Mons. Gerardo Rocconi, la Parola del Signore di oggi

8' di lettura 16/05/2020 - C’è un libro di P. Raniero Cantalamessa dove questo teologo fa questa riflessione. Nell’Eucaristia ci sono due segni: il pane e il vino. Eppure comunicarsi ad una sola specie eucaristica è già fare pienamente la comunione con il Signore.

Allora perché due segni quando ne potrebbe bastare uno? E P. Raniero risponde così: - A livello di significato, nel segno del pane il Signore ci vuol far capire che ci dona la sua vita. - E sempre a livello di significato, nel segno del vino il Signore ci vuol far capire che ci dona la sua morte. E tutto questo ha una enorme conseguenza: Con la SS Eucaristia Gesù trasforma la nostra vita e la rende “amore”.
Ma nell’Eucaristia Gesù trasforma anche la nostra morte e tutto ciò che attiene alla morte (sofferenza, malattia, sconfitta ecc) e la rende redentiva. Attraverso l’Eucaristia sia che siamo forti, sia che siamo deboli la nostra vita è sempre preziosa e significativa, sempre utile al progetto di Dio, anche nelle circostanze in cui per il mondo una persona sia da “scartare”. Ancora vediamo dove può arrivare la misericordia di Dio!

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato». Parola del Signore

Meditiamo

In questi giorni ci siamo soffermati parecchio sul comandamento dell’amore. Gesù dona la sua vita e chiede ai suoi di fare altrettanto. Gesù ci insegna a tuffarci in quell’oceano di amore che è la SS Trinità e promette che vivere nel dono di se stessi è fonte di gioia. Dopo questo discorso ci verrebbe da pensare come la vita di un credente dovrebbe essere apprezzata da tutti, esaltata. In fondo è bello parlare di amore e viverlo. Ci appaiono pertanto un po’ strane le parole che Gesù dice oggi nel vangelo che inizia così: Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Gesù afferma che i suoi non saranno accolti, addirittura si scateneranno degli odi contro di loro. Addirittura Gesù dice che tutto questo è normale. Come egli è stato perseguitato, così lo saranno i suoi discepoli.

Allora la prima cosa da chiederci, per poter capire il motivo della persecuzione contro i credenti, è perché hanno perseguitato Gesù.

1- Gesù è la verità. Chi ha in sé la verità autentica, è un uomo libero. Non ha paura di parlare. Non ha paura di dire dove sta veramente il bene. Non ha paura di indicare la strada giusta. E questo è insopportabile. L’altra sera in piazza del duomo c’erano quattro giovani tutti appiccicati sopra una radio, per di più senza mascherine. Mi sono permesso di dire che non andava bene quello che facevano: ho detto sicuramente una cosa giusta. E loro? Mi hanno risposto male. Proporre il giusto dà fastidio al nostro comodo e al nostro capriccio.

2- La persona libera non ha paura di rivolgersi a chi è potente, ha chi ha i mezzi, a chi è arrogante, a chi può schiacciare il prossimo. La persona libera, poiché cammina bene, con la sua vita è un rimprovero insopportabile. Va messo a tacere. Ed è questo che è accaduto a Gesù. Ecco perché la persecuzione non è solo contro il cristiano, ma anche contro ogni uomo di buona volontà, anche se non credente.

3- Ma c’è un terzo motivo, il più nascosto, ma anche il più forte: Satana. Satana è nemico di Dio e pertanto ha suscitato invidie, incomprensioni contro Gesù. E come gli uomini fedeli sono la via di Gesù, così ci sono altri uomini, questi malvagi, che sono la via si Satana. E attraverso questi Satana, in maniera subdola, addirittura facendo vedere che si fanno cose buone, suscita odio, invidia, incomprensione, giudizi negativi contro Gesù e oggi contro la Chiesa.

Tutti questi stessi motivi che hanno portato alla persecuzione di Gesù valgono anche per noi cristiani. Anzi se ne aggiunge uno. Spesso noi credenti siamo incoerenti, abbiamo una fede fatta di chiacchiere e allora, questa volta giustamente, meritiamo il disprezzo del mondo.
E pertanto Gesù, sottolinea che nella persecuzione contro i credenti continua in realtà la persecuzione contro di lui. Ricordate l’episodio di San Paolo, ancora Saulo, allorché va a Damasco per incarcerare i Cristiani? In quella visione Gesù gli dice: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Nella persecuzione dei cristiani continua la persecuzione di Gesù. C’è una identità fra Gesù e i suoi. Per questo Gesù continua: Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ecco pertanto che Gesù afferma che l’opera dei credenti spesso non è accolta e che saranno odiati dal mondo.

Ma ora viene da chiederci: Cos’è questo mondo che odia Gesù e i suoi seguaci? Con questa parola, il mondo, soprattutto nel vangelo di Giovanni si intende quella mentalità che non riesce ad aprire il cuore a Dio, quella realtà che si muove sotto il potere del maligno, quella realtà di peccato che ha fatto scelte contrarie all’amore di Dio.
Il mondo, così inteso, non può amare Gesù, né la chiesa, né i credenti. Prendiamole sul serio queste parole. Non dobbiamo meravigliarci che la Parola di Dio quando è annunciata autenticamente, crei scompiglio e provochi anche reazioni scomposte. Per forza è così. Il mondo ama ciò che è suo, ma contrasta ciò che non è suo.
Dice Pietro nella sua prima lettera: Carissimi, non siate sorpresi per l’incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo. E’ sconcertante questa parola di Pietro: Come si fa a dire: Quando siete perseguitati, rallegratevi, beati voi? Eppure Pietro dice proprio così.
Nella lettera agli ebrei troviamo una espressione ancora più radicale. L’autore dice così: Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato! (Eb 12,3-4). Come se farsi ammazzare fosse la cosa più normale di questo modo. Come se la fedeltà al Signore fino a dare la vita fosse l’ordinarietà.
Che significa tutto ciò? Significa questo: La parola di Dio ci lascia intendere che quando la nostra vita come cristiani è troppo tranquilla, c’è da preoccuparsi. Potrebbe significare che la nostra testimonianza è insipida, non alza nulla. E questo potrebbe accadere facilmente: Infatti la paura della incomprensione, del non essere accettati potrebbe spingerci a nasconderci come cristiani, cioè a non manifestare l’amore per Gesù e a non rispettare la missione ricevuta da Gesù, quella di donare il Vangelo perché tutti siano salvi.
La tentazione è sempre presente. E allora bisogna trovarlo quel coraggio di non tirarci mai indietro nel raccontare Gesù e la sua Parola: e tutto questo deve essere fatto con la umile consapevolezza di un dono che abbiamo ricevuto. E come dono stupendo va proposto.

Qualche giorno fa il Papa invitava i sacerdoti a non essere dei don Abbondio. Cioè li invitava al coraggio, a non aver paura, a non nascondersi. Perché non dimentichiamolo, la paura a volte ce la diamo da soli, il silenzio ce lo imponiamo da soli.
Allora cosa fare, come crescere, dove trovare quella “franchezza” nell’annunciare il Signore non ostante la fatica, non ostante la incomprensione, non ostante gli ostacoli, non ostante la persecuzione vera e propria? Ce lo dice ancora Gesù a conclusione del testo evangelico di oggi: Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.
Proprio qualche giorno fa avevamo ascoltato Gesù dire che saremmo stati beati se ci fossimo sempre ricordati che lui è il padrone e noi i servi. Se il riferimento e Gesù, se il modello è Gesù, se ricordiamo che la via da percorrere è Gesù, una via che passa attraverso la croce per arrivare alla gioia della resurrezione, allora niente mette più paura.

Certo bisogna ancora una volta rimanere nell’amore di Gesù, bisogna pregare, bisogna appoggiare la testa sul cuore di Gesù per comprendere la necessità del coraggio e per avere la grazia della coerenza. Ma non dimentichiamo che questa è anche la via per realizzare quanto ci ha chiesto Gesù, allorché disse: Voi Siete luce del mondo, siete sale della terra. Invoco ogni benedizione






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-05-2020 alle 17:13 sul giornale del 18 maggio 2020 - 228 letture

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