Mons. Rocconi: "Si torna a messa dal 18 maggio, ma con attenzione"

9' di lettura 11/05/2020 - Fra una settimana sarà possibile di nuovo celebrare la S. Messa con il popolo di Dio. Si inizia da lunedì 18. Perché da lunedì e non da domenica 17? Perché è bene cominciare in un giorno feriale. Ci sono parecchie regole da osservare e pertanto è bene iniziare in maniera soft. L’affluenza improvvisa di troppe persone potrebbe creare qualche disguido.

Ora il poter tornare a Messa non significa dimenticare quanto in questa quarantena abbiamo appreso o ci è stato indicato.
Vorrei sottolineare tre cose da non dimenticare mai:
- L’importanza della Parola di Dio che ogni giorno deve nutrirci
- La riscoperta della famiglia come chiesa domestica all’interno della quale il Signore risorto chiede di entrare. Dice infatti: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me (Ap 3,20)
- La bellezza della preghiera in famiglia, via di comunione con il Signore e con i congiunti

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore

Meditiamo

La prima lettura della messa tratta dal libro degli atti degli apostoli ci racconta un episodio interessante i simpatico. Si parla di Paolo, impegnato nel suo cammino di evangelizzazione. E la Parola che l’apostolo annuncia è accompagnata da segni, così come nella prima parte del libro avveniva per Pietro. Ebbene Paolo si trova a Listra, un centro piuttosto a sud-ovest del’attuale Turchia. Dopo aver annunciato la resurrezione di Gesù, vede che ad ascoltarlo che un uomo completamente paralizzato. Quell’uomo è attento, ha fede e Paolo allora con tono perentorio gli dice: «Àlzati, ritto in piedi!». E quell’uomo balzò in piedi e si mise a camminare.
La reazione della gente e immediata. Solo che la gente non comprende ancora che quell’uomo è stato guarito per la potenza di Gesù e pertanto scambia Paolo e Barnaba che lo accompagnava, per due dèi e li chiamavano Zeus ed Hermes. Addirittura il sacerdote del tempio di Zeus voleva fare un sacrificio di tori ai due apostoli. C’è un bel da fare per Paolo e Barnaba a dire che non sono dèi; ma comunque si è creata una situazione tale per cui possono ulteriormente parlare e annunciare che solo Gesù è il Salvatore. Quell’uomo è stato guarito per la potenza di Gesù che è risorto.
A noi non c’è pericolo che accada una cosa simile, ma anche noi riceviamo l’annuncio che Gesù è il salvatore. E allora se quella gente si affrettava a compiere un sacrificio di tori, noi che cosa possiamo offrire? Qual è il sacrificio, cioè l’azione sacra che possiamo fare? Qual è la risposta da dare all’amore del Signore che vuole che tutti gli uomini siano salvi? E Gesù, ancora attraverso i discorsi di addio ci dona la sua risposta: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio». La risposta di amore che il Signore ci chiede al dono che fa è l’obbedienza alla sua parola. A noi non viene chiesto un sacrificio di tori o di animali. A noi viene chiesto un cuore obbediente, viene chiesta una vita che manifesta il suo amore al Signore accogliendo la sua parola. E difatti continua Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola.
Ci risuona nella mente quel grido del Signore: “Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21). Sembra tanto chiaro questo discorso, eppure non lo è per niente. Perché il problema è di fondo: qual è la Parola di Dio? Cosa è Parola di Dio? Dove troviamo la parola di Dio?
E di fronte a queste tre domande subito cominciano le divisioni per cui anche fra i cristiani si arriva a dire tutto e il contrario di tutto. Almeno un punto di partenza è chiaro: Mi ama chi accoglie i miei comandamenti. E’ una questione di amore, e pertanto cercare l’autentica parola di Dio è proprio necessario.

E allora velocemente voglio indicare tre vie per capire la Parola di Dio.

1- La prima via è la stessa persona di Gesù, è il suo esempio, è il suo stile, è il suo modo di fare e di essere. Spesso Gesù dice: Seguimi. Più che fare un percorso con lui, questa espressione vuol dire Imitami, vienimi dietro nella imitazione, nello scegliere ciò che scelgo io, nell’avere i miei stessi sentimenti e i miei stessi valore, nell’impostare la vita come la imposto io. La nostra legge anzitutto è una persona, la persona di Gesù. Una persona che non è possibile imitare fino in fiondo. Questo ci fa capire che la nostra obbedienza è un cammino, una crescita. Per cui dobbiamo anche essere consapevoli che mai possiamo dire: Io sono a posto. Il Signore ci attende sempre u po’ più in là di dove siamo arrivati. Per capire Gesù, le sue esigenze, il suo insegnamento bisogna vivere in profonda comunione con lui: è nella preghiera, è nell’ascolto, è nell’Eucaristia che noi riusciamo a intravedere chi è Gesù e come possiamo imitarlo.

2- In secondo luogo la via per capire la Parola di Dio è ascoltare quanto Gesù ci ha detto e quanto troviamo nella Scrittura. E qui comincia il difficile. Credo che non ci sia nient’altro al mondo di così vivisezionato come la Sacra Scrittura per farle dire, spesso e volentieri quello che ci piace. E’ vero, la Scrittura va contestualizzata, anche interpretata, ma non va mortificata né mutilata e tantomeno letta secondo la nostra visione ideologizzata. Soprattutto non ci può essere lettura della Scrittura al di fuori della Chiesa. Chi non ama la Chiesa, chi non è obbediente alla Chiesa, chi non è docile al magistero della chiesa, legge falsamente la Scrittura e non capisce qual è la volontà di Dio né l’autentica Parola di Dio.

3- In terzo luogo la Parola di Dio ci arriva attraverso la voce dei pastori, in particolare la voce del Papa. Del resto questo lo aveva detto Gesù: Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (Mt 10,40). E anche questo è un discorso delicato. Io provo ribrezzo quando sento qualcuno che osanna un papa e ne dileggia un altro e viceversa. Oppure quando di un Papa si accoglie con enfasi un aspetto del ministero e se ne ignora un altro aspetto. Il fedele ascolta tutti i Papi e tutto il magistero di un Papa. Proprio perché la voce del Papa è chiamata ad attualizzare la parola di Dio per il momento attuale. Il distinguere con troppa faciloneria significa fare della propria persona il criterio per stabilire cosa è Parola di Dio e cosa non lo è. E questo crea solo confusione, disobbedienza e se si tratta di un pastore, anche scandalo e disorientamento.

Essere docili alla parola di Dio! E la conseguenza? Continua Gesù: Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. La conseguenza di questo amore che c’è fra il Padre e il fedele e ancora fra Gesù e il suo seguace è che la Santissima Trinità viene ad abitare nel cuore del credente. Precedentemente Gesù aveva detto: Rimanete nel mio amore. Oggi dice: Io e il Padre abitiamo in colui che obbedisce alla parola e ama. In altre parole la fede e la carità ci permettono di abitare nel cuore della Santissima Trinità e nello stesso tempo permettono a Dio di abitare nel cuore del Credente: è uno scambio di amore sublime fra Dio e la sua creatura.
E’ un discorso difficile da comprendere. Chi ce lo insegnerà? Perché non si tratta di capirlo semplicemente con la nostra intelligenza, ma si tratta di entrare con la vita in questo rapporto di amore. Ebbene Gesù ci dice che in tutto questo il maestro può essere solo lo Spirito Santo. Infatti afferma: Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che io vi ho detto”. Bisogna attendere lo Spirito Santo. E da parte nostra che lo abbiamo ricevuto, bisogna invocarlo lo Spirito Santo, pregarlo ascoltarlo, manifestargli docilità, perché possiamo comprendere a quale sublimità di amore siamo chiamati.
Ancora ci sono 20 giorni per la Pentecoste, ma ormai la liturgia comincia a preparaci a quella grande festa: e noi impariamo ad attendere e ad invocare: Vieni Spirito Santo, vieni Spirito Santo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-05-2020 alle 16:55 sul giornale del 12 maggio 2020 - 279 letture

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