Per questo Gesù continua dicendo così: Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. E Gesù, secondo questa prospettiva, è l’irruzione della luce divina in questo mondo tenebroso. Egli è il vincitore del peccato, della morte e soprattutto di Satana. Satana, morte, peccato: sono le tenebre. E accogliere Gesù che è luce, che indica la strada, che permette di non sbagliare orientamento, è trovare salvezza. Del resto Gesù è venuto nel mondo per salvare. Portare la luce è anche portare la vita.

Ma bisogna accoglierle la luce e la vita. Quando si preferiscono le tenebre, cioè si sceglie il peccato, non si ha nemmeno la vita. Si precipita nella morte. Accogliere Gesù significa accogliere la sua parola e metterla in pratica. Il rifiuto della sua parola alla fine è cadere nella condanna. Per questo Gesù aggiunge: Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Gesù non vuole la morte di nessuno, non vuole la condanna di nessuno. Sono importanti queste parole. A volte ce lo diciamo: Ma come è possibile che Gesù, che è venuto a rendere visibile il volto misericordioso di Dio, possa condannare qualcuno? Ebbene, Gesù non vuole condannare nessuno. Lui ha un unico scopo: salvare. Del resto chi offre la vita per la salvezza degli uomini, come fa ad accettare che qualcuno si perda? E’ come ammettere l’inutilità del dono fatto.

Quindi il Signore vuole tutti salvi, vuole che nessuno si perda. E il Signore mediante la sua grazia fa di tutto perché ognuno sia salvo.

L’unica cosa che il Signore non può, però, fare è andare contro la nostra libertà, compresa la libertà di non volersi salvare. Chi rifiuta l’more, rimane nelle tenebre. Chi rifiuta la luce, rimane nell’oscurità. Chi sceglie Satana, rimane nelle sue grinfie. Per questo Gesù continua: Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. In altre parole ci si condanna da soli.

Allorché si intravede la luce, la vita, la gioia e si preferiscono le tenebre del peccato perché non si vuole ascoltare la parola di Gesù, in quel momento di fa una scelta di morte, si preferisce camminare lontano da Dio e per ciò stesso cadere in una condanna.

Adesso sarebbe fuori luogo e soprattutto troppo lungo rispondere a questa domanda: Ma è possibile che un uomo nella sua liberà rifiuti in maniera così radicale il Signore, rifiuti la luce? E’ possibile che un uomo abbia una lucidità tale da rifiutare in maniera così determinata il Signore attraverso le sue scelte? E’ una domanda difficile. Resta il fatto che Gesù questa ipotesi l’ha fatta. Certo, il cuore lo giudica solo il Signore e nessuno di noi ha diritto di dire in ciò che gli uomini compiono, sia nel bene, sia nel male, quale grado di consapevolezza abbiano. Ci basti capire questo: Dio continua a donare grazia e luce in abbondanza ad ogni uomo, ma di fronte alla sua libertà si ferma, lo lascia scegliere. Alla fine, parados- salmente, anche questo è un atto di amore. Ecco allora come noi, in piena consapevolezza, in piena libertà, dobbiamo scegliere il Signore e accogliere la sua parola!

Andare dietro a Gesù, accogliere le sue parole, vivere come ha vissuto lui, imitarlo nelle scelte, tutto ciò rappresenta quella via luminosa che siamo chiamati a percorrere: una via che poi è anche gioiosa, perché chi segue Gesù lasciandosi da lui illuminare, sa che dà senso e pienezza alla sua esistenza.

E conclude Gesù nel vangelo di oggi, che ricordo sono le ultime parole della sua vita pubblica: E io so che il suo comandamento è vita eterna. Come spiegare questo comandamento del Padre che è sorgente di vita eterna? Dovremmo rileggere tutto il vangelo. Ci bastino allora alcune parole conclusive: Dice il Padre: Ascoltate il Figlio mio Gesù. Seguitelo e imitatelo e vivete come lui Accogliete il dono della sua vita donata per liberarvi dal peccato Imitatelo nell’amore e nel dono di voi stessi Accogliete il suo dono,lo Spirito Santo per vivere uniti a lui nella preghiera Carissimi accogliamo Gesù: Gesù grida, dicevamo all’inizio di questa meditazione. Vuole che sentiamo! E allora prendiamo sul serio le sue parole: parole di vita, parole di luce, parole di gioia, parole di salvezza.

Il Signore ci conceda la sua benedizione






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-05-2020 alle 17:36 sul giornale del 07 maggio 2020 - 246 letture

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